Come sopravvivere al Natale quando si è affetti da “Sindrome del Grinch”

Come sopravvivere al Natale quando si è affetti da “Sindrome del Grinch”

Le lucine colorate ti causano fotofobia e tic nervosi? Le canzoni di Natale generano in te conati di vomito ed attacchi di panico?

L’idea dei regali e dei negozi affollati è per te un incubo, e il solo pensiero di dover presenziare alle infinite cene coi parenti provoca spasmi ed eritemi da stress a punti poco simpatici del tuo corpicino?

Bene, se il tuo motto è “all I want for Christmas is STAY AWAY FROM ME”, allora questo articolo è dedicato a te, amico Grinch!

La “Sindrome del Grinch”

Di certo tutti conoscono il film ispirato ai famosissimi racconti del Dr. Seuss, “Il Grinch“, con protagonista lo ssspumeggiante Jim Carrey: personaggio cinico, misantropo, irascibile e burbero, verde e peloso, con il cuore “di due taglie più piccolo“, che ha vissuto per più di cinquant’anni nella caverna del monte Briciolaio, con l’unica compagnia di Max, il suo cane.

Odia i Chi di Chinonso (abitanti della cittadina ai piedi della montagna) e più di tutto odia il Natale: il suo unico scopo è infatti è di rubar loro questa (per lui) fastidiosa, rumorosa ed inutile festa.

Tralasciando il lieto fine, in cui il Grinch diventa buono e capisce che dietro il consumismo del Natale si nasconde un significato più profondo che non aveva mai considerato, l’avversione per le feste non è poi così rara al giorno d’oggi.

Perché se è vero che in tanti associano il periodo delle feste a sentimenti quali gioia, serenità, armonia, generosità, amore, ci sono persone che non la pensano esattamente così.

Per molti, infatti, il Natale è un vero e proprio incubo, vissuto con estremo disagio.

E questo disagio, che possiamo definire come “sindrome del Grinch“, è più attuale (e reale) che mai:  un recente studio realizzato dall’Università di Copenaghen e pubblicato sul British Medical Journal, infatti, ha dimostrato che nel nostro cervello esiste un’area designata al piacere che, nelle persone che amano il Natale, si “accende” proprio in questo periodo.

In altre persone, tuttavia, questo processo non si verifica. Anzi, il cervello fa scaturire una vera e propria avversione per le festività natalizie, soprattutto se si hanno esperienze negative o tristi legate a questo particolare periodo dell’anno  (risalenti magari all’infanzia).

Come sopravvivere al Natale: i 3 punti fondamentali

E’ dunque possibile superare in modo rapido (e quasi indolore) le feste? Certo che si, compagno Grinch.

Basta osservare questi pochi e semplici spunti, e concentrarsi sull’idea che queste feste equivalgono (per quanto possibile) ad una vacanza.

Ed è con questo spirito, e un po’ di sano “egocentrismo”, che questo periodo risulterà persino, a tratti, piacevole.

Punto numero uno: dedica del tempo a te stesso.

Abbiamo chiarito che il Natale va inteso come periodo di vacanza, se possibile, quindi perché non pensare a noi stessi, prima di tutto? E quindi, via all’egoismo sano.

Ritaglia i tuoi spazi, dormi fino a tardi, leggi un libro, fai un bagno caldo con candele profumate e fette di cetriolo sugli occhi.

Occupa il tempo in lunghe passeggiate, il più lontano possibile dalla folla, o comunque con le cuffie nelle orecchie per evitare chiacchiere noiose e  moleste, insomma fai quel che ti fa stare bene: il che però non include lo sterminio di massa della folla esagitata in fila davanti al negozio di Pandora.

E a tal proposito, ecco che approdiamo leggiadri al punto numero due: sia benedetto l’internet.

Il ventunesimo secolo ci offre milioni di comodità, dunque perché non sfruttarle al massimo? Se proprio ti senti obbligato (da sentimenti o convenzioni sociali devote al consumismo, non importa) a fare regali, fa’ pure.

Ma utilizzando le benedizioni che questo secolo ci offre, come ad esempio lo shopping online.

Su internet ormai puoi acquistare di tutto, dalla lettiera per il gatto alla dentiera per la nonna: approfittane!

Dì pure addio alle file interminabili, alle folle impazzite, alle losche facce da mercato nero delle “sciure” che tentano di accaparrarsi l’ultima sciarpa color senape in offerta da regalare alla nuora, celando a lor stesse e al mondo l’intimo e più reale desiderio di utilizzare suddetta sciarpa per strozzare suddetta nuora e farlo passare per un incidente.

Come se una sciarpa color senape non fosse una cattiveria abbastanza grande (che poi, il colore del 2020 sarà il blu: compra online, stai un passo avanti alla suocera!).

Punto numero tre: molla i parenti serpenti.

Di tre cose non si parla mai a tavola: religione, politica e sesso. Beh, stai pur certo che due su tre alla cena di Natale invece ti toccan sicuro.

Non c’è niente da fare: le cene in famiglia, con i parenti che se vedi un solo giorno all’anno un motivo ci sarà, sono quasi sempre interminabili e tremendamente inopportune.

I discorsi variano dal credo religioso, all’orientamento politico, all’educazione dei figli, fino ad arrivare, inevitabilmente, a te.

E lo studio? Il fidanzatino? E il lavoro? Ma quando ti laurei? E quando diventerai finalmente indipendente? E poi, il matrimonio? Ed i figli? Ed il gatto?!

E niente, livello di interrogatori che la CIA glie’ fa un baffo.

La soluzione a quest’interminabile tortura? Beh, mollali. Declina gentilmente l’invito, adduci una qualsiasi (ma credibile) scusa, e mollali. Ti svelo un segreto: la tua assenza non è punibile con la pena di morte.

Stai con chi ti fa stare bene, circondati di persone che ti fanno sorridere, o resta solo, se preferisci.

Rifugiarsi nella propria “comfort zone“, di tanto in tanto, beh nemmeno quello è un peccato mortale, se ti rende felice.

Punto bonus: partire per Honolulu con mago Merlino

E se tutto questo non basta, la soluzione migliore resta la fuga (mago Merlino docet): preferibilmente in un posto esotico, soleggiato, con palme ed ukulele al posto di abeti e campanelle.

E rum, tanto rum.

Che ormai lo spumante è davvero troppo mainstream.

 

Pubblicato da Martina Bruno

Martina, 30 anni. Scrittrice per passione, lettrice per amore. Web Editor freelance. Amante del vino e della buona cucina, dell'inverno e delle colazioni al tramonto, dell'odore delle pagine dei libri e delle lettere scritte a mano. Ossessionata da serie TV e film fantasy, consumatrice accanita di caffè. Colleziono ossimori e parole antiche. Sognatrice incallita, sempre in partenza. Esperta di viaggi, mentali e non. Appassionata di fotografia, arte, musica, favole. Credo nel lieto fine, sempre.

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