Il ritorno dei System of a Down dopo 15 anni di silenzio

Il ritorno dei System of a Down rappresenta un momento di svolta nel panorama musicale internazionale di questo 2020. Il vuoto lasciato dalla band alternative metal non era mai stato colmato e i quindici anni di silenzio a cui ci hanno costretto sono stati finalmente ripagati con due nuovi inediti. Paradossalmente, ci è voluta una guerra per riportare la pace tra i membri del complesso.

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La formazione guidata da Serj Tankian, infatti, è di origine armena e i nuovi inediti lanciati in questi giorni si sono resi necessari a causa della delicata situazione geopolitica che si sta vivendo nella regione del Nagorno Karabakh. La neo-repubblica, infatti, ha portato l’esercito armeno in guerra e il complesso ha deciso di portare il proprio sostegno alla causa attraverso l’unica via che essi conoscono: la musica.

Non è la prima volta, infatti, che i System of a Down si ritrovano al centro di controversie politiche. Il gruppo è sempre stato molto attivo sul versante sociale e lo dimostrano i brani più iconici della band. “Toxicity”, “Chop Suey”, “B.Y.O.B.” sono tutti brani improntati su forti tematiche di importanza colletiva.

Lo stesso Serj Tankian, nella sua attività da solista, ha portato avanti questa corrente con brani come “Harakiri” o “The unthinking majority”. Il ritorno dei System of a Down non poteva che seguire questo filone.

È stato Daron Malakian, alla presentazione dei brani, a presentare questa connotazione politica. Il chitarrista della band ha evidenziato come i SOAD siano una delle pochissime formazioni ad avere interi governi come nemici.

“Protect the Land” e “Genocidial Humanoidz” hanno il compito, il dovere, di supportare le truppe armene impegnate al fronte. Le royalites provenienti dallo streaming e dalla vendita dei brani saranno destinate all’Armenia Fund, associazione non governativa volta a fornire elettricità e entrate umanitarie nelle zone più povere dell’Armenia.

Il ritorno dei System of a Down: uno stile moderno con sonorità classiche

Per i fans dei System of a Down, il timbro musicale della band è inconfondibile. Il gruppo, infatti, ha sempre presentato delle sonorità tendenzialmente più scure e dark rispetto alla media, grazie al drop C. Questo accordo, infatti, permette di abbassare di due semitoni l’armonia delle canzoni.

Il complesso ha costruito il proprio successo proprio grazie al contrasto tra questa sonorità e la voce di Serj Tankian. Il cantante, infatti, è diventato famoso sulle scene popolari grazie a strofe strutturate come se fossero degli sogli lingua e ritornelli con urla pulite e potenti.

Il ritorno dei System of a Down ci ha permesso di ascoltare l’arrangiamento moderno di questa struttura tradizionale. Nei due nuovi singoli, l’accordatura in drop C continua a dominare la scena, ma il ritmo è meno incalzante rispetto a quello messo in mostra quindici anni fa. Il perfetto bilanciamento di questi due fattori riesce ad accontentare tutte le frange della critica.

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I System of a Down, nonostante si siano evoluti con un suono più moderno, non si sono snaturati. Allo stesso tempo, sono riusciti ad evitare quel sapore di stantio che, generalmente, caratterizza le grandi band che ritornano insieme dopo anni di silenzio.

È questo il vero punto di forza dei System of a Down. I membri del gruppo non sono rimasti fermi negli anni. Non si sono fossilizzati sulle proprie posizioni. Al contrario: hanno studiato, si sono modernizzati e sono stati capaci di rimanere al passo con i tempi. Tornare a suonare insieme non è stata una scelta di rifugio. Tutti hanno avuto un enorme successo da solisti.

Il ritorno dei System of a Down si spiega con il messaggio che essi hanno voluto trasmettere. Hanno capito che il conflitto in Nagorno Karabakh è qualcosa di più grande di loro e che per muovere, concretamente, le coscienze sarebbero dovuti tornare a suonare assieme.

