Yesterday
Love was such an easy game to play
Now I need a place to hide away
Oh, I believe in yesterday…

Cantavano i Beatles nel lontano (ma non troppo) 1965, una canzone divenuta pietra miliare della musica.

Una musica che al giorno d’oggi sembra essere  davvero cambiata: i nuovi idoli sono come Achille Lauro e Sfera Ebbasta che riempiono giornali, non solo di gossip, con le loro eccessive dipendenze o comportamenti particolarmente pericolosi.

Una musica più intenta a far soldi ed audience mentre vengono snobbati grandi cantanti che hanno fatto la storia di questa arte come Claudio Baglioni o Gianni Morandi spesso colpiti da polemiche più o meno giustificabili, veritiere.

Oggetto di questa dimenticanza, quasi cancellazione da parte di nuove mode sono, possono essere, anche le colonne portanti della musica,proprio come la band di Liverpool, riesumata quasi con noncuranza solo in occasioni particolari come il Natale di cui Lennon fu grande protagonista con la sua “War is Over”.

Il cinema sembra essersi accorto di questa metamorfosi, di questa trasformazione del linguaggio tra i 2000 e le generazioni che sono precedenti ad essa. 

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Fonte : BBC

Ieri nelle sale é uscito il film “Yesterday” che parla di un giovane il quale, rendendosi conto che il mondo sembra aver dimenticato i Fab Four, inizia a cantare i grandi successi del gruppo di Liverpool diventando una celebrità. 

Ormai solo un settantanovenne riesce a preservare questo genere di creazioni che, negli anni 60, hanno plasmato il volto di un epoca tanto che Lennon descrisse i Beatles “più popolari di Gesù Cristo”.

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Fonte: SoundsBlog

Nel 1965, questi quattro ragazzi divennero baronetti per mano di Elisabetta II per meriti verso il paese.

Nel 2018 a Paul è stato addirittura riconfermato il titolo nobiliare. 
Oggi, purtroppo, il mondo sembra essersi dimenticato di questa nobiltà dietro la musica e i meriti che può dare al paese di provenienza per cercare la fama facile anche con l’aiuto di sostanze stupefacenti come Rolls Royce al Festival di Sanremo. 

Tuttavia un barlume di speranza per la vera musica, priva di riflettori e  rotocalchi è presente dal 1498 ad opera di Massimiliano I d’Asburgo: sono i Piccoli Cantori di Vienna.

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Cento ragazzi tra i 10 e i 14 anni divisi in quattro gruppi due dei quali si sono esibiti anche all’estero.

Oltre al loro secolare compito religioso presso la Cappella Imperiale della Hofburg, realizzano versioni struggenti ed eccezionali di brani moderni come la famosa ” All You Need is Love” del gruppo beat. 

Trecento concerti all’anno  per la gioia di 500 000 persone.

Questi ragazzi sono, insieme a Sissi ed ai lipizzani uno dei simboli della capitale austriaca e della musica in generale.

Un baluardo della dolcezza classica ma anche delle moderna priva dell’eccessivo clamore mediatico.

Grazie a loro anche i Beatles, insieme a Mozart Haydn ed Hendel toccano il cuore.

SITOGRAFIA:

Vienna

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