Istanbul: la meraviglia architettonica sulla via dell’oro

Pierpaolo Pisciella

Istanbul la Sublime Porta, cerniera tra Occidente ed Oriente, crocevia di commerci, popoli e culture affronta con slancio il futuro con solide radici nella Storia.

Quella che troviamo trionfante tra due continenti, assisa sul Corno d’oro è Istanbul, una megalopoli di 15 milioni di abitanti.

Passeggiando per le sue strade un viaggiatore troverà le strade brulicanti di vita e grattacieli ultramoderni dove gli affari volano sulle ali del vento. Insomma, il nostro viaggiatore avrà davanti ai suoi occhi una grande città proiettata verso il futuro.

Ma è davvero solo questo Istanbul? È solamente la capitale economica di una Nazione come la Turchia che negli ultimi anni sgomita per guadagnarsi il suo posto nel mondo? Certo che no.

Muovendosi tra le vie centrali di Istanbul si capirà subito che questa città ha molto da offrire ai visitatori. I monumenti testimoniano la lunga e complessa storia di Istanbul. Nel corso di più di 2600 anni di vita la città ha mutato padroni e cultura diverse volte contribuendo a creare un melting-pot artistico e culturale unico.

Fondata nel 660 a.C. da un gruppo di coloni provenienti dalla greca Megara, l’insediamento chiamato Bisanzio diventò grazie alla sua posizione sul Bosforo oggetto di contesa tra i Greci a sud, i Barbari a ovest e nord e i Persiani a est.

L’anno cruciale della storia antica di Istanbul è il 330 d.C., quando Costantino rifondò la città abbellendola come fosse una nuova Roma.

L’imperatore romano infatti si trasferì a Bisanzio e la rese la nuova capitale imperiale. La città era facilmente difendibile, al centro di ricchi traffici commerciali e vicina alle opulente, ma instabili province orientali.

Per l’Impero Romano in preda alla crisi, Costantinopoli (il nuovo nome di Bisanzio) rappresentò un segnale di rinata potenza e stabilità.

La città di Costantino si dotò di nuovi sontuosi edifici che i visitatori possono immaginare osservandone i resti. Sorsero il palazzo imperiale, dimora dei sovrani fino all’XI secolo, adornato dai mosaici conservati nel Museo del Mosaico, il nuovo Foro, la monumentale Cisterna Basilica per le scorte idriche e, soprattutto, il colossale Ippodromo.

Ciò che rimane dell’Ippodromo si trova nel centralissimo quartiere di Sultanahmet vicino a molti altri monumenti iconici di Istanbul. All’epoca dell’Impero Romano d’Oriente dopo varie ristrutturazioni il Circo poteva contenere 100.000 spettatori.

Al centro dell’Ippodromo si trovano i resti di due monumenti molto affascinanti: la colonna serpentina e l’obelisco di Teodosio. Secondo le fonti la prima proveniva dal Santuario di Delfi e celebrava la vittoria dei Greci a Platea. Invece l’Obelisco di Teodosio, che prese il nome dall’imperatore che costruì anche le poderose mura cittadine, fu asportato da Eliopoli in Egitto dove fu costruito in onore del Faraone Tutmosi III nel secondo millennio a.C..

In questo luogo, ormai ridotto dopo secoli a pochi resti, si sono scritte alcune pagine importanti della storia turca. A tifare gli aurighi, veri e propri vip ante litteram, c’erano due tifoserie, i Verdi e gli Azzurri.

Questi ultrà erano anche esponenti delle formazioni politiche. All’interno del Circo quindi scoppiarono gravi tumulti contro i governanti come la rivolta di Nika (in greco vuol dire “vinci!” ed era motto dei rivoltosi) nel 532 d.C. contro Giustiniano.

Dopo il 476 d.C., Costantinopoli rimase a capo della metà orientale dell’Impero Romano e visse tra il V e VI secolo d.C. uno dei momenti più alti della sua parabola storica.

Sotto l’ambizioso imperatore Giustiniano, la Nuova Roma crebbe ulteriormente e fu al centro di un grandioso programma edilizio.

In questo clima di prosperità venne edificata la basilica di Santa Sofia, il simbolo di Istanbul.

Hagia Sofia fu costruita sopra una chiesa precedente consacrata alla stessa santa distrutta durante la rivolta di Nika. Giustiniano la ricostruì e per farlo chiamò migliaia di lavoratori sotto la guida degli architetti Antemio di Tralle e Isidoro di Mileto e usò materiali pregiati provenienti da tutto l’impero.

