Achille Lauro, arte e messaggi positivi: oltre alla musica sul palco dell’Ariston

Giulia

Lo chiamano “drogato”, “frocio”, “imbarazzante”, “patetico” e tanti altri appellativi, ma Achille Lauro, sul parco dell’Ariston di Sanremo, è stato il vero vincitore morale.

Perché, in fin dei conti, una canzone non è composta solo dalla melodia e dalla lyrics, ma anche dall’esibizione, da come un’artista la rende sua, la rende unica.

Ed è esattamente quello che Achille Lauro ha fatto, in ogni sua esibizione. Ha lanciato un messaggio, un messaggio di libertà, come tra l’altro dovrebbe anche lasciar intendere la canzone.

Come ha anche detto nella puntata di ieri di Domenica In, “Me ne frego” è un inno alla libertà

Non è un me ne frego negativo, ma un “me ne frego, facciamolo, viviamolo”

Achille Lauro

Dice mentre è un ospite da “zia Mara”, che tanto ha fatto il tifo per il suo pupillo e lo ha difeso da chiunque provasse a dirgli qualcosa di negativo.

La sua canzone è quindi una spinta ad affrontare le proprie paure, le proprie insicurezze, ad affrontare di petto questa società che, proprio in questi giorni, ha dato il peggio di sé con insulti omofobi (e c’è anche da ricordarsi che, il 7 Febbraio, c’è stata la giornata contro bullismo e cyberbullismo).

Se vuoi indossare una gonna, fallo. Ti piace il make up? Cosa ti vieta di truccarti? Ti piacciono le pochette, le borse, le scarpe con il tacco? Indossale!

Siamo nel 2020 e dovremmo essere invincibili, non ci dovrebbe fermare nulla dall’essere noi stessi, dal sentirci a nostro agio con la persona che vogliamo diventare.

Me ne frego” è un inno alla libertà sul palco più istituzionale d’Italia.
La mia speranza è che potesse scuotere gli animi degli insicuri e le certezze di chi è fermo sulle sue certezze, perché è sempre fuori dalla “zona comfort” il posto in cui accadono i miracoli. Me ne frego è un inno alla libertà di essere ciò che ci si sente di essere.

Me ne frego, vado avanti, vivo, faccio: questo è il messaggio che ho voluto dare con la canzone, è questo e il senso vero della scelta dei personaggi che io, il mio coodirettore creativo Nicolò Cerioni e il mio manager&Responsabile progetto Angelo Calculli abbiamo pensato di portare sul palco dell’Ariston. Menefreghisti positivi, uomini e donne liberi da qualsiasi logica di potere personale.

Achille Lauro su Instagram

E’ stato proprio il protagonista di questo Sanremo a spiegare a chi non era proprio riuscito a comprenderlo, il perché dei suoi outfit stravaganti. E con che coraggio le persone continuano ad andargli contro?

Ma, prima di parlare del perché le persone dovrebbero amare Achille Lauro invece che giudicarlo solo perché ha osato dissacrare il palco dell’Ariston, conosciamo prima l’arte che ha portato sul palco più importante d’Italia.

Achille Lauro, i personaggi che ha portato sul palco di Sanremo

Iniziamo dalla prima serata, quella dove abbiamo visto scendere questo cantante dalle scale con un mantello. Tranquillo, cantava senza troppe movenze.

Ma poi, ma poi! Ecco cadere il mantello e sfoderare un meraviglioso body glitterato, che comincia a dar vita anche alla sua prima esibizione di Sanremo 2020. E, da quel momento, il festival è divenuto un “aspetto Achille Lauro”, “Achille Lauro” e “dopo Achille Lauro”.

Ebbene, nella serata del 4 Febbraio 2020, Achille Lauro porta sul palco San Francesco, che rinuncia a tutti i beni materiali (compresi i propri abiti) per la “libera povertà”.

Insomma, pur di poter essere libero, se stesso, di non avere alcuna dipendenza, San Francesco preferisce essere povero e rinunciare a qualsiasi altra cosa. Purché sia una sua scelta.

La seconda esibizione è quella del karaoke e Achille Lauro diviene Ziggy Stardust, il cantante, o meglio un alter ego di David Bowie, simbolo di libertà non solo artistica ma anche sessuale, oltre che di una “mascolinità non tossica”.

E in quest’esibizione in cui canta “Gli uomini non cambiano” di Mia Martini, lo vediamo star sempre un passo indietro ad Annalisa, vera protagonista dell’esibizione.

Nella puntata dell’8 Febbraio diviene Luisa Casati, una nobildonna insofferente alle regole e alle convenzioni, che decide lei stessa di vivere come un’opera d’arte, divenendo musa ispiratrice di diversi artisti.

Una donna, quindi, che non si fa dire da nessuno chi essere e come essere, che decide della propria vita e diviene la prima performing art, rinunciando anch’essa alla ricchezza.

Infine, nell’ultima (purtroppo) serata, Achille Lauro indossa una corona e diviene una regina. Ma non una regina qualsiasi. Elisabetta I Tudor, la regina che decide di non sposarsi perché avrebbe rappresentato un punto di debolezza.

Una donna che, letteralmente, ha vissuto ed è morta per il suo popolo, che piuttosto che abdicare ha scelto la morte. Che ha fatto di tutto per proteggere il suo amato regno.

Però, per i superficiali e i boomer, è solo un “cattivo esempio”

“Povera Italia!”, “Cosa vuole dimostrare?”, “Ma che esempio è per i nostri figli?”, “Mi viene da piangere a pensare che i giovani lo prendano come esempio”, queste sono solo alcune delle critiche.

Beh, volete sapere, cari nostalgici del “vecchio Sanremo”, che esempio dà Achille Lauro?

Achille Lauro, con le sue esibizioni, ha cercato di far capire ai vostri figli, a chi in futuro sarà al potere, che è giusto essere se stessi, anche se “se stessi” è diverso da quel che la società impone.

Ha cercato di dare una spinta a quelle persone che temono i giudizi (e direi giustamente, visto che chi lo ha giudicato ne è la testimonianza) e a causa di ciò diventano qualcuno che non sono, con l’infelicità come conseguenza.

Ha portato su un palco importante come quello di Sanremo la libertà di indossare quello che si vuole, purché tu sia a tuo agio. Che tu sia maschio, femmina, transessuale, sii solo te stesso.

Insomma, tutti messaggi che, nel 2020, dovrebbero essere quasi scontati. Come dovrebbe anche essere scontato non chiamare “froci” due ragazzi che si baciano o addirittura indignarsi per questo!

Sul palco dell’Ariston, Achille Lauro ha cantato la libertà, la condizione alla base della vita. Perché, solo se sei libero, puoi anche essere felice. Ecco qual è l’esempio che il “drogato” dà ai vostri figli.

La condizione essenziale per essere umani è essere liberi.

Achille Lauro
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