Autolesionismo giovanile: tra disturbi mentali, adolescenti e televisione

Giulia

C’è chi la reputa una “moda”, chi un “brutto periodo”, chi un “modo per ricevere attenzioni”, ma in realtà l’autolesionismo non è altro che una disturbo mentale da curare il prima possibile.

Molte volte, bazzicando di qua e di là sul web, sui diversi social, anche per la televisione, ci è capitato di guardare foto, video, gif, scene di ragazzine o ragazzini che prendono una lametta in mano e lasciano dei segni sulla propria pelle.

E spesso, sfortunatamente, è proprio la visione di queste scene che spinge un adolescente influenzabile a provare, a vedere cosa si prova. Un po’ come quando si fuma la prima sigaretta, o si inizia a fare uso di droghe leggere.

È così è anche per l’autolesionismo: Effy Stonem, Violet Harmon, Hannah Baker, sono solo tre dei personaggi di tre diverse serie tv che fanno del male a se stesse.

Ma prima di parlare delle serie e dei social, è bene prima spiegare cos’è l’autolesionismo e perché è sbagliato.

Autolesionismo come disturbo psicologico…

Studi e analisi psicologiche hanno portato a scoprire che 17 adolescenti su 100 e 5 adulti su 100 soffrono di autolesionismo.

Per le persone che non ne soffrono, sembra una cosa stupida, insensata, soprattutto compiuta da un adulto, ma in realtà chi è davvero affetto da questa malattia, ha solo bisogno di aiuto.

L’autolesionismo è, letteralmente, l’atto di procurarsi dolore. Il termine infatti deriva dal greco αὐτός, con valore riflessivo, e dal latino laedo che significa danneggiare, quindi vuol dire “danneggiare se stessi”.

L‘autolesionismo in genere comporta il procurarsi dei tagli, con forbici, lamette, qualsiasi cosa sia tagliente, solitamente sui polsi e sulle braccia ma anche su altre parti del corpo.

In realtà, però, l’autolesionismo è più di questo: perché è di per sè l’azione di farsi del male, perciò il semplice mordersi le labbra o anche mangiarsi le unghie, può essere considerato una forma di lieve autolesionismo.

Ad ogni modo, comunque, è un disturbo psicologico che va curato con appositi trattamenti e medicinali.

In particolare, se diventa una “dipendenza”, un’abitudine da cui non riesci a uscire, è importante chiedere aiuto non solo ai propri genitori o ai propri amici, ma soprattutto a chi di competenza.

L’autolesionismo è una malattia, sì, ma puoi guarirci con i diversi trattamenti che ti aiuteranno non solo a dirci addio per sempre, ma che ti porteranno anche a vivere la vita in modo migliore.

Ma prima di arrivare a questo, ci sono diversi modi in cui un genitore o un amico possono aiutare qualcuno con questo disturbo.

  • In primis, lasciarlo solo il meno possibile, soprattutto evitare di farlo stare solo in bagno per troppo tempo.
  • Niente più porte chiuse, non importa quanto vi possano trattare male, e lo faranno, ma è solo una conseguenza del disturbo.
  • Evitare di avere cose taglienti, appuntite, qualsiasi cosa che possa permettergli di farsi del male.
  • Essere gentili, pazienti, non trattarlo come una persona malata.

…l’autolesionismo negli adolescenti…

Purtroppo spesso capita che un adolescente si tagli per moda (come accadeva nel periodo degli “emo”, famosi appunto per infliggersi dolore), per ricercare l’attenzione di qualcuno, che sia un amico, un ragazzo e anche i genitori.

Celebre fu la blue wale, che prevedeva appunto che i partecipanti si incidessero delle cose sulla propria pelle.

Questo ovviamente non lo rende meno grave o superficiale di chi ha una malattia mentale, perché qualsiasi sia il motivo che porta ad autolesionarsi è pur sempre qualcosa che si deve evitare di fare.

Sui diversi social, in particolare Tumblr, si legge di adolescenti che non riescono, pur tentando, a smettere di farsi del male. È come una droga, una dipendenza, è come se sentissero il bisogno di tagliarsi per continuare a vivere, per passare una buona giornata.

È per loro come una routine, come se, se non si passassero quella tanto amata e odiata lametta sul polso, la loro giornata non potesse iniziare.

Per loro è come un “farsi del bene”, un tenere sotto controllo la propria vita. Oppure è una “punizione”, una punizione perché non si sentono abbastanza, per se stessi e per gli altri, perché si sentono una delusione per i propri genitori che da loro si aspettano forse troppo.

Per alcuni è iniziato come un “gioco”, come una curiosità, ma è diventato poi l’errore peggiore che potessero fare, perché lascia segni per tutta la vita, non solo sul corpo ma anche dentro di sé.

Perché all’inizio è solo un modo per far vedere che si soffre, ma lascia segni permanenti nel tempo e tu dovrai stare lì a spiegare i tuoi errori, o a cercare scuse.

La più celebre è “è stato il gatto“, anche se, effettivamente, non si ha alcun gatto.

L’outfit è solitamente scuro, largo, con maglioni e felpe anche quando si potrebbe farne a meno, tanti bracciali sui polsi per nascondere qualcosa.

Come gli autolesionisti diagnosticati, anche quelli che iniziano per moda, perché bisogna comunque sottolineare che, sebbene si inizi per moda, l’autolesionismo non rimane una moda se diviene una dipendenza, vanno aiutati con tutte le forze.

Perché non sempre l’autolesionismo porta al suicidio, ma non si sa mai cosa potrebbe accadere. In realtà, anzi, sul web si legge spesso che gli autolesionisti sono quelle persone che soffrono, ma che non vogliono morire.

L’autolesionismo viene spesso visto come una sorta di grido d’aiuto silenzioso e da parte di chi non ha più le forze di urlare.

Molto spesso l’autolesionismo è conseguenza di qualcosa.

Potrebbe essere la conseguenza di violenze fisiche, di molestie sessuali, di bullismo o di cyberbullismo. Può essere il sintomo di depressione, tristezza cronica e solitudine, di delusioni da parte di se stessi e di altri.

E ancora potrebbe essere l’odio che si prova verso il proprio carattere, verso il proprio corpo, verso la persona che si è diventati, verso, per usare una citazione pirandelliana, la “maschera”che si indossa quando ci si alza al mattino.

La conseguenza di tutte le bugie e tutte le cose a cui si rinuncia durante la giornata. L’autolesionismo può essere lo scheletro dell’armadio di chiunque, anche della ragazza che vi sembra più sicura, del ragazzo con il sorriso più bello.

Diverse serie tv e film che trattano del tema delicato dell’autolesionismo

Il disturbo è molto diffuso, per questo anche i registi e i produttori hanno ben pensato di trattare l’argomento nelle proprie pellicole.

Ecco i film più famosi che trattano il tema:

  • Thirteen – 13 anni
  • Ragazze interrotte
  • La solitudine dei numeri primi
  • To The Bone
  • Il cigno nero

Per quanto riguarda invece le serie tv e di documentari, ve ne sono di diversi:

  • 13 reasons why
  • Skins (generazione 2)
  • American Horror Story (Murder House)
  • My Mad Fat Diary
  • Tagli (documentario)

Informarsi su questo problema e sapere come agire in caso è importante, proprio per evitare di sentirsi inutili e soprattutto di comportarsi in modo completamente sbagliato, peggiorando la situazione.

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