Carola Rackete: il capitano che ha messo la vita altrui davanti alla propria carriera

Giulia

Il suo nome è Carola RacKete, ha 31 anni e ha preso la decisione di sacrificare la propria libertà e la propria carriera pur di salvare la vita di 42 persone, tra cui 3 minorenni.

Un po’ come le Pussy Riot in Russia e chiunque riesca a mettere la faccia in ciò che fa, nei propri ideali, che siano condivisibili e non, c’è chi la ama, chi la adora, chi la definisce “unico e vero capitano” (riferendosi all’altro “capitano“, che in genere è idolatrato da chi invece odia la donna), e chi invece non aspetta altro che vedere lei in galera e la sua nave affondata.

Il delirio si è scatenato su Twitter, dove il peggio delle persone è venuto fuori con messaggi di odio verso il giovane capitano e le persone che sta cercando di salvare, andando contro ciò che il ministro Salvini, definito dai suoi seguaci “Capitano”, ha deciso: #PortiChiusi. 

Tuttavia su Twitter, mentre da una parte abbiamo chi la definisce “sbruffoncella”, c’è anche chi la ritiene un eroe, citando il verso di Francesco Guccini che recita

Gli eroi sono tutti giovani e belli

Francesco Guccini, La Locomotiva

D’altronde, è proprio sui social che in genere le persone danno il peggio di sé, credendo di essere al sicuro dietro l’anonimato e soprattutto non mettendoci la faccia. Ma chissà che Carola, se dovesse uscirne vincitrice, non decida di intervenite legalmente contro chi la cyberbullizza.

Ma, bando all’opinione pubblica che resterà divisa probabilmente per sempre, chi non si è domandato chi fosse il capitano della Sea Watch?

Chi è Carola RacKete?

Il capitano RacKete è una volontaria della Sea Watch dal 2016, ma prima di questo ha studiato e si è laureata presso la Edge Hill University nel Lancashire, esponendo una tesi sugli Albatros.

È stata al timone di diverse navi, tra cui una rompighiaccio nel Polo Nord; ha poi lavorato per l’Alfred Wegener Institute, dal 2011 al 2013.

A soli 25 anni è stata secondo ufficiale a bordo della Ocean Diamond, mentre a 27 anni della Arctic Sunrise di Greenpeace.

Ha infine pilotato piccole barche da escursioni e ha collaborato con la flotta della British Antartic Survey.

Una carriera decisamente piena di onore e orgoglio, considerando i suoi giovani 31 anni.

Ma come mai ha scelto di aiutare i migranti?

La risposta a questa domanda, la dà proprio il capitano in persona. Infatti, lei sa ed è cosciente di aver avuto una vita molto fortunata, essendo nata bianca e in un paese ricco che le ha dato la possibilità di studiare in tre università, ma non per questo ha scelto di essere cieca.

Dopo aver appreso che nel mondo non tutti sono fortunati come lei, Carola ha capito di avere

l’obbligo morale di aiutare chi non aveva le mie stesse opportunità.

Carola Rackete

Tuttavia, ha scelto di farlo nel paese sbagliato, in un paese che ha deciso e votato di chiudere i porti a chiunque avesse bisogno di aiuto.

Ha scelto di farlo essendo cosciente di sacrificare la propria carriera e la propria libertà, che sarebbe andata contro alle leggi e che quindi ne avrebbe dovuto rispondere penalmente, ma ha deciso che la vita di quelle 42 persone era più importante di se stessa.

Eroina, delinquente, vero capitano, sbruffoncella, in fin dei conti gli epiteti sono tanti e diversi, ma nessuno potrà decidere qual è davvero quello giusto.

Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno…Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito…

Matteo, 25, 31-46

 

Fonte: ilsole24ore

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