L’imponente struttura fu costruita in 5 anni (532-537 d.C.) e ritoccata nei decenni successivi arrivando all’altezza di 55,6 metri: la basilica più grande dell’epoca. Gli affreschi interni furono completati sotto Giustino II (565-578 d.C.). La basilica divenne la sede del potente patriarcato cristiano ortodosso di Costantinopoli.

La storia di Santa Sofia è lunga e tormentata, quasi come fosse lo specchio delle vicissitudini che Costantinopoli e l’Impero Bizantino passarono nel corso dei secoli. Tuttavia la maestosa basilica sopravvisse al crollo del dominio dei Basileus d’Oriente e nel 1453 Maometto II, il conquistatore turco della città, la rese una moschea coprendo tutte le decorazioni cristiane ed aggiungendo oggetti di culto islamici.

Sotto gli Ottomani Aya Sofia (così la basilica è chiamata in turco) venne ristrutturata, abbellita maggiormente da medaglioni con iscrizioni calligrafiche e minareti e subì nei secoli diversi interventi di consolidamento (uno di questi fu diretto da due fratelli italiani, Gaspare e Giuseppe Fossati).

Dal 1935 al 10 luglio scorso Santa Sofia è stata un museo. A volere questo cambiamento fu il primo presidente della Repubblica turca Mustafà Kemal.

Il passaggio da luogo di culto a museo fu sancito dalla rimozione delle coperture messe dagli Ottomani sulle decorazioni bizantine sul pavimento e sui muri. Però negli ultimi anni l’odierno presidente Recep Erdogan ha fatto pressione per far ritornare Aya Sofia una moschea e il 24 luglio 2020 è stata compiuta la prima preghiera islamica pubblica. La notizia ha suscitato scalpore sia in Turchia sia in Occidente a causa della prova di forza di Erdogan contro le severe proibizioni poste quasi un secolo fa da Kemal.

Nell’apogeo della dominazione bizantina Costantinopoli divenne la città più grande e potente d’Europa, sede di una corte sfarzosa, di monumenti maestosi e traffici fiorenti.

Tuttavia le cose umane sono effimere. Le sconfitte militari, le crisi politiche ed economiche e i terremoti minarono alle fondamenta la Nuova Roma. Negli ultimi secoli dei Bizantini (XII-XV secolo) Costantinopoli versava in condizioni pessime ed era alla mercè di popolazioni aggressive e dinamiche come i Turchi e le Repubbliche marinare italiane.

Istanbul, torre di Galata
Scorcio di Istanbul con sullo sfondo la torre di Galata, l’ultimo segno della presenza genovese nella capitale dell’Impero Ottomano (fonte: Lapost).

A partire dal XII secolo Genovesi, Veneziani ed altre repubbliche marinare riuscirono ad ottenere fondaci ed agevolazioni commerciali nei territori dell’Impero. L’attuale distretto di Beyoglu (nella parte nord del Corno d’oro) ha origini genovesi e si chiamava Galata o Pera. A testimonianza dell’antica colonia genovese è rimasta la Torre di Galata, parte fondamentale del complesso di difesa cittadino ed oggi punto panoramico privilegiato sulla parte antica di Istanbul. Nel quartiere durante il Novecento vivevano ancora molti Italo-Levantini.

La fine dell’Impero Romano d’Oriente non decretò quella di Costantinopoli, chiamata dai nuovi dominatori turchi Istanbul. Come la fenice risorge dalle sue ceneri anche la nuova capitale dell’Impero ottomano ritornò all’antico splendore.

A partire da Maometto II, i sultani si impegnarono a costruire nuovi monumenti in città. Sorsero perciò numerose moschee come la Moschea Blu a Sultanahmet (vicino all’ippodromo e al sito dell’antico palazzo imperiale) tra il XVI e il XVII secolo.

Il promotore di questa grande moschea fu il sultano Ahmed I. La Moschea è chiamata Blu per via delle migliaia di piastrelle blu e verdi di Izmir (Smirne) che a contatto con la luce donano agli interni un’illuminazione suggestiva.

