Cecità, il romanzo di José Saramago che racconta di un’epidemia

Con l’emergenza coronavirus e la quarantena preventiva in atto, è impossibile non pensare a opere che si avvicinano per molti aspetti a quella che è la nostra realtà attuale, come i film apocalittici. Tra le letture, invece, spicca un libro in particolare: Cecità, dello scrittore portoghese José Saramago. Il romanzo, nonostante sia stato pubblicato nel 1995, ricorda sotto diversi aspetti ciò che sta accadendo nelle ultime settimane a causa del Covid19. Una malattia misteriosa, una società in crisi, che sfocia in una lotta estrema per la sopravvivenza. Dietro, però, si nasconde un significato più profondo e filosofico, che l’autore ha voluto sottolineare.

Cecità metaforica

Cecità è ambientato in una città non specificata, e in un tempo non definito. Un giorno, un uomo fermo con la propria auto a un semaforo diventa improvvisamente cieco. La sua è una cecità particolare, in quanto vede tutto bianco. Si fa accompagnare a casa da un uomo, che si rivelerà essere un ladro. Dopo aver spiegato alla moglie cos’è successo si reca assieme a lei da un medico oculista, che non trova nulla di anomalo e non sa spiegarsi questa cecità improvvisa.

Ben presto, prima il medico e poi i suoi pazienti verranno colpiti dalla cecità. I primi ciechi vengono internati in un manicomio abbandonato, ma tra di loro c’è una donna che si finge cieca: la moglie del medico, che non voleva abbandonare il marito. In poco tempo la cecità dilaga in tutta la città portando alla rovina e alla desolazione totale.

La natura intrinseca dell’essere umano

Una peculiarità che si può notare fin da subito in Cecità è l’assenza di nomi propri. Non solo, infatti, non viene definita quale sia la città dove la vicenda ha inizio, ma nessun personaggio viene indicato con un nome. Vengono identificati con delle caratteristiche proprie, come “la moglie del medico”, “il ragazzino strabico”, “la ragazza con gli occhiali scuri” e via dicendo. Questa è la prima denuncia contro la società, che vuole privare le persone della loro unicità.

Man mano che l’epidemia avanza e il degrado si fa largo, i ciechi si trasformano, spinti dalla fame e dalla disperazione, in bestie senza pietà, come dimostrano alcune scene di ferocia inaudita al manicomio. Saramago sottolinea come, secondo lui, l’essere umano non sia capace di solidarietà in situazioni estreme. La razionalità che fino a quel momento aveva tenuto in piedi una società funzionante, è stata spazzata via dalla cecità, che vuole rappresentare, in realtà, una cecità dell’anima.

La Cecità ai giorni nostri

Oggi, con una pandemia globale in atto, le parole scritte più di vent’anni fa da Saramago fanno riflettere più che mai. Ovviamente, la situazione non è ai livelli di tragicità descritti nel libro, ma possiamo vedere come la paura, in alcuni casi, prenda il posto dell’umanità. La “caccia” e la gogna agli untori, la psicosi che ha portato i supermercati a essere presi d’assalto, l’isterismo che è nato intorno alle passeggiate e alle corse all’aperto. Di sicuro, José Saramago ci aveva visto lungo. E Cecità, da cui è stato anche tratto l’omonimo film, è una lettura assolutamente consigliata.

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