29 Ottobre 2020

Celiachia: quando il glutine fa male

Il lato “pericolosamente nascosto” della spiga di grano

Celiachia: definita dallo studioso Martin J. Blaser, ricercatore in microbiologia e malattie infettive in uno dei suoi libri [1] una delle “malattie dei nostri giorni”, ossia patologie croniche in grado di indebolire in modo violento e devastante, peggiorando progressivamente la qualità della vita di chi viene colpito.

E gli ultimi dati del Ministero della Salute confermano un aumento progressivo di persone affette da questa patologia, che da un momento all’altro (?) si trovano a non tollerare più il glutine.

La celiachia è una condizione patologica scatenata dall’ingestione di alimenti contenenti glutine e che si traduce in un’infiammazione cronica dell’intestino tenue.

Tale infiammazione porta a lesioni cutanee specifiche e distintive, soprattutto a carico dei i villi intestinali, che rivestono appunto l’intestino tenue e sono responsabili dell’assorbimento dei nutrienti.

Nello specifico si assiste ad una vera e propria atrofia dei villi stessi,fino alla vera e propria scomparsa di questi ultimi.

Da un punto di vista sintomatologico questo si traduce in fenomeni di :

  • diarrea cronica

  • dolore addominale

  • gonfiore addominale

  • ritardo della crescita nei bambini

  • astenia (carenza di energia)

Tuttavia la celiachia può assumere diverse forme; infatti può essere silente (caratterizzata da un’atrofia intestinale ma priva di sintomi) , tipica o sintomatica oppure

(nella pagina seguente…conosciamo meglio il glutine)

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