Il movimento me too ha davvero aiutato a parlare di violenza sulle donne?

Il caso Weinstein ha fatto tremare Hollywood: moltissime donne, famose attrici, hanno dichiarato di aver subito molestie da lui o violenze nell’ambito cinematografico.

Si è scoperchiato un sistema marcio, che vedeva molte attrici vittime di ricatti e violenze. A seguito dello scandalo del produttore, l’attrice Alyssa Milano ha dato il via alla campagna del #metoo: un movimento in cui ogni donna che ha subito violenze o molestie, potesse uscire allo scoperto.

Ed è stato sorprendente vedere quante star hanno subito violenze durante la loro vita: attrici del calibro di Jane Fonda hanno ammesso pubblicamente di essere state vittime di violenza.

L’ultima in ordine di tempo è stata Lady Gaga, che in diretta durante un’intervista a Oprah Winfrey, ha ammesso di essere stata violentata ripetutamente quando ave a 19 anni.

Ma le donne vengono credute?

La domanda che ci poniamo è la seguente: c’è davvero bisogno di un movimento collettivo affinché le donne possano parlare delle violenze subite?

A quanto pare, purtroppo, si. E la cosa peggiore è che le donne comuni, quelle normali che non sono famose e non possono contare su uno status sociale elevato, generalmente non vengono credute.

Fin dai tempi antichi, le donne sono state bottino di guerra: venivano violentate dagli invasori, come simbolo di supremazia, di sottomissione. Violentare o molestare una donna, è disgraziatamente un modo per ostentare potere. E il caso Weinstein lo ha dimostrato senza dubbio.

Weinstein era un produttore affermati ad Hollywood, anzi era Hollywood: aveva talmente tanto potere da investire denaro nella campagna elettorale di Hillary Clinton.

Ecco perché nessuna ha parlato prima dello scandalo, perché avrebbe significato perdere il lavoro, la credibilità, i sacrifici fatti per arrivare a quel livello.

Ma la cosa peggiore sono i commenti di chi dice “beh lo sapevano tutti bastava non andarci”: questo è ancora peggio di un sistema marcio, perché implica un giudizio basato sulla non conoscenza.

L’essere umano ha questsa innata tendenza al giudizio express, facile e veloce: ti hanno violentata? Behcqualcosa avrai fatto per meritarlo. Magari avevi una gonna corta, o eri ubriaca, o hai provocato in qualche modo un “maschio” incapace di controllare i propri istinti.

Sia chiaro che non si vuole assolutamente dire che gli uomini siano questo, perché sarebbe assurdo anche solo pensarlo. Esistono uomini rispettosi, premurosi, umani e sono la maggioranza.

Chi violenta non è uomo, è spazzatura. E chi giudica una donna violentata non è tanto diverso.

Ci vuole coraggio a parlare di una violenza, a raccontarla a riviverla, e questo va riconosciuto a chi riesce a farlo.

Ma il contorno deve cambiare, deve sparire quell’aura di dubbio che circonda la donna quando racconta la sua storia di violenza: se sei famosa lo fai perché cerchi visibilità (Lady Gaga infatti non è conosciuta per nient’altro), se non sei famosa hai equivocato, hai capito male, tu sei quella che ha mandato segnali sbagliati quindi alla fine la colpa è tua.

E sarà tua anche dopo, quando avrai accusato il tuo aguzzino e sarai vista come quella che gli ha rovinato la vita, quando la tua è irrimediabilmente spezzata.

Quindi il primo passo sarebbe smettere di giudicare, di puntare il dito perché le prime a farlo sono proprio le donne. Evitiamo il giudizio e creiamo una società in cui una donna che subito il peggiore dei crimini, si senta quantomeno non sotto accusa. Ci sembra il minimo che una società civile possa fare. Un abbraccio enorme a tutte le donne che hanno subito violenza.

About Tania Carnasciali

Sognatrice, curiosa, amante della scrittura. Probabilmente vivo in un mondo a parte, ma ci vivo bene! Amo gli hippie, e tutto ciò che è anni 60-70. Appassionata di tutto e di niente, cerco di mettere un po' di me in ogni articolo che scrivo!

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