I nuovi inediti: il ritorno dei System of a Down a sostegno delle troppe armene

Protect the Land – significato

Gli atti terroristici messi in scena da Azerbaigian e Turchia non hanno lasciato indifferenti. Daron Malakian ha steso questa canzone nel giro di pochi giorni, prima di contattare gli altri membri della band. “È qualcosa di più grande di noi, più grande dei System of a Down” avrebbe detto alla stampa. Ha ragione.

The enemy of man is his own decay – Il nemico dell’uomo è la sua stessa decadenza
If they’re evil now then evil they will stay – Se ora sono malvagi, allora rimarranno malvagi
If they will try to push you far away – Se cercheranno di spingerti lontano
Would you stay and take a stand? – Rimarresti e prenderesti una posizione?
Would you stay with gun in hand? – Staresti con la pistola in mano?

Non è raro che la musica e la politica intersechino le proprie strade, ma raramente le parole di un testo colpiscono come un pugno allo stomaco. In questa canzone, i SOAD raccontano tutto il dolore e la sofferenza che provano nel vedere la propria terra invasa. Il loro non vuole solo essere un inno in difesa del proprio stato, ma un vero e proprio canto di battaglia.

Un incoraggiamento dedicato a tutte quelle truppe che sono al fronte per “Difendere la Terra”. In Italia abbiamo avuto Bella Ciao, in Francia c’è stata la Marsellaise. Epoche diverse, battaglie differenti, stesso identico scopo. Il ritorno dei System of a Down ha qualcosa di storico e non è limitato al campo della musica.

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Stilisticamente parlando, il brano rispecchia a pieno il loro stile, con le tradizionali connotazioni armoniche unite ad un riff decisamente sopra alle righe e una sonorità che non suona riciclata. Decisamente moderna e accattivante.

Genocidial Humanoidz – significato

Beat decisamente inaspettato, sonorità compatte e un mixaggio che rimanda alla tradizione. Genocidial Humanoidz è la vera sorpresa tra i due inediti proposti per il ritorno dei System of a Down. Il riff è incalzante e la batteria viene decisamente esaltata dalla ritmica veloce.

Beating the devil – Battere il diavolo
We never run from the devil – Non fuggiamo mai dal diavolo
We never summoned the devil – Non abbiamo mai evocato il diavolo
We never hide from the devil – Non ci nascondiamo mai dal diavolo
We never – Noi mai

In apertura, la canzone propone una delle migliori prestazioni di Serj Tankian. Il cantante, infatti, apre intonando il ritornello: uno scogli lingua proposto a velocità folle in cui si descrive una metaforica battaglia contro il diavolo, che rappresenta le truppe nemiche. La straordinaria capacità sintattica del frontman permette una facile comprensione anche al primo ascolto.

Il resto delle strofe viene scorre liscio, accompagnate da una sonorità aggressiva e cupa. L’impatto con l’ascoltatore vuole essere feroce. Per la prima volta, in maniera chiara ed evidente, una canzone riesce a rispecchiare i suoni della guerra. La chitarra racconta la fredda disperazione, l’incessante mitragliare della batteria scandisce gli spari dell’artiglieria, mentre alla voce di Tankian vengono affidati i pensieri dei soldati impegnati al fronte. Caotici, disordinati, ma unidirezionali: combattere il nemico per tornare liberi.

Il ritorno dei System of a Down: perché è diverso da quello di tutte le altre band?

A differenza della maggior parte dei gruppi anni 90/2000 che tornano insieme, i System of a Down hanno una reale necessità. Hanno qualcosa da dire, un grido da lanciare, un messaggio da mandare. Il loro non è stato un capriccio in preda alla nostalgia, ma un forte desiderio di portare speranza alla propria gente.

Il ritorno dei System of a Down è quanto di meglio possa essere offerto dal mondo della musica. Una rappresentazione della sua stessa essenza. Pensa, produci, diffondi.

Quanti fan erano in trepidante attesa del ritorno dei System of a Down? Raccontateci il vostro brano del cuore.

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