“Evaporati” in Giappone: storia di un fenomeno nascosto

“Evaporati” in Giappone: storia di un fenomeno nascosto

Gli evaporati giapponesi: un fenomeno apparentemente nascosto, ma divenuto negli ultimi tempi sempre più rilevante. In quanti di noi, almeno una volta, per una serie di motivi, ha pensato di mollare tutto, e sparire non lasciando traccia di sè? Bè, in Giappone, questo è un fenomeno terribilmente reale, che ogni anno colpisce migliaia di persone, che per la loro modalità di sparizione, misteriosa ed apparentemente senza motivo, sono state ribattezzate “gli evaporati giapponesi”.

Evaporati o  johatsu: chi sono esattamente?

evaporati giapponesi The Web Coffee

Quando un qualcosa “evapora”, come può essere l’acqua quando da liquido diventa vapore, questa cambia forma (in fisica,si parla di “stato”) e si disperde nell’aria, non lasciando più traccia di sè.

Proprio questo fanno gli “evaporati”: si tratta di persone comuni che di punto in bianco, decidono di sparire nel nulla, di cambiare totalmente identità, allontanandosi per sempre dalla loro vita precedente per crearsene una nuova, lontano da parenti, amici, colleghi di lavoro.

Quello degli evaporati in Giappone è un fenomeno generalizzato, cioè non coinvolge una fetta di popolazione precisa: tra i “johatsu”, infatti, si possono trovare anche persone insospettabili, come padri e madri di famiglia, mogli e mariti traditi, amanti abbandonati, ex manager, insieme naturalmente a persone in difficoltà.

Evaporati in Giappone : quali sono le origini di questo fenomeno?

Anche se il fenomeno è emerso solo negli ultimi anni, si comincia a parlare degli “evaporati” giapponesi negli anni ’60 del secolo scorso, in un film documentario, “Evaporazione dell’uomo”,  girato dal regista Shōhei Imamura e ambientato in Giappone. Un documentario che racconta come questo fenomeno non sia legato alle crisi recenti che coinvolgono il paese del Sol Levante, ma ci sia anche altro dietro, ossia le tradizioni morali, spirituali e militari giapponesi.

 

Negli ultimi anni, più precisamente nel 2016, la scrittrice Léna Mauger e la fotografa Stéphane Remael hanno pubblicato un libro, ““The Vanished. The ‘Evaporated People” of Japan in Stories and Photographs “(Gli evaporati del Giappone attraverso storie e fotografie) , nel quale raccontano in aneddoti e fotografie raccolte durante un viaggio di 5 anni, il dramma di chi non sopporta più il peso della vergogna. Un viaggio, nel quale le due donne hanno raccolto le testimonianze dei parenti e degli amici di questi “johatsu”, portando alla luce questo fenomeno in costante e preoccupante aumento.

Ma cosa spinge gli “evaporati giapponesi” a questo?

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Il motivo principale che spinge sempre più giapponesi ad “evaporare” sarebbe legato all’intenzione di “fare tabula rasa” del proprio vissuto, cestinare fallimenti e vergogne, pesi insopportabili nella comunità odierna, e ripartire quasi da zero.

Questo perché la società nipponica non ammette sbagli e/o fallimenti, e se ciò si verifica rappresenta un motivo di profonda vergogna: tra i “fallimenti” più comuni che vengono considerati tali dal popolo giapponese vi è ad esempio, perdere il lavoro in seguito a un errore ad una negligenza, oppure passare un brutto momento di difficoltà economiche, o ancora rompere un legame matrimoniale che durava da anni. Motivi che spingono queste persone ad allontanarsi e a sparire nel nulla.

Gli “evaporati giapponesi” e il loro rapporto con lo Stato

Quella degli evaporati giapponesi, dal governo statale, viene considerata come una vera e propria scomparsa amministrativa: queste persone, infatti, non scompaiono fisicamente dal Giappone, né tantomeno lasciano il paese per migrare altrove, ma semplicemente non sono più presenti con quella determinata identità.

Tale cambiamento è in un certo senso supportato dal governo nipponico, il quale garantisce la più assoluta riservatezza in merito ai dati finanziari ed economici di coloro che decidono di “scomparire”, impendendo persino ai parenti di queste persone di accedere alle risorse finanziare del proprio congiunto, cosa che normalmente viene fatta alla sua morte.

Inoltre in Giappone il documento d’identità è quasi un optional, e ciò consente di muoversi nel Paese senza timore di essere fermati dalle autorità ed essere redarguiti perché senza documenti, e quindi una maggior sicurezza per questi “evaporati”.

 

 

 

Pubblicato da martysmith89

Se dovessi descrivere la mia vita, la definerei come un paesaggio pedemontano, dove rilievi irti e rocciosi si intrecciano con ampie vallate sconfinate. La mia prima grande passione,quella per la scienza, c'è stata fin da piccola ma ha cominciato ad assumere la forma della Biologia in seconda liceo, e dell'Immunogenetica adesso. L'altra, quella per la scrittura, quasi in parallelo, grazie ad eventi casuali: per me è stato come un fulmine, che mi ha colpita e ha lasciato un segno indelebile. Io e la scrittura siamo unite da un filo invisibile ma solido.

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