Moda

Ciao Gio…. Ricordo di Giovanni Gastel

Giovanni Gastel

Conobbi Giovanni Gastel in piazza affari, durante una fashion week di qualche anno fa,un party dedicato ai suoi scatti dalla rivista Rolling stone.

C’era  confusione, lo spazio era enorme, la Vodka era uno degli sponsor ufficiali, e ogni cocktail era offerto.

Per entrare dovevi essere in lista,  e riconoscevi chi , prima di arrivare , era stato alla scala dall’outfit.

Giovanni arrivò a festa iniziata, e non ricordo come e perché, ad un certo punto mi trovai nella bolgia a fianco a lui: era la prima volta che lo incontravo, lui si girò e con un sorriso mi salutò come se mi conoscesse da sempre.

162191164_3546756372117145_4683080056079783882_o-320x423 Ciao Gio…. Ricordo di Giovanni Gastel
Giovanni Gastel

Io ,che all’epoca ero editore del mio primo magazine, lo salutai e gli dissi: “Giovanni mi piacerebbe intervistarti”  lui, sempre sorridendo mi disse “Ok prendi il mio contatto e chiamami” io tirai  fuori il mio cellulare, e lui mi dettò il suo numero.

Due giorni dopo ero nel suo studio in via Tortona, e registrai la mia prima intervista a Giovanni Gastel.

Dovevano essere 10 minuti , ma la nostra chiacchierata durò 2 ore, senza che nessuno dei sue se ne accorgesse.

Lo studio in cui intervistai Giovanni Gastel

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Giovanni Gastel

Il suo studio è un interno, nulla è visibile, prima di entrare, suonai e mi venne aperto. Mi chiesero il nome, e una volta detto, mi venne risposto Giovanni ti sta aspettando nel suo studio .

Entrando mi sono trovato di fronte un loft con la postazione e computer a sinistra dove Giovanni era solito analizzare i suoi scatti per decidere quali tenere e se modificarli; mentre a destra c’era l’ingresso al suo mondo, una stanza con soffitti alti, e ogni parete piena delle sue immagini, dei suoi libri, della sua vita.

Giovanni Gastel era lí seduto, e al mio ingresso si alzò, e con un grande sorriso mi strinse la mano, e mi disse: “Grazie per essere venuto” Da quel giorno molti altri furono i nostri incontri.

L’esempio di Giovanni Gastel

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Giovanni Gastel

Giovanni Gastel è stato un esempio da seguire per molti, in un mondo dove la saccenza troppo spesso prende il sopravvento, lui è stato in grado di insegnare e consigliare con il sorriso.

Ricordo quando mi raccontò cosa significasse “la pellicola francese”:

Prima del digitale, scattare e sviluppare significava anche avere dei costi, senza conoscere i risultati.

Giovanni mi svelò, che per lui , dire al suo assistente, scattiamo in pellicola francese significava non mettere il rullino, perché il soggetto di fronte, era già evidente che non avrebbe dato i risultati sperati, e dunque, senza offendere nessuno la macchina avrebbe scattato a vuoto.

Nei  suoi ritratti, esigeva la lupetto nera da indossare, perché voleva fotografare l’anima delle persone, facendole uscire dalla loro confort zone.

Un po’ come la livella di Totò, tutti dovevano apparire uguali davanti all’obbietivo, per mettere in risalto il loro vero io.

Buon viaggio Gio…..

Manchi!

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