Era il 2016 quando a Bergamo si firmò una petizione per togliere la cittadinanza onoraria a Mussolini, conferitagli nel 1924. Si trattava di una petizione popolare, che contava 1500 firme, appoggiata dall’Istituto Bergamasco per la storia della Resistenza.

Ieri, lunedì 11 marzo 2019, in serata, dopo un’accesa discussione in consiglio comunale, si è deciso di deliberare il non riconoscimento di tale cittadinanza. Mussolini non è più cittadino onorario di Bergamo.

13 consiglieri erano favorevoli alla revoca, 10 erano contrari, 10 astenuti: un consiglio spaccato, dunque, dove a prevalere è stata la maggioranza.

La proposta di revoca in consiglio è stata avanzata in quanto avere Mussolini tra i cittadini onorari sarebbe “in contrasto con i principi e i valori della nostra Costituzione”.

L’intento è quello di rendere questo disconoscimento “un monito per il futuro per cercare di arginare e prevenire ogni forma di fascismo”.

A favore della revoca, accanto a Sinistra Unita, era il Partito Democratico, che si è espresso in maniera chiara in merito.

Durante l’intervento in consiglio Massimiliano Serra ha ricordato alcuni dei cittadini onorari di Bergamo. Tra questi, Liliana Segre, testimone della Shoah, ed Ernesto Oliviero, fondatore del SerMiG.

“Il disconoscimento che votiamo oggi è un giudizio consapevole, chiaro, fermo e inequivocabile sulla figura di Mussolini, una valutazione sui non-valori su cui si è fondata la sua dittatura totalitaria e un giudizio sull’ideologia fascista. Dis-conoscere la cittadinanza onoraria a Mussolini e chiederne la cancellazione dal Registro dei cittadini onorari vuole affermare che il Duce non può legittimare e moralmente stare a fianco di Liliana Segre, Ernesto Oliviero, Mons. Capovilla e degli altri pochi grandi personaggi che sono stati insigniti della massima onorificenza di questa città”- Massimiliano Sarra, PD

A scegliere invece l’astensione è Giorgio Gori, sindaci di Bergamo, che già precedentemente si era espresso in merito.

Nel 2017 aveva affermato che la cittadinanza andava lasciata “come monito”. “Proporne la cancellazione”, aveva detto, “è un errore che denuncia una mancanza della necessaria distanza dai fatti della storia”.

Questa è una città antifascista, questa è un’amministrazione antifascista, che in cinque anni ha dato infinite prove di quali siano i suoi valori di riferimento. E revocare, anzi oggi “non riconoscere”, la cittadinanza onoraria a Mussolini, a 74 anni dalla sua morte, a mio avviso non aggiunge sostanzialmente nulla.

Io credo che la politica si giudichi dai fatti. E noi, coi fatti, siamo stati per la libertà di espressione, per la pace, per il rispetto delle opinioni di tutti, per il riconoscimento della diversità come valore; siamo stati contro la violenza e qualunque forma di autoritarismo, di discriminazione, di intolleranza.
Noi abbiamo fatto PRATICA di antifascismo, richiamando ogni giorno nella nostra azione i valori della Resistenza e della Costituzione Repubblicana, e operando per tenere vivo anche tra le giovani generazioni il ricordo dei crimini e dei tragici errori legati al fascismo.

Non è quindi l’adesione ad una petizione, come qualcuno in questi anni ha inteso, da che si è iniziato a riparlare della cittadinanza onoraria di Mussolini, a poter determinare il tasso di antifascismo di ciascuno di noi.- Giorgio Gori, sindaco di Bergamo

Tra i partiti che scelgono di votare contro, ci sono Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia.

La critica e la denuncia dei fatti legati al fascismo arriva tuttavia decisa anche da questi partiti.

Bergamo non è la prima città che sceglie di revocare la cittadinanza onoraria a Mussolini.

Mantova, Milano, Livorno, e altre città lo hanno fatto prima della capitale orobica. In ogni città, a seguito della decisione, sono fiorite proteste, spaccature ed esultanze; questo dimostra che il fascismo continua ad essere un tema scottante per i cittadini italiani, che apre a dibattiti e discussioni.

Anche a Bergamo il tema è sentito. Negli ultimi mesi si sono moltiplicate le prese di posizione riguardo a personaggi legati alla storia del fascismo o della Resistenza, come Antonio Locatelli o Ferruccio dell’Orto. Sulla revoca della cittadinanza, alcune associazioni già si sono espresse. L’ANPI, ad esempio, “esprime grande soddisfazione” e parla del disconoscimento come di un “giudizio chiaro e forte” e di “un atto importante che non cancella un ventennio di storia italiana, ma che ha l’ambizione di guardare al futuro”. Di certo, questa scelta del Consiglio comunale non lascerà indifferente la popolazione.

 

Fonti: BergamoNews, Repubblica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *