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You: lo stalking nel mondo delle serie tv

You: lo stalking nel mondo delle serie tv

You, la serie in cui gli spettatori simpatizzano per lo stalker

You- la serie è sicuramente uno tra degli argomenti più dibattuti dagli amanti delle serie TV.

La serie, da parte sua, ha un grande appeal, dovuto sostanzialmente al tema attorno cui ruota: lo stalking.

Ma quanto è riuscita a trasmettere qualcosa di concreto e quanto ha fallito? Cerchiamo di scoprirlo.

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Un Gossip Girl 2.0: un nuovo vecchio con un pizzico di dark

I protagonisti, sostanzialmente, si riducono a due: lo stalker Joe (alias Penn Badgley) e la “vittima” Beck (alias Elizabeth Lail). Attorno a loro due, infine, gravitano una decina di personaggi-comparsa, la cui presenza a volte è poco sviluppata e lasciata al caso, e altre totalmente inutile.

L’inizio promette, ma già dopo i primi 30 minuti si ha quella fastidiosa sensazione che il tutto finirà per essere una colossale delusione.

La storia è sempre la stessa: lui, sociopatico, riservato e trincerato dietro a un’aurea di sopraffina intelligenza e lei, bella, sensuale, “puttana” quanto basta per catturare la sua attenzione.

Lo svolgersi è qualcosa che risulta molto chiaro allo spettatore. Infilarsi nei panni dello stalker è davvero semplice; poco di impatto e inaspettate sono le mosse che fa da quell’incontro in poi.

Una storia che avrebbe potuto tingersi molto più di dark, che avrebbe potuto giocare molto più sottilmente con i processi psicologici così complessi e che hanno radici più perverse e “sadiche” rispetto a quello che emerge.

Joe non è un forte, come non è un cattivo nel senso più puro: non agisce mai perchè VUOLE, ma perchè DEVE. E’ un bugiardo patologico, non solo con gli altri, ma anche con sé stesso. E questo ha depotenziato moltissimo la forza fisica e psicologica del suo personaggio.

C’è da dire, però, che l’interpretazione di Penn e, soprattutto, il lavoro fatto sulla mimica facciale, è davvero encomiabile. Attore giusto, ma peccato che il personaggio non abbia una storyline così tanto valente da far brillare attore e personaggio interpretato.

Invece, il personaggio femminile di Beck rientra nel classico stereotipo della ragazza americana, superficiale, con il complesso paterno e che sceglie sempre i ragazzi sbagliati pur desiderando il principe sul cavallo bianco che la capisca, come fosse un libro stampato.

L’attrice in se, probabilmente, è stata anche brava nella sua interpretazione, ma troppo monotematica: o piangeva o rideva. Nessuna cura per la mimica, per i cambiamenti di sguardi o anche nell’intonazione. Molto monocorda.

Tuttavia, però, il problema fondamentale è proprio la costruzione psicologica che si è fatta di lei, come vittima: inconcludente, che ambisce a una vita agiata ma nello stesso tempo ripudia la superficialità e l’alterigia delle sue amiche, poco profonda, mai realmente protagonista della sua vita.

E’ una pedina nelle mani del padre, o della amiche o, infine, di Joe. Ma non è mai protagonista della sua vita. Neanche quando scrive. Sono gli altri che la costringono, o la spronano o le offrono una storia dal raccontare.

Sarebbe stato più interessante vedere, come vittima, una donna forte e consapevole di sè. Magari, con la stessa trama, il risultato sarebbe stato diverso.

Per tutto il tempo si ha l’impressione di essersi imbattuti in una versione dark di Gossip Girl, con il Dan Humphrey e la Serena Vardenwoodsen della situazione.

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Quando in un telefilm senti la necessita’ di C.S.I.

Un capitolo a parte meritano, invece, i raffazzonati crimini che Joe attua. Dal principio attentissimo a non lasciare tracce, poi manda tutto al macero.

Affrettato, impulsivo, indeciso, distratto, semina indizi e tracce lungo tutta la serie. Una caccia al tesoro fin troppo semplice, per chiunque.

Al nostro protagonista sarebbe servito vedere C.S.I. – scena del crimine.

La simpatia per lo stalker

Uno dei maggiori effetti negativi che la serie ha prodotto, soprattutto nelle spettatrici femminili, è quello di schierarsi dalla parte di Joe, lo stalker.

Come detto, non è uno stalker ben caratterizzato, almeno non nel senso della sua cattiveria e consapevolezza nell’agire. E non aiuta il personaggio davvero poco simpatico di Beck, per cui si finisce con il pensare: “che carino, vedi lui cosa è disposto a fare per lei, per amore” e lei, invece, bollata a ingrata di turno, viziata che non sa cosa volere dalla vita.

L’adorazione nei confronti del personaggio di Joe ha assurdamente raggiunto l’attore Penn Bandgley, che vede citato il nome del suo personaggio su twitter seguito da commenti di donne con il “sogno” di un ragazzo come Joe.

Se la serie si era posta l’obiettivo di far riflettere, non solo sullo stalking, quanto soprattutto sui social e di quanto si sia perso il contatto con la realtà delle cose, delle persone e dei contatti umani, beh… ha fallito!

Si ritrova a essere, al contrario, il caso-elogio di un sociopatico, troppo tenero da poter detestare. O almeno augurargli di essere smascherato e pagare i suoi crimini.

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Seconda stagione: ha un senso o meno?

Come detto, è stata già decisa una seconda stagione per You, vista anche la fine negli ultimi minuti dell’ultima puntata.

Avevamo bisogno di un finale così? Probabilmente no, eravamo già abbastanza delusi da tutta l’ultima puntata.

Tuttavia, il nome di Candice è ricorso così tanto, sia dove c’era o non c’era senso d’essere, che era d’obbligo spiegare chi fosse e quale il suo ruolo nella vita di Joe.

Quindi, un suo senso ce l’ha da questo punto di vista. Se ne avessimo davvero bisogno, chissà!

L’aspetteremo con la speranza che gli sceneggiatori sistemino il tiro rispetto a questa prima stagione, e che inizino a sfruttare con furbizia e senza essere politically correct, un tema che può dare tanto se ben sviluppato.

Promossa o bocciata?

In generale, nonostante quanto detto, è una serie che si lascia vedere. Dipende molto dalle aspettative e dalla sensibilità.

Chi ama situazioni più dark, approfondimento psicologico alla maniera Sherlock, probabilmente potrebbe rimanere deluso.

Sicuramente, anche solo per il fatto che è diventata una serie “evento”, che volente o nolente stuzzica la curiosità, è una serie che fa passare il tempo.

Un modesto sei politico, per ora, ma che non manca qui e là di regalare qualche piccolo colpo di scena che solleva la serie, altrimenti troppo piatta e dallo sviluppo già visto.

Se l’avete vista, fateci sapere la vostra. Cosa ne pensate?

Deborah Pellicola

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