La felicità delle strade difficili – Recensione

la felicità delle strade difficili

La felicità delle strade difficili è un piccolo romanzo dell’autore catanzarese Luigi Costantino, scrittore per scelta. Perché lui ha deciso di abbandonare la via facile del posto fisso da contabile e proseguire verso l’imperversa e straordinaria via della poesia.
In questo suo terzo lavoro, l’autore si concede una pausa dalla scelta del genere poetico per passare alla prosa, ma la sua è una prosa così dolce e delicata che colpisce allo stesso modo di un breve componimento poetico che tocca l’animo.


Un misto di racconti, autobiografici si, ma raccontati in maniera così appassionata che è facile rivedersi nelle avventure della vita di Luigi Costantino. Perché anche noi come lui, siamo passati dalla difficile strada che conduce dalla scuola dell’obbligo alle scelte prese indipendentemente riguardo il nostro futuro. Anche noi come lui, abbiamo conosciuto persone che pensavamo fossero quelle giuste, prima che sentissimo nell’aria il tradimento, prima che incontrassimo quella con cui, dal primo istante, sapevamo di volerci già passare non 48 ore ininterrotte ma tutta la vita.


La felicità delle strade difficili è questo: un percorso a tappe, dalle tristi e dolorose perdite, alle prime conquiste che ci fanno sentire grandi, sino alla ricerca e alla scoperta del vero amore.


Il linguaggio utilizzato, per quanto sia semplice, privo di termini aulici, si avvicina incredibilmente alla nostra quotidianità ed è proprio per questa caratteristica, insieme alle tematiche trattate, che l’opera diventa una piccola guida per sopravvivere, per capire come essere felici, non soltanto quando si sta bene, ma anche quando si scelgono delle strade difficili.

Colpisce in particolare il modo in cui il lettore riesce ad immedesimarsi nel racconto, a identificarsi con il protagonista, a dargli ragione, a sentire, (se si è estremamente empatici) le stesse emozioni provate da lui. O magari, anche non essere d’accordo, perché si sa, non tutti siamo uguali, anzi, è proprio la diversità di ognuno di noi, che ci permette di vedere le situazioni da prospettive differenti. E l’avere accanto qualcuno che ti permetta di gioire lì dove noi vediamo soltanto una strada buia, è forse uno dei tesori più grandi.

Il libro si divide in 9 parti ed ognuna riprende attimi diversi delle varie fasi della vita, con racconti di eventi quotidiani in cui tutti potrebbero riconoscersi. In ognuna di queste parti l’autore ci lascia degli insegnamenti.

Nella parte La scuola i componimenti sono 5 e con essi Luigi Costantino vuole trasmettere l’idea che anche se ci dicono che siamo un fallimento, che anche se ci hanno tradito, bisogna imparare a “lasciarsi andare per non soccombere” perché “la fuori c’è un mondo pieno di luce”.

“Sei il miracolo che si ripete ogni istante”


Un’altra parte importante è quella dedicata all’amore, che è un po’ il filo conduttore dell’intero romanzo.

L’autore descrive le donne che ha incontrato nella sua vita, le emozioni provate accanto ad ognuna di loro e ci spiega l’importanza di mantenere vivo il legame con chi veramente è stato in grado di donarci un pezzetto di sé. Viene fornita una panoramica, un po’ come se fosse una dedica, alle donne anticonformiste e ribelli, ma anche a quelle “meraviglie fragili” e a quella donna, Francesca, che più di tutte ha fatto breccia e portato l’autore Altrove. Un posto fatto di manciate di ricordi che arricchiscono la routine. Perché, “quando amo veramente, sai che anche dentro un cerchio di fuoco puoi ritagliarti il tuo angolo di paradiso”.

Non mancano i momenti dedicati ai primi legami della vita, quelli con i propri genitori. La parte intitolata Mio padre è forse il pezzo del libro che più commuove.

Una dedica a quell’uomo che “era già stupendo che stesse li, ad ascoltarmi”, che è stato una presenza tanto forte nella vita di Luigi, che la speranza di poter sentire anche solo la sua voce, mantiene in vita il ricordo. “Osservo le due sedie in giardino. I raggi del sole stanno illuminando la sedia più vicina all’albero. Si sedeva sempre lì, mio padre”. In mezzo a racconti che fanno sorridere per quanto siano reali, a disavventure capitate almeno una volta nella vita, c’è anche un momento in cui l’autore si ferma, e ripensa a quella figura paterna e lascia emozionare tutti.

Quelli che il padre l’hanno perso, quelli che hanno il padre lontano e quelli che invece lo vedono tutti i giorni. Viene quasi da tirare su la cornetta del telefono ed aspettare risposta dall’altro capo del filo per poi pronunciare “Ciao pà, (papi, babbo, papà come vogliate chiamarlo) come stai?”.


Una lettura dunque consigliata a chi vuole commuoversi, a chi vuole ritrovare l’amore per se stessi e per gli altri, “per quelli che non hanno ancora imparato a vivere”.

Luigi Costantino ci dona tutto questo attraverso la sua scrittura.

“Scrivo per far succedere qualcosa.
Scrivo perché ho voglia di riscatto…
Scrivo per uccidere le mancanze…
Scrivo per viaggiare…
Libero.
Libero di cercare la felicità.”