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I rapporti post Brexit in Europa: il caso della Scozia

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Rapporti post Brexit in Europa: cosa cambia per l’Inghilterra e le sue “colonie” La Gran Bretagna è ormai fuori dall’Unione Europea. Gravi spese per chi vorrà studiare o vivere nell’isola. Non vi è più il programma Erasmus per i giovani europei. Passaporti e visti caratterizzeranno d’ora in poi gli ingressi nel regno, ma non dappertutto. Gibilterra, infatti, benché non più nell’Unione Europea, può godere dei privilegi del Trattato di Schengen sulla libera circolazione di persone e merci. Johnson ha rimarcato la libertà di nuovo in mani britanniche. La Brexit è ormai realtà. Non tutti, però, sembrano condividere la smania del premier britannico.

Rapporti post Brexit in Europa: la Scozia di Nicola Sturgeon

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A Nord del Vallo d’Adriano, la premier Nicola Sturgeon vuole stabilire il desiderio del popolo scozzese a rimanere nell’UE e l’unico modo per realizzare tale progetto è l’indipendenza da Londra, per promuovere una nuova Scozia come ponte tra Bruxelles e Londra e per tutelare gli interessi di Edimburgo nell’unione.

Si è già tenuto un referendum sulla scissione del Regno Unito nel 2014 dove vinse il no ma allora non vi era né la Brexit né gli inconvenienti che da essa sono partiti. Ora la voglia d’indipendenza è più forte che mai dato il fatto che gli scozzesi hanno votato in massa per il remain.

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In un certo qual modo, Londra sembra riconoscere un certa autonomia dato che la Royal Collection definisce Holyroodhouse Palace come monumento alla “Monarchia Scozzese” sottoposta alle regole di Edimburgo. Bruxelles ha visto le luci sul palazzo sede del parlamento europeo “Europe Scotland” con le due parole unite da una O divenuta un cuore grande come l’affetto che lega la capitale scozzese al centro dell’Unione Europea.  Inoltre, pochi mesi fa morì Sir Sean Connery.

Si può pensare a concedere, come omaggio alla sua memoria, l’obiettivo per cui ha combattuto per tutta la vita ovvero la scissione di Edimburgo da Londra. In quanto il trattato firmato a Westminster sembra non essere piaciuto al parlamento scozzese e allo stesso partito nazionale scozzese (SNP) di cui la premier è leader.

Rapporti post Brexit in Europa: in arrivo un secondo referendum?

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Una spaccatura, quella tra Scozia ed Inghilterra in seguito alla Brexit che potrebbe comportare la fine al Regno Unito nato nel 1603 quando Giacomo VI di Scozia divenne Giacomo I d’Inghilterra alla morte senza eredi di Elisabetta I. Tuttavia, già in occasione del precedente referendum, il governo scozzese s’è impegnato a mantenere la regina come capo dello stato anche in caso di divorzio da Londra.

Downing Street, al momento, sembra intenzionata a negare un secondo referendum ma i sondaggi danno in forte crescita gli indipendentisti e la voglia di far riconoscere da Westminster le specifiche regole, leggi che dal 1999 regolano il parlamento scozzese.

Una decisione da farsi per tutelare la  libera scelta degli scozzesi contro una decisione ritenuta arbitraria da parte di Londra.  Non solo, quindi, un punto nel programma politico del SNP ma un desiderio di circa il 52% della popolazione che si è espressa formalmente a favore di un secondo referendum.

Negato con forza da Johnson che però non può rimanere fermo davanti ad una così grande determinazione.  Il padre del premier inglese, Stanley Johnson, avrebbe infatti richiesto la cittadinanza francese per usufruire dei benefici dell’UE, come vorrebbero molti altri e soprattutto gli scozzesi.

Una nuova pagina si aprirà, nel 2021, nella storia europea e inglese.

In caso di vittoria alle prossime elezioni, infatti, la premier Sturgeon ha già fatto presente che intenderà chiedere a Londra un nuovo referendum nel quale l’esito potrebbe essere scontato a favore della scissione dei due stati e la conseguente fine del Regno, paura del premier Johnson ancora contrario a certe idee indipendentiste.

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