Il morbo di K , la lista di Schindler e la storia di Leopold Socha: piccole luci nel buio della Shoah

martysmith89

Timidi episodi di pietà nel gelo della persecuzione degli ebrei

Oggi ricorre la Giornata della Memoria,in onore delle vittime della Shoah.

In quel giorno del 1945, infatti, vennero aperte le porte del campo di concentramento di Auschwitz, svelando un progetto di morte e distruzione,che nessuno poteva (o voleva) vedere.

Esso,infatti, era mirato all’estinzione completa e totale della razza ebraica, da parte del  dittatore Adolf Hitler, che considerava questo popolo “impuro”.

Emarginazione, esclusione dalla vita sociale, reclusione nei ghetti, fino alla “soluzione finale”, che aveva come fine ultimo la morte. Arsi nei forni crematori, non prima di essere ridotti a “numeri”, entità senza identità.

Non prima di essere deportati in campi di concentramento, ridotti alla fame e alla sete. A loro, in seguito, si aggiunsero zingari, omosessuali, handicappati, e negli ultimi anni, anche prigionieri di guerra.

Ma il principale obiettivo della “soluzione finale” erano gli ebrei. Una razza impura che doveva essere cancellata.

Stando agli ultimi dati, circa un milione e mezzo di persone non uscirono vive da Auschwitz.
Ma in tutto questo orrore, vi sono anche piccoli “spiragli di luce”, che la storia non cita abbastanza, ma alla quale la popolazione ebraica è grata, perchè grazie a questi spiragli molte famiglie ebraiche sono scampate alle torture e alla morte.

In questo articolo ve ne voglio raccontare tre che mi hanno particolarmente colpita.

La lista di Schindler: la fabbrica della salvezza durante la shoah

Parlando  di Shoah, la parola “lista” non suscita pensieri positivi: infatti la prima fase del progetto diabolico di Hitler consisteva proprio nel censimento degli ebrei e loro catalogazione in “liste” (alla quale sarebbe seguito il successivo isolamento in ghetti).

Questo non avvenne solo in Germania ,ma anche nelle terre da essa occupate e negli stati appartenenti all’Asse.

Ma la “lista” redatta da Oskar Schindler anzichè condurli alla morte, salvò circa 1.100 ebrei dallo sterminio .

A questo episodio s’ispira l’omonimo romanzo la lista di Schindler scritto dal 1982 dallo scrittore australiano Thomas Keneally, dal quale venne tratto l’omonimo film del 1993 diretto da Steven Spielberg.

Nato a Zwittau in Cecoslovacchia, Schindler fu costretto a trasferirsi a Cracovia, a seguito dell’occupazione cecoslovacca da parte della Germania nazista.

Nella cittadina polacca, acquista una fabbrica, che chiama Deutsche Emaillewaren-Fabrik,  e grazie alla quale riesce a dare un posto di lavoro a circa 1.200 lavoratori ebrei

1942: la persecuzione razziale è nel pieno del suo svolgimento.

Gli ebrei cominciano ad essere rilegati in ghetti, che puntualmente vengono “rastrellati” e la gente deportata verso i campi di sterminio.

Gli abitanti del ghetto di Cracovia vengono trasferiti un campo di concentramento a Plaszow: tutti, tranne 1100.

Gli “ebrei di Schindler”, infatti, vennero trasferiti nel complesso industriale adiacente, attraverso un accordo stipulato dallo stesso  con il comandante del campo.

Fu la loro salvezza.

Schindler morì nel 1974; sette anni prima, Il 18 luglio 1967 , l ‘apposita commissione israeliana Yad Vashemlo lo riconobbe Giusto tra le Nazioni

 

Leopold Socha : si è salvi “sottoterra”

Diversi furono  i non-ebrei che “hanno agito in modo eroico a rischio della propria vita e senza interesse personale per salvare la vita anche di un solo ebreo dal genocidio nazista della Shoah” :  tra questi compare anche il nome di Leopold Socha.

Nato in Ucraina nel 1909, Socha lavora come impiegato comunale per l’ispezione della rete fognaria, nonostante la sua fedina penale non sia pulitissima ( nel suo passato era stato anche in prigione per piccoli furti).

E proprio come nel caso di Schindler ,il suo lavoro e la sua conoscenza delle reti fognarie lo porterà a salvare una ventina di ebrei dal rastrellamento del ghetto di Leopoli

Shoah
Tratta dal film “In the Darkness”

Egli infatti, li nascose proprio nelle reti fognarie, che divennero il loro rifugio fino all’arrivo dell’ Armata Rossa nel 1945; morirà lo stesso anno per salvare sua figlia da un investimento da parte di un veicolo militare russo. Si dice che durante il funerale sui muri sia apparsa una scritta:

“Questa è la punizione di Dio per aver aiutato gli ebrei”

Alla sua storia è ispirato il film In Darkness di Agnieszka Holland

 

L’Ospedale Fatebenefratelli e la storia curiosa del “morbo di K”

1943: per l’Italia, fino ad allora alleata della Germania, è un anno di svolta; l’8 settembre di quell’anno, Mussolini firma l’armistizio. Due giorni dopo, le truppe tedesche occupano Roma , e il 16 settembre viene rastrellato il ghetto ebraico della città.

Di solito le malattie si sa, causano danni alle persone, provocando in alcuni casi la morte: ma la malattia di cui vi parliamo ha invece salvato diversi ebrei.

Parliamo di quello che viene ricordato come “il morbo di K” che ha infettato l’Ospedale FateBeneFratelli di Roma.

In particolare fu frutto della fantasia ed ingegno di Adriano Ossicini, primario del FateBeneFratelli, e di Giovanni Borromeo (riconosciuto dal memoriale della Shoah Yad Vashem come Giusto tra le Nazioni nel 2014).

Una malattia “quasi incurabile ma soprattutto contagiosa” : e proprio la paura del contagio fece desistere i generali delle SS a rastrellare anche l’ospedale, dove alcuni ebrei si erano rifugiati per sfuggire alle persecuzioni.

[il nome “morbo di K” deriva dalle iniziali degli ufficiali tedeschi Herbert Kappler e Albert Kesselring].

 

 

 

 

 

 

 

 

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