Mary Poppins: la magia al femminile

Mary Poppins: la magia al femminile

Mary Poppins, la bambinaia che tutti avremmo voluto.

Il suo viso sorridente, il suo carattere dolce ma talvolta risoluto sono stati il sogno di intere generazioni, che vedevano in Mary Poppins la bambinaia perfetta.

Questo personaggio nacque dalla penna della scrittrice inglese P. L. Travers nel 1934 ed è uno dei miti femminili del ‘900. Cosa la rende tale?

La tata più famosa del mondo ha mille segreti con sé: arriva con il vento dell’est e se ne va con quello dell’ovest guidata dal suo magico ombrello che le permette di volare. Quante volte anche noi vorremmo spostarci così? Mary Poppins porta i bambini in mondi magici e a contatto con strampalate personalità piene di pregi. Il suo potere più rande però è quello di aver conservato alcune capacità che hanno solo i bambini, come quella di rapportarsi parlando con gli animali.

Mary Poppins: perché è un’icona femminista?

Mary Poppins è una donna libera, capace di organizzare una casa e nello stesso tempo conoscere mille segreti, avere molti amici e una vita fuori dal normale. Poteva sembrare una strega, ma lei voleva assolutamente essere normale e si arrabbiava quando i bambini parlavano dei suoi poteri. La bambinaia inglese era una donna moderna, piena di impegni, forte e dolce allo stesso tempo. Oggi si direbbe ‘multitasking’. É un esempio per tutte le donne grazie al suo sorriso e alle sue capacità educative, insegna i bambini ad ascoltare, a obbedire ma anche a inseguire i loro sogni, a non aver paura di essere diversi. Nel primo libro inoltre emerge l’immagine delle suffragette, rappresentate anche nel film dalla mamma dei bambini, impegnatissima nella campagna per il voto femminile.

Mary Poppins e la sua borsa.

La borsa di Mary è il sogno di ogni donna: capace di contenere qualsiasi cosa e leggerissima. La Travers riesce a concentrare in un solo personaggio tutte le caratteristiche di una donna, sia positive che negative e grazie alla magia e all’ironia riesce a portarle alla ribalta. Sicuramente nel 1934, quando scrisse il libro, non erano argomenti di cui si poteva parlare liberamente. Una donna era preferibile rimanesse zitta e buona a casa, ma siamo nel pieno della lotta per i diritti femminili in America e P.L. Travers non poteva rimanere in silenzio, doveva dare il suo ottimo contributo alla causa.

Articolo di Erika Franceschini

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