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Abusi sessuali: Alessandra Kustermann ed i centri antiviolenza

Abusi sessuali: Alessandra Kustermann ed i centri antiviolenza


Oggi si parla tanto di violenza perché è cresciuta nelle donne la capacità di vederla e chiamarla per nome

Ma ancora in poche oggi sono in grado di riempire il silenzio che imprigiona dentro di loro il ricordo di uno stupro.

L’incapacità di gridare al mondo la propria storia e permettere che questa trovi una via di fuga, crea dei danni tali che spesso rendono le vittime incapaci di scindere l’orrore di un abuso dal vivere quotidiano.

I motivi di tale silenzio sono molteplici e spaziando dalla vergogna alla paura di tradurre in parole ciò che vorrebbero solo dimenticare.

Le donne si sentono colpevoli di non essersi difese per paura di peggiori conseguenze, colpevoli di essere tornate a casa da sole attraversando strade buie, colpevoli di aver portato il cane a spasso in un parco, colpevoli di aver aperto il portone di casa senza controllare se avevano qualcuno dietro le spalle.

Colpevoli di aver parlato con un amico o di aver accettato che pagasse la cena, colpevoli di essersi ubriacate in compagnia, colpevoli di aver riso mentre il partner era di cattivo umore, colpevoli di aver indossato il vestito sbagliato.

La vergogna invece è più facile da descrivere: la violenza è un’ invasione del nostro corpo, un estremo affronto, un’umiliazione ingestibile. 

Ma fatto ancora più grave è che le conseguenze di uno stupro si protraggono negli anni, riversandosi arbitrariamente sulla vita della vittima, plasmandone il carattere e modellandone la vita sociale in una sorta di finzione che funge da barriera tra passato e presente.

L’alienazione del cuore le rende incapaci di fidarsi sia di sé stesse che del prossimo, spingendole fin troppo spesso a gesti estremi, come il suicidio.

Sono queste le ragioni che hanno spinto comunità, associazioni e gruppi di sostegno ad aprire dei centri di accoglienza per chiunque abbia subìto un trauma psicologico di tale portata.

Ed oggi andiamo a scoprirne uno in particolare, fondato nel 1996 da Alessandra Kustermann, la prima donna a diventare primario della clinica Mangiagalli, la signora che negli anni è stata riferimento per la difesa della legge sull’aborto, nonché la fondatrice del “Soccorso Violenza Sessuale e Domestica“.

kustermann-ALLA-MANGIAGALLI Abusi sessuali: Alessandra Kustermann ed i centri antiviolenza
Alessandra Kustermann alla Mangiagalli

Il “Centro medico specialistico di assistenza per i problemi della violenza alle donne e ai minori”, è rivolto a tutte le vittime di violenza, di qualunque sesso e età.

È un servizio che ha come obiettivo quello di offrire informazioni, accoglienza e assistenza sanitaria e medico legale, sostegno psicologico e sociale per l’elaborazione del trauma connesso alla violenza subita.

Alle vittime di violenza viene offerta anche una consulenza legale gratuita da parte degli avvocati dell’Associazione “SVS DAD ONLUS”, che affianca il servizio fin dal suo inizio.

Sarà poi la stessa Alessandra Kustermann a seguire con dedizione i progressi e i delicati processi di medicazione della psiche delle persone abusate, con la pazienza nata dalla consapevolezza che non sempre il percorso intrapreso porterà ad una guarigione certa e assoluta.

Alessandra Kustermann ride volentieri. Una risata spessa, a cascata, che travolge la voce. A 65 anni, sebbene proclami il suo diritto alla pensione, coordina una equipe di ginecologi, medici legali, neuropsichiatri infantili, psichiatri, infermieri, ostetriche, assistenti sociali e psicologhe.

Mansioni impegnative che sottolineano la sua determinazione nel
mettere la donna al centro, e nel camminare con lei verso l’uscita dalla violenza senza prevalicarla, rispettando i suoi tempi e lasciando che sia lei a accettare gli aiuti possibili.

In questa stratificazione di lavoro e vita privata, nell’accumulo di passioni e inevitabile stanchezza, c’è qualcosa che somiglia molto a un concentrato della potenza femminile.

Bisognerebbe avere forze dell’ordine e magistrati più diffusamente preparati a valutare le situazioni più pericolose per far sì che le donne non muoiano più di una morte annunciata.

