28 Ottobre 2020
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Millennials, Gen Z e Boomers: come funziona la categorizzazione delle generazioni

Il concetto di generazioni aiuta a comprendere i comportamenti e le attitudini delle persone, in ambito socioculturale ed economico.

Recentemente il Pew Research Center, centro di ricerca statunitense che fornisce informazioni su problemi sociali, opinione pubblica, andamenti demografici sugli Stati Uniti ed il mondo in generale, ha ristabilito i parametri per una corretta categorizzazione delle generazioni.

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Nascere in un determinato periodo storico significa subire l’influenza di tutti gli avvenimenti che lo caratterizzano, per questo le generazioni sono così profondamente diverse tra loro, anche nel modo di comunicare e relazionarsi. Scopriamo nello specifico le caratteristiche di ognuna.

 

Generazioni a confronto

Boomers

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Si considerano boomers, baby boomers o boomies tutte le persone nate tra il 1946 e il 1964, figli quindi del notevole incremento demografico ed economico emblematico del dopoguerra.

Considerando un arco temporale così vasto, è importante ricordare come questa generazione sia stata la più segnata da un punto di vista storico, culturale ed economico; eventi come l’assassinio di John F. Kennedy, e la rivoluzione per i diritti umani di Martin Luther King hanno avuto un impatto significativo per i boomers di tutto il mondo, e definiscono caratteristiche diverse a seconda delle conseguenze che hanno avuto in ogni nazione.

Stabilito quindi il privilegio e il benessere economico dei boomers, non ci sorprende sapere che essi rappresentano il gruppo demografico principale e detengono circa l’80% delle ricchezze nazionali. Il che significa che qualsiasi decisione in ambito politico, sociale e finanziario è basata sui loro interessi.

La società attuale è stata quindi realizzata dai boomers per loro stessi, a discapito delle generazioni future. Le conseguenze sono evidenti in qualsiasi settore ed è proprio per contrastare queste disposizioni che nasce l’espressione “ok, boomer“, nata come reazione al paternalismo di questa generazione.

L’espressione divenuta virale grazie a meme che spopolano su Twitter e TikTok è diventata un vero e proprio slogan per “zittire” i cinquantenni/sessantenni/settantenni, responsabili senza rimorsi dei principali disastri contemporanei.

Anche la parlamentare 26enne neozelandese Chloe Swarbrick, mentre teneva un discorso in Parlamento sui problemi legati al cambiamento climatico, ha risposto ad un collega più anziano che l’aveva interrotta con “ok, boomer”, per poi riprendere il suo discorso.

Nonostante sia un fenomeno virale, il dibattito generato da questa locuzione dimostra che dietro la facciata dell’ironia si cela uno scontro generazionale sempre più implacabile.

Millennials

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Con i termini Millennials, Generazione Y o Net Generation (generazione della rete) vengono indicate tutte le persone nate tra il 1981 e il 1996, quindi prima del millennio. Alcuni utilizzano anche il termine MTV Generation per sottolineare il grande impatto sociale del canale televisivo, lanciato proprio nel 1981.

Per quanto possa essere caotico e complesso individuare i confini tra una generazione e l’altra, i millennials si distinguono per due eventi epocali che hanno inevitabilmente influenzato la loro sorte: la rivoluzione digitale e la crisi economica. Chiunque si sia apprestato a trovare lavoro dopo il 2008 ha infatti dovuto accettare il rischio del precariato, volente o nolente.

Se il sogno del posto fisso è sempre più irraggiungibile, i millennials non ne fanno un problema: sono cresciuti in questa situazione, sono stati avvisati per tempo dell’incertezza lavorativa (e pensionistica) ma sono anche ottimisti e grandi lavoratori: sarà difficile trovare un impiego quindi meglio rimboccarsi le maniche e perché no, iniziare una attività da zero, magari qualcosa che non esisteva prima.

È proprio con questa forza di volontà che molti giovani si sono creati un lavoro, sfruttando e incrementando la rivoluzione digitale.

Le prime persone ad aver riconosciuto il potenziale di internet e dei social media sono oggi tra le più importanti e ricche al mondo. Basta pensare a Chiara Ferragni che grazie alla sua intuizione sul corretto utilizzo dei social, è oggi l’influencer più importante nel mondo della moda e imprenditrice digitale con il ruolo di CEO di entrambe le sue aziende.

Un altro esempio sul ruolo importante di internet nell’era del precariato è l’autore e blogger Mark Manson. Laureato nel 2007, inizia la sua carriera tra qualche lavoro saltuario e i divani dei suoi amici che lo ospitano quando è a corto di soldi. Non avendo nulla da perdere, nel 2008 apre un blog dove tratta principalmente di relazioni sentimentali, e nel giro di pochi anni ottiene sempre più successo fino a diventare il suo lavoro a tempo pieno. Oggi Manson è un autore affermato con due libri nella lista dei bestsellers del New York Times e il suo blog è visitato quotidianamente da milioni di persone da tutto il mondo.

Ovviamente questi esempi non possono riguardare ogni persona nata tra gli anni ’80 e ’90, ma dimostrano come i millennials siano in grado di mettersi in gioco e lavorare sodo per costruirsi una carriera che altrimenti nessuno offrirebbe loro.

Chi non è d’accordo sulle ambizioni lavorative dei millennials è l’imprenditore Tim Gurner. Durante un’intervista a un network australiano, alla domanda sul perché secondo lui i giovani potrebbero non potersi mai permettere una casa di proprietà, lui risponde che “spendono troppi soldi in avocado toast e caffè”. Ma i millennials sanno benissimo che forse vivranno sempre in affitto perché sono cresciuti con questa aspettativa e va bene così perché magari preferiscono avere la possibilità di spostarsi un po’ di più. Perché in fin dei conti la situazione economica attuale che grava sui millenials è il risultato di vecchi errori e non è di certo colpa degli avocado.

Generazione Z (Gen Z)

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Detti anche nativi digitali, sono quelli nati tra il 1997 e il 2010. L’aspetto fondamentale di questa generazione è il diffuso utilizzo di Internet: la loro dimestichezza con la tecnologia e i social media li rendono i più esperti di sempre della navigazione in rete.

Questa generazione è completamente diversa rispetto alle precedenti perché ha vissuto eventi e conquiste sociali che per i millennials o per i boomers sono state solo un punto d’arrivo: le relazioni interraziali e i matrimoni gay, l’utilizzo degli smartphone fin dalla più tenera età e le tecnologie innovative.

I ragazzi e le ragazze della Gen Z leggono libri o giornali sul tablet più che sul cartaceo, guardano film su Netflix più che alla TV e sicuramente gran parte della loro socializzazione si sviluppa sui social. È quindi una generazione che non conosce barriere di connessione e quindi nemmeno particolari limiti nei propri orizzonti culturali. Si tratta di una classe multi-culturale che guarda, il più delle volte, con favore ai diritti LGTBQ+, alla gender equality, ai diritti delle minoranze e alla salvaguardia del pianeta.

In merito ai nativi digitali ci sono meno informazioni a disposizione, per il semplice fatto che questa generazione è molto più recente. Essendo quindi una realtà contemporanea, in continuo divenire, si può solamente cercare di analizzarne i tratti generali e, in base a questi, capire come si svilupperà il loro futuro.

 

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