Greta Thunberg, la paladina dell’ambiente che vuole cambiare il mondo

Alex Rossi

Greta Thunberg è candidata al Premio Nobel per la Pace, relatrice di un indefinito numero di meeting sparsi per il mondo a tema ambientale, tra cui uno tenutosi al palazzo di vetro dell’ONU, e fondatrice del movimento giovanile più influente della nostra generazione. Un curriculum non male, per avere solo sedici anni

Greta Thunberg: la studentessa svedese che vuole cambiare il mondo

Greta Thunberg è ascesa al ruolo di paladina globale nella lotta al surriscaldamento globale. Questo fenomeno può essere considerato come una delle più gravi malattie di cui il nostro pianeta può soffrire, ed i suoi sintomi sono sotto gli occhi di tutti ed al centro dell’attenzione mediatica. Dalla crisi dell’acqua alta a Venezia al costante aumento dei cicloni tropicali negli States, non vi è zona nel mondo che non si ritrovi a dover affrontare situazioni di crisi.
Gli scienziati di tutto il mondo stanno lanciando l’allarme da circa cinquant’anni, ma nessuno di loro ha avuto la stessa potenza comunicativa della giovane attivista, la quale ha gelato sette miliardi di persone con poche, semplici, parole: “siamo sull’orlo di un’estinzione di massa”. 

Una sedicenne in difesa delle future generazioni

Il primo grande segreto del successo di Greta è stato il suo rendersi un’icona, una figura di riferimento per un’intera categoria: la svedese, infatti, si è imposta come la portavoce della sua generazione e di quelle a venire. Una responsabilità importante, che però non sembra gravare sulle sue gracili spalle. Ogni giorno migliaia di bambini vengono al mondo, e lei si è abrogata il compito di essere anche la loro voce.
Le parole, però, da sole non bastano.
La vera forza di questa ragazza sta nella sua capacità di agire con il giusto tempismo, e la sua rapida escalation lo dimostra. Passa celermente agli onori della cronaca locale grazie ad una serie di scioperi: venti giorni di protesta, sola con un cartello di fronte al parlamento svedese. Correva l’anno 2018, e le foreste scandinave venivano divorate dalle fiamme dell’estate più calda della storia.

Da quel momento, Greta divenne il polo attorno a cui gravita l’intero movimento ecologista mondiale: da vita al Fridays For Future, un collettivo che scende in piazza ogni venerdì protesta verso l’indifferenza della classe dirigente, insensibile alla crisi climatica. La stampa internazionale inizia ad accorgersi di lei e la giovanissima, ad appena quindici anni, viene invitata a parlare alla COP24, una delle più importanti rassegne internazionali sul tema.
L’arringa tenuta da Greta Thunberg a Katowice nel 2018 è entrato, di diritto, tra i discorsi più importanti del nuovo millennio. Pochi minuti, in cui le parole della svedese si riversavano sui presenti, rei di aver ignorato il problema troppo a lungo. 

“Voi avete paura di diventare impopolari, volete andare avanti con le stesse idee che ci hanno messo in questo casino. […] Ci avete ignorato in passato e continuerete a farlo. Voi non avete più scuse, noi non abbiamo più tempo. Siamo qui per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando, vi piaccia o meno”.

Un anno tra conferenze e meeting: la nuova vita di Greta Thunberg nel segno dell’attivismo ambientale

Le accuse mosse dall’attivista fanno rapidamente il giro del mondo, rimbalzando da un’emittente all’altra. Le sue idee catalizzano la scena globale, ma è solo il principio di un movimento che, ad oggi, vanta milioni di seguaci. Da Davos a Bruxelles, dal Parlamento Europeo al Vaticano. Ovunque vada, Greta Thunberg raccoglie consensi, mentre le sue parole continuano a cadere come macigni sugli scalpi dei politici di turno. Le accuse cambiano formula e modo a seconda del contesto, ma l’appello lanciato resta sempre lo stesso: “contribuite a salvare il nostro futuro”.

Questo climax raggiunge il proprio apice nel settembre di quest’anno. Mentre milioni di persone si preparano, in tutto il mondo, a partecipare al primo “Fridays for Future globale”, Greta Thunberg è invitata a sostenere un discorso alla conferenza sul clima, presso il palazzo dell’ONU. Alla presenza di tutti i maggiori capi di stato del globo, incluso Donald Trump, la ragazza lancia la più fragorosa delle sue accuse: “how dare you?”

“Come osate, voi?
[…]
Per più di 30 anni la scienza è stata lapalissiana. Come vi permettete di ignorarla e arrivare qui testimoniando che state facendo abbastanza quando invece di politiche e soluzioni di cui abbiamo davvero bisogno non si vede ancora nulla all’orizzonte. Dite che ci state ascoltando e che capite questa urgenza, ma il punto non è quanto triste e arrabbiata io sia.
[…]
Come vi permettete di liquidare questa situazione affrontandola come una consueta crisi di business e introducendo qualche soluzione tecnica?
Con le emissioni rilevate ad oggi, il budget di CO2 rimanente verrà completamente consumato in meno di otto anni e mezzo.”

Il post Fridays tra scherno politico e presa di coscienza globale

Le sue parole, però, risuonano al mondo politico come il rumore di un albero che cade nella foresta: fragorose, ma inascoltate. Mentre l’intera popolazione globale inizia, finalmente,  a prendere, per la prima vera volta, coscienza di quanto grave sia la nostra prognosi, Donald Trump si diverte ad apostrofare la svedese come “una ragazzina felice con un brillante futuro davanti a lei”. Parole di scherno, che non hanno fatto altro che rafforzare la posizione dell’attivista.

Nonostante i suoi sedici anni, nonostante la sindrome di Asperger, nonostante sogni una vita normale, Greta Thunberg è diventata il simbolo globale della lotta per la sopravvivenza del pianeta. I report sono chiari, e la situazione è critica. Voltarsi dall’altra parte significa, semplicemente, diventare complici di questo disastro ambientale. 

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