… da un’intervista di Alessandra Kustermann

La genesi della violenza degli uomini sulle donne è riconducibile a una cultura diffusa che ancora assegna agli uomini il ruolo dominante in famiglia, nel lavoro e in politica

Le donne che non accettano questo dominio provano a ribellarsi,  ma questo suscita un aumento dell’espressione della violenza da parte del partner e in loro un aumento del senso di impotenza appresa.

Sulla base di questo pensiero, Alessandra Kustermann ha costruito un’intera esistenza che potrebbe benissimo riassumere l’esistenza di tutte le donne.

Soprattutto oggi, nell’era aspra della nostalgia per la famiglia di un tempo, prontamente tradotta in disegni di legge, come il discusso decreto Pillon, o nell’era in cui la legge 194 ancora non è liberamente accettata in ogni angolo d’Italia.

E’ una dura lotta che porta avanti a spada tratta, sottolineando a più riprese che essere donne non è né un privilegio né uno svantaggio, ma semplicemente un sacrosanto diritto di essere considerate persone.

E il primo passo per tornare ad esserlo è denunciare un abuso, lottare per la propria libertà, affrontare un calvario a testa alta, ricordando sempre che laddove da soli non arriviamo, arrivano in nostro soccorso specialisti che hanno fatto della nostra felicità la loro missione di vita.

Se anche tu che stai leggendo ti trovi in una situazione rischiosa e vuoi contattare questo centro antiviolenza o un altro più vicino alla tua città, segui queste dritte:

Qualcuno può scoprire e/o controllare i tuoi accessi in internet?
I principali programmi con cui navighi in internet (browser) sono: Google Chrome, Internet Explorer e Mozilla Firefox. Tutti i browser salvano sempre delle informazioni che riguardano l’elenco dei siti visitati (cronologia) , le immagini di questi siti e le parole inserite nei motori di ricerca. I motori di ricerca sono le pagine web per la ricerca in internet, ad esempio: Google, Yahoo Search, Bing, AOL.
Chi accede allo stesso pc che hai utilizzato per le tue ricerche, potrebbe recuperare queste informazioni.

Ricerca nascosta: tutti i principali browser hanno una modalità di “navigazione nascosta” che, una volta abilitata, non immagazzina informazioni sulla tua navigazione in Internet in quella finestra. Questo non impedisce ai servizi on-line di vedere ciò che hai visualizzato, ma ti consente di non lasciare tracce sul tuo computer della tua attività in Internet (no cronologia, web cache o altro) e questa è una prima precauzione da prendere.

Cronologia: I browser conservano l’elenco dei siti web che hai visitato: si chiama “Cronologia” e può essere cancellata.

EMAIL

Se un maltrattante ti manda messaggi minacciosi o offensivi via email, puoi salvarli e/o stamparli come prove della violenza subita. Tutte le email che hai mandato vengono salvate in “Posta inviata”.

Se inizi a scrivere un’ email ma non la finisci, generalmente la puoi trovare tra le “Bozze”.

Se rispondi ad un’ email, il messaggio che ti è stato inviato rimarrà nel corpo dell’email, quindi, se non vuoi che qualcuno veda il tuo messaggio originale, stampa l’email e poi cancellala dal programma con cui gestisci le tue email (ad esempio Outlook Express, Outlook, Thunderbird, ecc.) o dal sito internet con cui le stai guardando.

Info di accoglienza Soccorso Violenza Sessuale e Domestica

Quando elimini un’email in programma di gestione delle email, questa non viene effettivamente eliminata, ma viene solo spostata in una cartella chiamata “Cestino”. Per eliminarla definitivamente, devi andare in Cestino, selezionarla ed eliminarla.

SICUREZZA GENERALE

Se non utilizzi una password per entrare nel tuo computer, altre persone potrebbero entrare nella tua posta elettronica o vedere l’utilizzo che fai di internet. Inoltre, le informazioni che ti abbiamo dato potrebbero non nascondere completamente le tue tracce perché molti browser hanno delle funzioni che mostrano i siti visitati di recente. La modalità più sicura per fare ricerche in internet è non utilizzare il tuo computer personale, ad esempio alla biblioteca locale, in un Internet Café, a casa di un amico

CONTATTI: Soccorso Violenza Sessuale e Domestica

Ambulatori
02 5503 2489

svsed@policlinico.mi.it

Clinica Mangiagalli
via della Commenda, 12

 

 

 

 

 

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