 

 

 

 

 

 

 

Istanbul, Moschea Blu

La Moschea Blu costruita tra il XVI e il XVII secolo dal sultano Ahmed I. La sua particolarità si trova nel massiccio uso delle piastrelle blu di SmirneLa Moschea Blu si poneva in competizione in fatto di dimensioni con uno degli edifici sacri più grandi di Istanbul: la Moschea di Solimano. Il grande sovrano ottomano ordinò la costruzione della Moschea nella parte occidentale della città nel 1550, cioè 40 anni prima di quella del sultano Ahmed. L’architetto Mimar Sinan creò una struttura circondata da giardini e da un cortile. Fortissima fu l’influenza di Aya Sofia nella progettazione, poiché era vista come un modello artistico impareggiabile. Gli interni sono maestosi nella loro semplicità e solo il mihrab (una nicchia posta in direzione di La Mecca) è coperto di piastrelle di Izmir. La Moschea di Solimano nel corso degli anni ha subito diverse modifiche e, in tempi molto recenti, dei restauri.

La costruzione di così tanti luoghi di culto islamici era un passo fondamentale per rendere Istanbul una città turca in tutto e per tutto, ma rimase fortissima l’impronta multiculturale e multiconfessionale nella popolazione (oltre ai musulmani c’erano cristiani ed ebrei).

Oltre alle moschee gli Ottomani costruirono anche monumenti profani. I sultani risiedevano nel palazzo Topkapi (in turco “cancello del cannone”) voluto da Maometto II sul promontorio Sarayburnu. La struttura, come altri edifici storici, fu oggetto nei secoli di ampliamenti e restauri. Smise di essere la residenza del sultano nel XIX secolo per essere riusata come tesoreria e Zecca di Stato e nel 1924 fu adibita a Museo.

Palazzo Topkapi è una struttura faraonica formata da padiglioni e cortili. L’idea di Maometto II era quella di creare una residenza reale che potesse surclassare quella bizantina e le altre costruite nell’antichità.

Oggi l’opulenta sede del Divan (la corte del sultano) ospita il Museo detto “del Palazzo” dove sono conservati numerosi oggetti di valore e reliquie come la Daga Topapi e il mantello verde di Maometto. Invece altri padiglioni dell’immensa residenza sono occupati dai Musei archeologici di Istanbul (quelli Archeologico, dell’Antico Oriente e dell’Arte islamica) e dal Parco di Gülhane.

Altro lascito degli Ottomani, sicuramente assai gradito dagli amanti dello shopping e da chi si vuole immergere affondo nella cultura del popolo locale, sono il Grande Bazar e il Bazar Egiziano. Entrambi sono nel distretto di Fatih, ma costruiti in due momenti diversi. Questi due bazar sono tuttora attivi e presentano migliaia di bancarelle che vendono uno straordinario assortimento di merci.

Il Grande Bazar è il più antico dei mercati di Istanbul. Fu costruito per volere del sultano Maometto II per rivitalizzare l’economia e il commercio della città dopo gli anni di decadenza dell’Impero Bizantino. Inaugurato nel 1461, è affollato ogni giorno da centinaia di migliaia di turisti rendendolo nel 2014 l’attrazione turistica numero uno al mondo con 91.250.000 visitatori.

Il Grande Bazar possiede al suo interno 3000 negozi, 2 bedesten (in turco “bazar dei venditori di tessuto”) e 13 caravanserragli (locande che ospitavano i mercanti) che si affacciano su 61 strade interne. Per accedere al complesso di 30 ettari si passa attraverso una delle 18 porte.

Il Bazar Egiziano o delle Spezie invece risale al 1600 e in origine doveva chiamarsi Bazar Nuovo. L’aggettivo “egiziano” deriva dal fatto che per finanziare la costruzione della struttura furono usate le tasse provenienti dall’Egitto. Questo mercato non ha nulla da invidiare a quello di Maometto II e per molto tempo è stato specializzato nella vendita delle spezie, ma oggi si trovano negozi di tutti i tipi.

Tra il XVIII e il XIX secolo Istanbul continuò ad essere la capitale dell’Impero Ottomano e un centro culturale ed economico di primaria importanza nel Mediterraneo. Nonostante i Turchi perdessero il loro ruolo di superpotenza in Europa e mostrassero cenni di cedimento, Kostantinyye (Costantinopoli in turco) si adornò di nuovi monumenti ed introdusse delle correnti artistiche provenienti dall’Occidente.

A partire dal 1700 cominciarono a diffondersi in Turchia gli stili neobarocco, rococò e neoclassico. Il gusto neobarocco si nota nella moschea di Fatih, risalente alla seconda metà del ‘400, ma ricostruita completamente nel 1771 dopo una lunga serie di terremoti.

