Intelligenza emotiva parte 3: autoregolamentazione non è freddezza

Oggi parleremo dell’autoregolamentazione, ossia controllare i nostri impulsi, le nostre risorse, e il nostro stato mentale.

Secondo Daniel Goleman, questo aspetto é fondamentale per un leader, un capo di un’azienda. Goleman fa il seguente esempio: durante una riunione un collaboratore esprime idee che non hanno né capo né coda, sono organizzate ed esposte male.

A questo seguono due reazioni: la prima è quella istintiva, che sarebbe prendere i fogli del collaboratore, lui stesso per le orecchie, e gettarli fuori dalla porta. Questo peró creerebbe un clima di gelo e paura tra tutti i collaboratori, facendo pensare che un errore non venga tollerato.

La seconda reazione vede l’autoregolamentazione come protagonista: il capo analizza i fatti, fa un respiro profondo, e cerca di capire a cosa é dovuta la presentazione andata male. In questo modo crea un clima di fiducia, parla con i collaboratori e propone una soluzione al problema.

Autoregolamentazione

In questo modo si evita che si creino faide fra i collaboratori, non si dá spazio allo sgomitamento e si evita che nell’ambiente di lavoro nascano inimicizie che danneggino tutti.

L’autoregolamentazione non è utile solo sul lavoro, ma anche nella vita quotidiana. Quante volte ci troviamo a litigare per stupidaggini? Il principio di base é semplice: invece di partire subito all’attacco, facciamo un sorriso e spegniamo il conflitto. Vi danno una spallata mentre camminatè?  Invece di arrabbiarvi, giratevi verso la persona che vi ha colpito, fatele un sorriso e ditele “mi scusi non l’avevo vista”: spiazzerete l’altra persona non lasciando spazio al conflitto.

Autoregolamentazione

Questo non significa né essere deboli nè essere freddi, ma analizzare una situazione potenzialmente conflittiva e bloccarla sul nascere. Così facendo seminamo positività, e contribuiamo a migliorare il mondo.

Se evitiamo i conflitti inutili, e riusciamo a convertire quelle emozioni negative in qualcosa di costruttivo, avremmo segnato un punto fondamentale. Le emozioni vanno vissute, ma a volte vanno reindirizzate; ci sono momenti in cui la cosa migliore é respirare e ripartire, e dare modo agli altri di spiegarsi.

Nell’esempio del collaboratore la cosa importante é capire perché ha fatto quella presentazione orribile, scovare le ragioni per cui ha fatto un lavoro poco accurato: il team di lavoro ha dei problemi? Ha lui dei problemi personali? Era un compito difficile e lo ha affrontato dal punto di vista sbagliato? Dobbiamo aiutarlo a trovare la sua motivazione personale, a ritrovare la sua forza.

Non siamo sempre tutti al massimo e per quanto la società moderna ci obblighi sempre a produrre qualcosa che funzioni, non siamo robot e commettiamo errori. L’importante é capirli e affrontarli insieme, e questo vale per ogni aspetto della vita.

Concludendo: non diamo giudizi facili, cerchiamo di capire gli altri e di adatte me nostre emozioni alle loro. Controllare gli impulsi non è freddezza, é un modo per ridurre la negatività. E ce n’e un estremo bisogno.

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