The Web Coffee consiglia: Twenty One Pilots, una band fuori dal secolo

Giulia

Ritmo più che orecchiabile, puoi ballare, cantare, urlare le loro canzoni e allo stesso tempo piangere per la profondità delle lyrics: questi sono i Twenty One Pilots.

Se vi chiedete “ma che genere suonano?“, la risposta è “non lo so“. Sono anni che la band è in giro, e ancora in molti trovano difficile descrivere con precisione il genere suonato dai Twenty One Pilots.

In una canzone, Tyler e Josh, possono passare dal rap all’elettronica all’acustica con tanto di ukulele e ancora all’indie e allo scream e all’house. Non sarebbe da stupirsi se un giorno presentassero un brano in neomelodico napoletano.

E tutto sempre accompagnato dalla fedele batteria di Josh, facendovi commuovere persino con lo strumento che, in genere, è quello che ti dà più carica.

Tuttavia, una cosa in comune hanno tutti i brani: una lyrics che racconta una storia, profonda. Non esistono testi come quelli che ora stanno andando tanto di moda tra gli adolescenti, con ambulanze e gelati.

Tyler e Josh infatti hanno creato una sorta di mondo parallelo in cui raccontare tutte le loro storie. Ma prima di parlare della profondità dei loro testi, conosciamo i componenti della band.

Twenty One Pilots: Tyler Joseph e Josh Dun

Tyler Joseph è un 32enne (sebbene sembri molto più giovane) dell’Ohio che sin da bambino aveva la passione per… il basket. Sua madre gli faceva fare 500 tiri al canestro (che dovevano andare in segno) ogni giorno, tutti da 3 punti.

E’ anche riuscito a prendere la borsa di studio per il basket, ma il destino aveva qualcos’altro in mente per lui. Così quando ha visto un cantautore su un palco, Tyler Joseph doveva farci commuovere con le sue poesie.

E’ lui ad aver scelto il nome della band, prendendo ispirazione da All My Sons, che parla di decisioni che portano poi alla morte di 21 piloti.

Nei Twenty One Pilots, Joseph è la voce, la chitarra, il basso, l’ukulele, il piano forte, l’organo e la tastiera. Tutto questo quando non fa acrobazie da una parte e all’altra.

Josh Dun è un coetaneo del suo amico, anche lui dell’Ohaio, ma molto più bad boy di Tyler. Anche se, per bad boy, intendiamo ascoltare musica di nascosto dai suoi genitori durante l’adolescenza.

Lui la passione per la musica l’ha avuta sin dall’adolescenza, in particolare per la batteria e per i generi punk e rock. Prima dei Twenty One Pilots, ha suonato nei House of Heroes, sostituendo il batterista.

Ma è quando ha visto i Twenty One Pilots su un palco, che ha capito di voler suonare con loro. E ci è riuscito, quando l’anno successivo il batterista della band abbandona il suo ruolo.

Dun nei TØP (acronimo con cui viene chiamata la band) è il batterista e il percussionista.

Perché ascoltare i Twenty One Pilots: le lyrics

Va bene, l’insieme degli strumenti, la musica, il ritmo, è perfetto. Puoi ballarle in discoteca o in una festa, puoi cantarle sotto la doccia o mentre ti rilassi leggendo un libro.

Ma non è quella la parte più bella di questi fantastici artisti. Non pensate che i Twenty One Pilots siano la solita band per adolescenti che canta canzoni d’amore.

Per parlare delle loro lyrics, iniziamo dal loro primo album.

Il primo album in studio è Twenty One Pilots e parla di fede (entrambi sono cattolici e sono cresciuti in famiglie molto credenti), depressione e disturbi mentali.

And I’ll try to delay what you make of my life

But I don’t want your way

I want mine

I’m dying and trying

But believe me I’m fine

But I’m lying

I’m so very far from fine

Fall Away, Twenty One Pilots

Ora immagina essere un’adolescente in una relazione tossica, o semplicemente con dei genitori che pretendono di scegliere per te l’università che tu dovrai frequentare.

Fa esattamente quello che la musica deve fare: ti fa pensare, ti fa ragionare, ti fa piangere e ti fa realizzare, in qualche modo ti aiuta.

Poi ascoltiamo il secondo album, Regional at Best, con delle canzoni che possono letteralmente essere considerate un inno alla vita, alla lotta contro le difficoltà più difficili.

But there’s hope out the window

So that’s where we’ll go

Let’s go outside and all join hands

But until then you’ll never understand

Guns for Hands, Twenty One Pilots

Perché, anche quando ti sembra che tutto vada male, quando ti sembra di non avere una via d’uscita, devi ricordare che insieme si supera tutto. E sembra proprio che il cantante ti stia offrendo la sua mano.

Nel 2013 pubblicano Vessel, il terzo album vede molte tracce del precedente, ma anche in questo caso si trattano temi molto delicati, come ad esempio quel silenzio che spesso ci circonda, e noi non riusciamo a combatterlo.

Perché sometimes quite is violent, come viene detto nel brano Car Radio, che vede proprio una crescita personale, da vittima a lottatore, e quasi ti viene voglia di urlare insieme a lui.

Gli ultimi due album, invece, sono delle vere e proprie storie

Quando parte Stressed Out, brano che più di tutti ha lanciato i Twenty One Pilots, pensi “Wow, è proprio una bella canzone”, ma poi ascolti il testo e pensi “Cavolo, ma parla di me”.

Stressed Out parla di insicurezze, parla di quei “bei vecchi tempi” in cui vivevamo con mamma e papà e pensavamo di essere invincibili. Invece, adesso, “we need to make money” (Stressed Out, Blurryface).

Ma soprattutto, Tyler e Josh presentano Blurryface (titolo del penultimo album), l’alter ego di Tyler. Ed è qui che inizia la storia.

Blurryface è la personificazione delle paure, dell’ansia, di tutto ciò che caratterizza la società moderna. Nell’album successivo, Trench, si parla invece di Dema, la città distopica che quasi ci fa a pensare a 1984 di Orwell.

A Dema, non puoi avere sentimenti, vivi in una trincea (il nome dell’album tradotto) e devi essere uguale a tutti gli altri.

Ma i due album si caratterizzano anche per i messaggi criptici e nascosti fra le lyrics, infatti nell’ultimo album incontriamo Clancy, che insieme ai suoi compagni è intrappolato in Dema.

Tuttavia “Dema don’t control us” e soprattutto “we’ll win but not everyone will get out” (Nico and the niners, Trench).

Ma non spetta a noi di The Web Coffee raccontarvi questa storia, indossate delle cuffie ed entrate anche voi nella testa di Tyler e Josh.

Vi giuro, che ne varrà tutta la pena.

Views All Time
Views All Time
102
Views Today
Views Today
2
Next Post

Nika Vite da Strada: Quando una donna trova la forza di rialzarsi

Facebook Twitter LinkedIn Il 23 gennaio, siamo stati invitati alla prima del film “Nika vite da strada“, tenutasi nella sala Federico Fellini di Cinecittà. Regia di Mirko Alivernini. La prima è stata presentata da uno degli intrattenitori conosciuti della Rai, Fortunato Bellavita che ha permesso di rallegrare una serata ricca […]
nika vite da strada

Subscribe US Now