25 Ottobre 2020

Referendum in Catalogna: un sì tra guerriglia e illegalità

LA SETTIMANA PRIMA

Un Referendum che si sarebbe dovuto svolgere in un clima pacifico, nonostante l’opposizione del governo centrale di Madrid, che tuttavia non è stato a guardare.

Infatti la settimana precedente al referendum è stata caratterizzata da un clima di tensione ed ostilità: da una parte il popolo catalano che occupa edifici come scuole,palestre da adibire a seggi, dall’altra il governo madrileno, convinto dell’illegittimità del referendum e deciso più che mai ad impedirne lo svolgimento, con ogni mezzo.
Lo dimostra l’invio di circa 10000 soldati a Barcellona il giorno precedente al referendum.

IL GRAN GIORNO: REFERENDUM TRA FERITI, VIOLENZE E BANDIERE

Le minacce del governo e l’arrivo dei soldati sembra non fermare l’animo indipendentista e il desiderio di autonomia del popolo catalano, che si riversa fin dalle prime ore del mattino ai seggi ( precedentemente occupati con eventi e manifestazioni assolutamente pacifiche) e nelle piazze,con migliaia di bandiere catalane che colorano di giallo e rosso le strade di Barcellona.

La situazione, apparente tranquilla, clamorosamente degenera: le forze di sicurezza spagnole intervengono in decine di seggi allestiti in tutta la Comunità Autonoma per sequestrare le urne e il materiale elettorale e impedire lo svolgimento della consultazione, che per lo Stato spagnolo è illegittima e incostituzionale.

Ad ogni costo, anche se tale “costo” equivale a centinaia di persone ferite: 460, che diventeranno 800 alla fine della giornata elettorale.

Una nuova guerriglia,insomma: quello che i catalani non avrebbe mai sperato.

Una guerriglia che ha avuto ripercussioni in tanti aspetti, anche quello calcistico (Il Barça ha giocato a porte chiuse, e a fine partita Piqué, catalano, ha dichiarato la sua intenzione di lasciare la Nazionale Spagnola in caso d’indipendenza )

(Le fasi del referendum…nella pagina seguente)

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