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Significato e applicazione della parola Zen

Significato e applicazione della parola Zen

Tutti quanti abbiamo sentito parlare di Zen almeno una volta, ma sappiamo davvero di cosa si tratta?

Non è una religione, né una filosofia, né una forma di psicologia.

Il concetto di Zen è abbastanza difficile da spiegare e da comprendere poiché si tratta di una forma mentale puramente astratta, una condizione dello spirito priva di spazio e tempo.

 

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giardino zen giapponese

Origine dello Zen

Lo Zen è una corrente del buddismo che ebbe origine in Cina all’inizio del 6° sec. d. C., fondato dal monaco indiano Bodhidharma, discendente del Buddha Shakyamuni. Dalla Cina si diffuse in Giappone con il monaco Eisai verso il 1190 dove diede vita a numerose correnti.

Il termine Zen è la pronuncia giapponese del carattere cinese “chan”, che a sua volta è la traduzione del termine sanscrito “dhyana”.

Il significato letterale è “visione”, ma può essere esteso anche a “meditazione”, intesa come stato di perfetta consapevolezza e purezza di spirito. Lo scopo è quello di condurci verso una vita semplice, concreta e focalizzata sulla realtà, nel “qui ed ora”, senza che la percezione dell’attimo presente venga compromessa dalle distrazioni del mondo materiale.

 

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“Una speciale tradizione esterna alle scritture

Non dipendente dalle parole e dalle lettere

Che punta direttamente al cuore dell’uomo

Che vede dentro la propria natura e diviene Buddha.”

Definizione del monaco Bodhidharma.

Ma perché è così importante vivere il presente, tralasciando strutture temporali e materiali?

zen-2040340_1920 Significato e applicazione della parola Zen

Secondo la Via dello Zen, abbandonando queste convenzioni si può arrivare alla Verità Assoluta, detta anche Illuminazione. Non viene specificato in cosa consiste questa Verità, né cosa bisogna fare per ottenerla perché è un’esperienza puramente soggettiva.

È solo attraverso l’esperienza diretta che essa può essere contattata e ogni tentativo di spiegazione sarebbe relativo e non assoluto.

Lo Zen non conosce regole scritte, non ricerca l’immortalità e non ammette concetti tipici delle religioni. Una persona che segue questa Via impara a cogliere la realtà vivendo la pienezza del momento: è la qualità dell’esperienza che assume la massima importanza.

L’obiettivo è dunque quello di liberare l’individuo e consentirgli di entrare in modo pieno e diretto nella realtà, fornendo tre mete principali.

La prima consiste nell’aumentare i poteri di concentrazione eliminando tutti i fattori di distrazione e i dualismi (soggetto/oggetto, realtà/apparenza, bene/male…).

La seconda mira al conseguimento del satori, una sorta di illuminazione.

La terza infine consiste nel vivere l’illuminazione nella vita di tutti i giorni, in questo modo qualsiasi azione e qualsiasi momento sono vissuti nella pienezza e nella profondità della verità.

I paradossi  

Il paradosso è fondamentale negli insegnamenti dello Zen, in quanto stimola la mente ad ampliarsi e a superare il pensiero razionale. I più importanti sono quattro:

  • Lo Zen non è niente ed è tutto allo stesso tempo
  • Lo Zen è vuoto e pieno
  • Lo Zen circonda tutto ed è circondato da tutto
  • Lo Zen è l’inizio e la fine

In questo modo si libera la creatività e l’intuizione, indicando anche verità che non possono essere conosciute attraverso l’uso esclusivo della logica.

Per comprendere meglio la natura e l’origine della filosofia Zen è fondamentale partire dal primo insegnamento del suo fondatore: il Buddha Shakyamuni ebbe un giorno un’esperienza diretta della “natura vera della vita”, l’Illuminazione, e trascorse tutto il resto della sua esistenza a indicare agli altri la strada affinché potessero realizzarla.

…un giorno

un’immensa folla di persone si radunò

per ascoltare gli insegnamenti di Shakyamuni, il Buddha.

Il Buddha non disse una parola tenne semplicemente in mano un fiore,

solo il discepolo Kasyapa comprese l’essenza di questo gesto.

Avvenne così la prima trasmissione di un insegnamento senza parole,

da maestro a maestro da mente a mente i Shin den Shin.

Mille anni dopo un monaco indiano arrivò in Cina dopo un lungo viaggio

si chiamava Bodhidharma.

Era il ventottesimo erede di una ininterrotta linea

di maestri discendente direttamente dal Buddha

e portava con sé l’essenza di quell’insegnamento.

 

Il messaggio del Buddha è giunto a noi attraverso una trasmissione ininterrotta di Maestri, ed è questo il motivo per cui nello Zen non sono tanto importanti gli insegnamenti scritti, quanto la vita vera del Maestro Illuminato.

 

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