Due esempi di arte neobarocca e rococò turchi sono la Moschea e il palazzo di Dolmabahçe risalenti alla metà dell800. Il secondo divenne la residenza dei sultani fino alla creazione della Repubblica Turca ad opera di Mustafà Kemal nel 1922. Oggi è un museo sulla storia ottomana e turca.

Il palazzo di Dolmabahçe voluto da Abdulcemid I incarna il sentimento dei sultani di volersi adeguare alle potenze occidentali. A tal scopo la struttura risente delle influenze rococò negli esterni ed è dotata di tutte le comodità che le regge dovevano avere all’epoca. Il palazzo contava 285 stanze e 44 sale di ricevimento divise in tre edifici. Qui passò gli ultimi anni della sua vita Kemal.

Nel 1900 Istanbul assistette ad una crescita vertiginosa dell’economia e della popolazione. Anche se non è più da quasi cento anni la capitale della Turchia, la città si è reiventata come centro culturale di primaria impotanza e polo economico e culturale capace di attrarre migliaia di turisti ed investitori.

Il centro della moderna Istanbul è piazza Taksim. Qui si trovano negozi, hotel, grattacieli, un centro culturale e il punto di partenza della seconda metropolitana più antica del mondo. Al centro della piazza si trova il Monumento alla Repubblica scolpito nel ‘28 da Pietro Canonica.

Per gli amanti della natura e delle passeggiate Istanbul offre tre grandi parchi: quello di Yildiz, di Gulhane e di Büyük-Çamlica; mentre per il divertimento dei più piccoli c’è Miniaturk.

Il parco di Büyük-Çamlica è sicuramente il più suggestivo. Sorge nel distretto di Uskudar, nel punto più alto della città e gode di un panorama mozzafiato sul Bosforo. All’interno del parco sono presenti diversi punti di ristoro tradizionali come case da tè e caffè immersi nel verde tra i giardini fioriti e le fontane.

Miniaturk è un parco di miniature (una versione turca della nostra Italia in Miniatura) aperto nel 2003. Attualmente ospita 122 modelli scala 1:25 di monumenti storici turchi, greci (tra cui il Tempio di Artemide ad Efeso e il Mausoleo di Alicarnasso).

Istanbul dona emozioni anche agli amanti della letteratura. Nel 2012 nel distretto di Beyoglu il premio Nobel per la letteratura Orhan Pamuk fondò il Museo dell’innocenza (nome che condivide con un romanzo scritto nello stesso periodo). Il migliaio di oggetti raccolti dallo scrittore raccontano la vita quotidiana della borghesia turca nel 1970, la classe sociale dei personaggi del romanzo. L’esposizione si snoda secondo i capitoli de “Il museo dell’innocenza”. Nonostante questa caratteristica, il museo conserva una completa autonomia rispetto al libro.

Negli ultimi anni, si sa, la Turchia è spesso stata al centro dell’attenzione dei media per via di eventi poco felici come gli attentati terroristici del PKK, le manifestazioni popolari a piazza Taksim e Gezi Park e le prove di forza del “sultano” Recep Erdogan (che sta attuando dei progetti ambiziosi per Istanbul) contro le superpotenze mondiali.

Tuttavia la bellezza e la grandezza di Istanbul trascende questi eventi. Parliamo di una città che nella sua storia è sopravvissuta a terremoti, incendi, assedi, saccheggi e periodi bui, ma che ogni volta si è rialzata ed è tornata a splendere più radiosa che mai. Anzi ogni cicatrice che la Storia le ha lasciato l’ha resa più bella ed unica.

L’antica Bisanzio è la città dove l’Occidente e l’Oriente, il Cristianesimo e l’Islam si sono affrontati per secoli, ma alla fine hanno trovato un equilibrio. Forse proprio è questa unione tra due mondi considerati da sempre rivali a rendere Istanbul una perla dell’Umanità.

 

 

Views All Time
Views All Time
140
Views Today
Views Today
1

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Next Post

Guida al Feng Shui per principianti

Facebook Twitter LinkedIn Non serve essere appassionati di design o arredatori di interni per aver già sentito parlare del Feng Shui. Questa filosofia millenaria mutuata dalla cultura cinese, è, infatti, oggi una delle teorie piú amate per dare ordine e armonia al proprio spazio domestico. Basato sull’idea del massimo equilibrio […]
feng shui guida

Subscribe US Now