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Ogni tre canzoni una italiana. Dopo Sanremo, così rilancia la Lega

Ogni tre canzoni una italiana. Questo il contenuto della nuova proposta di legge della Lega, scritta per le radio nazionali, dopo l’affaire Sanremo

Ad appena 10 giorni dalla fine di Sanremo, in politica continua a tenere banco la questione “musica”. Infatti, la Lega nella figura del suo capo politico Matteo Salvini, non ha fatto mistero della delusione per la vittoria di Mahmood.

Una vittoria percepita non come meritevole, quanto come “politica”.

Il dibattito ha marciato su un unico dato: Mahmood, figlio di padre egiziano.

La questione tuttavia non ha senso d’esistere in quanto Alessandro, nome di Mahmood, è interamente italiano. E non un corpo “estraneo” che è dovuto passare per l’integrazione e l’accettazione.

Ma, come spesso accade, la realtà che ci raccontiamo è sempre preferibile a quella che è. E, dunque, sulla grande onda di Sanremo, la Lega rilancia: ogni tre canzoni, una italiana. Questa la proposta che si vuole imporre alle radio nazionali.

Qual è il confine tra libertà e tradizione

La Lega, in modo scaltro, ha trovato perfettamente il modo con cui sfruttare una situazione pop, trasformarla e metterla in linea con il proprio programma politico.

Se gli stranieri, quelli che “tornino a casa loro“, sono percepiti come presenze dannose per la memoria, la tradizione e la vita dell’ “italiano medio“, come non pensare lo stesso della musica?

Ed ecco la nuova proposta di legge: in radio deve essere trasmessa una canzone italiana ogni tre, per evitare che la nostra tradizione venga cancellata.

E in più si propone di affidare la vigilanza all’Autorità per la garanzia delle comunicazioni, di modo che le radio che non dovessero osservare la legge in modo reiterato, possano essere sospese nella programmazione per un massimo di 30 giorni.

In confronto l’Istituto Luce era democratico.

La politica non avrebbe in agenda cose più importanti di cui occuparsi? Se il mondo della musica non fosse mai stato così liquido, privo di muri e pieno di ponti culturali e linguistici, a quest’ora non ascolteremmo Jimi Hendrix, Etta James, Louis ArmstrongBob Marley.

Che la tradizione sia importante come patrimonio genetico di un “popolo”, non c’è dubbio. Ma ci sono altre vie per cui la tradizione si coltiva, senza necessariamente farsi scudo contro ciò che è diverso.

Anche perchè, come la filosofia insegna, nulla sparisce ma tutto si trasforma. E una tradizione non sparisce se convive con altre. Semplicemente si arricchisce.

Più musica, più ponti!

Deborah Pellicola