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Ojmjakon, il villaggio più freddo del pianeta: scopri come vivono gli abitanti

Ojmjakon, il villaggio più freddo del pianeta: scopri come vivono gli abitanti

In Siberia, sulle rive del fiume Indigirka, sorge il piccolo villaggio di Ojmjakon giudicato il più freddo del pianeta, dove le temperature in inverno raggiungono picchi di – 67°. Particolare il significato del nome Ojmjakon, che nel linguaggio autoctono significa “acqua non congelata”, dovuta al fatto che nelle vicinanze scorre una sorgente calda naturale.

La temperatura più bassa mai registrata è di -71,2° C e nella piazza centrale c’è un monumento che ricorda il record storico, tuttavia la temperatura si aggira solitamente ai -50°.

 

24461_2 Ojmjakon, il villaggio più freddo del pianeta: scopri come vivono gli abitanti

 

Le poche centinaia di abitanti del villaggio di Ojmjakon, per la precisione 806, devono quotidianamente adottare strategie ed accorgimenti per poter sopravvivere al freddo e al congelamento istantaneo.

Vivere in un ambiente così estremo significa avere difficoltà con cose che noi riteniamo normalissime.

Curiosità sul villaggio di Ojmjakon

  1. Case. Nel villaggio di Ojmjakon fa talmente freddo che la popolazione locale non può concedersi il lusso di avere acqua corrente, dato che le tubature si congelerebbero all’istante. Ogni casa, fatta di legno e riscaldata con carbone, è fornita all’esterno del bagni– a fianco della tradizionale catasta di ceppi di legno  e dell’ordinata pila di blocchi di ghiaccio che gli abitanti sciolgono in un pentolino per ricavarne acqua potabile.

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    Ojmjakon – blocchi di ghiaccio – the web coffee
  2. Scuole. Il clima è talmente spietato che, per ordine delle autorità, le scuole sono aperte solo quando la temperatura “sale” a -54° C: sotto questo livello è troppo rischioso uscire di casa, soprattutto per i bambini.
  3. Mezzi di trasporto. I garage sono indispensabili e sono perennemente riscaldati. In alternativa le auto devono rimanere sempre accese altrimenti il grasso del motore si congelerebbe. Gli aerei non sorvolano la zona nei mesi invernali.

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    Villaggio di Ojmjakon – auto – the web coffee
  4. L’unico animale da allevamento è il cavallo Yakut, una sorta di pony che è alla base dell’alimentazione locale. A causa delle temperature, la schiena di questi poveri cavalli si gela periodicamente e i loro allevatori sono costretti a sbrinarli ogni mese.
  5. Le coltivazioni non sono possibili in quanto il terreno è congelato fino e oltre i 1000 mt

Com’è la giornata tipo al villaggio?

Le giornate durano poche ore, esattamente dalle 09:30 di mattina alle 15:30 / 16:00 del pomeriggio, poi su tutto il villaggio cala la notte. Il freddo indubbiamente condiziona molto la loro quotidianità che si svolte in modo tranquillo. Gli abitanti per evitare l’assideramento se ne stanno quasi sempre rintanati in casa o negli uffici.

Non vi sono negozi, ad esclusione di un emporio che fornisce agli abitanti tutto ciò di cui possono aver bisogno.

Divieti bizzarri e stranezze locali

Per strada è sconsigliato parlare. E’ possibile farlo solo in luoghi chiusi in quanto il gelo ghiaccerebbe la saliva.

Il latte è venduto in cubetti di ghiaccio.

Il sindaco di Ojmjakon vuole conoscere di persona tutti i turisti che si recano in questo luogo (sono circa 35 l’anno) e alla fine del soggiorno consegna un attestato “di sopravvivenza”.

Gli occhiali non possono essere portati in quanto si congelano alla faccia.

In estate le temperature si alzano fino a 35°.

Salute e benessere

Geloni e parziali assideramenti sono all’ordine del giorno. Il Canadian Center for Occupational Health and Safety ha lanciato l’allarme alla popolazione del villaggio di Ojmjakon, avvertendoli che la pelle esposta a una temperatura di -45 gradi può congelare in 5-10 minuti. Quel tipo di freddo può anche ostruire le vene ed aumenta il rischio di infarto nelle persone anziane.

La popolazione locale, per un processo naturale di evoluzione, ha iniziato a non sviluppare l’altezza e ad accorciarsi sempre di più. E’ risaputo infatti che un fisico tozzo e basso ha più probabilità di sopravvivenza al freddo.

Come è nato il villaggio di Ojmjakon , conosciuto solo da chi gioca a Risiko

Situato in una landa desolata della Russia, Ojmjakon è sorto durante gli anni del terrore staliniano, quando i soldati avevano bisogno di un posto dove riposarsi tra una deportazione e l’altra. La cittadina, infatti, è nata lungo la rotta che collegava i gulag e la strada che si percorre per raggiungerla è disseminata delle ossa di milioni di prigionieri politici crollati sotto il gelo.

Una leggenda locale narra che per ogni metro di strada, ci sia un morto impastato all’asfalto.

Il motivo che ha spinto queste 806 persone a rimanere legate a questo villaggio remoto è ancora sconosciuta.

Cucina nel villaggio di Ojmjakon

Essendo impossibile la coltivazione di verdura e frutta, l’alimentazione si basa esclusivamente su carne e pesce congelato, merluzzo, salmone artico e zuppe di carne.

Il mercato ittico si tiene all’aperto, ed i prodotti vengono venduti ovviamente già congelati. Al mercato gli abitanti comprano gli ingredienti per fare la stroganina, un piatto di fette sottili di pesce crudo surgelato, servite con sale e pepe.

 

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Villaggio di Ojmjakon – mercato ittico – the web coffe

 

Tra i piatti tipici anche cubetti di sangue ghiacciato di cavallo con maccheroni e fegato di cavallo crudo congelato.

Il tutto è accompagnato dal “Russki chai”, il tè russo, come chiamano la vodka.

Turismo

Non è raro trovare ad Ojmjakon dei turisti, attratti dal fascino di questo luogo ostile e silenzioso. Tra loro è molto in voga lanciare una tazza di acqua in aria e vederla congelare in pochi istanti, immortalando il tutto con un’immagine epica.

Bisogna tenere ben presente però che nel villaggio non vi sono strutture alberghiere e i turisti devono soggiornare nelle case degli abitanti.

I cellulari sono quasi tutti fuori uso in quanto le batterie non reggono alle basse temperature. Stessa cosa vale per le macchine fotografiche, alle quali va tolto assolutamente lo zoom e per le colonnine misura temperatura.

Se avrete il coraggio di andarci, portateci un sacco di foto.

 

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