Social Media: 5 vizi in cui si può cadere

Il mondo dei social è tanto utile quanto potenzialmente dannoso: vediamo quali sono i vizi in cui possiamo incorrere usando i social media.

vizi social media
Fonte foto: Il Sole 24 Ore

I social media ci hanno cambiato la vita e sono diventati parte integrante di essa: Facebook, Instagram, Twitter, TikTok e chi ne ha più ne metta. La home dei nostri smartphone si è riempita velocemente di icone di social media,che usiamo regolarmente, anche per diverse ore al giorno.

Sicuramente i social media ci hanno aiutato a mantenerci in contatto coi nostri affetti, a scoprire cose nuove e anche ad intrattenerci, ma ci sono anche dei pericoli a cui siamo costantemente sottoposti con l’utilizzo assiduo dei social.

 

Vediamo quindi quali sono i vizi in cui possiamo incorrere sui social media.

 

Canoni di bellezza dettati dai social

Se apriamo un social media qualsiasi, ci ritroveremo sommersi da foto di ragazze e ragazzi bellissimi, con fisici perfetti e lineamenti del viso definiti alla perfezione. Ma si tratta veramente della realtà?

Con l’aiuto di applicazioni che possono modificare i connotati di chiunque, cancellando qualsiasi imperfezione e raddrizzando qualunque naso, quella che vediamo nello smartphone è un’immagine irreale, che non corrisponde alla realtà.
Certamente tutti cerchiamo di apparire più carini nelle foto, ma se prima queste venivano solamente inserite negli album di famiglia, ora sono soggette al giudizio di chiunque, basta scrollare un social sul cellulare.
Ma questi canoni di bellezza irreali come possono essere dannosi per gli utenti?

Soprattutto negli adolescenti, queste immagini apparentemente perfette hanno portato all’insorgere del BDD, ovvero il Disturbo da Dismorfismo Corporeo (che solo in Italia ha colpito ben il 2% della popolazione). I social si sono fatti amplificatore delle insicurezze personali, spiattellandole alla mercé di tutti. Il vero problema è che i canoni estetici riportati non sono reali, perciò le insicurezze si basano solamente su una sorta di “avatar” diventato ormai simbolo dei nuovi canoni di bellezza. Da qui è nata l’espressione “Snapchat dysmorphia”, un concetto che prevede una dismorfofobia nata a causa dei social.

Sarebbe superfluo da dire, ma dobbiamo continuare a ripeterlo a gran voce: la vera bellezza non sta in un naso perfetto o in una silhouette definita, bensì nella diversità. Bisogna volere bene al proprio corpo e al proprio viso per quello che sono e non per quello che sembrano attraverso un filtro dei social.

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Fonte foto: Cliomakeup

 

 

Il paragone tra la propria vita e quella degli altri

Quante volte ci capita di scrollare il social media di turno e trovare utenti che viaggiano tutto l’anno in posti meravigliosi o che vanno in locali super alla moda? Poi magari mettiamo da parte il cellulare e ci sentiamo degli sfigati per non essere mai andati a Bali o per non aver provato l’ultima tendenza.

Uno studio fatto su Facebook, Instagram e Snapchat, condotto dall’università della Pennsylvania ha dimostrato che più tempo passiamo sui social e più c’è un calo del nostro benessere. Questo perché i social possono innescare dei meccanismi molto dannosi per noi: la vita degli altri ci appare più bella, più “social”, più divertente, mentre la nostra sembra scialba e triste. I social rappresentano solo il “meglio” della vita altrui: feste, serate con gli amici, viaggi, matrimoni e per questo si sviluppa facilmente la cosiddetta “invidia dei social”.

Ma come contrastare questo fenomeno? Tenendo bene a mente che tutti gli utenti postano e condividono solo le parti migliori della vita, tralasciando i momenti no e le giornate vuote. Tutti hanno giornate no nella vita, solo che non vengono postate su Instagram.

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Fonte foto: CheDonna.it

 

 

Perdita del contatto con la realtà

Se spesso vi capita di essere ad un tavolo con famiglia ed amici, ma di non prestare attenzione alle conversazioni, bensì al vostro smartphone, potreste essere affetti da “phubbing”.
La parola “phubbing” proviene dalla fusione tra le parole “phone” (telefono) e “snubbing” (snobbare) ed è quella tendenza ad ignorare l’interlocutore in un contesto sociale, concentrandosi sul proprio cellulare.

La dipendenza dai social è una tendenza ormai radicata nella nostra società e se fino a poco tempo fa un interlocutore che ci ignorava era considerato solamente un maleducato, adesso la disattenzione potrebbe essere anche la nostra.

L’estraniazione dalla realtà accade quotidianamente, quando siamo sull’autobus per andare a scuola o a lavoro, quando siamo a cena con la nostra famiglia, durante una festa: la nostra mente viene catturata dal piccolo congegno elettronico che abbiamo in borsa o in tasca e ci porta a distogliere l’attenzione dal nostro interlocutore per porla sui social.

Che poi non facciamo nulla di interessante: ci limitiamo a mettere qualche mi piace, a guardare qualche video di sfuggita, a leggere qualche stato su Facebook e a scrollare la home alla ricerca di contenuti interessanti.

Ma perché la realtà virtuale è diventata più interessante della nostra vita reale? Quand’è che lo smartphone è diventato una prolunga del nostro corpo, da portare continuamente con noi?

La dipendenza dai social non porta solamente all’isolamento, ma anche a dei disturbi a livello fisico, come l’insonnia, la tachicardia, la confusione mentale, mal di testa e disturbi alla vista.
I social creano una dipendenza, che altro non è che un rifugiarsi in un mondo parallelo e irreale, dove nulla è vero o autentico ed è estremamente pericoloso: non suona ridico scrollare la homepage di Instagram mentre siamo al pub con gli amici?

La dipendenza dai social, così come ogni tipo di dipendenza, va stroncata prima che si arrivi a livelli patologici. Possiamo iniziare con dei piccoli gesti, come “dimenticare” il cellulare a casa o sforzarci di prestare attenzione ai nostri interlocutori, invece di twittare qualcosa.

Lasciamo che il mondo virtuale sia solamente una parentesi di svago durante la nostra giornata e durante la nostra vita.

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Fonte foto: DipendiAmo Blog

 

 

Dipendenza dai “mi piace”

Succede a tutti: mettiamo una foto o un commento divertente su un social e rimaniamo lì, in trepidante attesa, che qualcuno ci metta like.

Ma perché siamo dipendenti dai like? La ragione, a quanto pare, è di natura scientifica, secondo uno studio dell’Università del North Carolina.
Ogni like che riceviamo scatena in noi una scarica di dopamina (il neurotrasmettitore alla base di certi fenomeni di dipendenza) e quindi ne vogliamo ancora di più.

Il like (anche di uno sconosciuto o messo per caso) diventa, quindi, una nuova forma di accettazione sociale, mediante il quale pensiamo di essere accettati dalla società, di essere carini o di essere divertenti.

Un like su un social diventa molto più importante di un complimento ricevuto dal proprio partner, da un amico o da un famigliare e, per alcuni, diventa una forma di affermazione sociale.

La dipendenza dai mi piace è figlia della nuova cultura dei social media che crea negli utenti una sorta di “fame social”, alla ricerca del contenuto più bello o divertente. È ormai sorpassata la funzione iniziale dei social media, che voleva solamente la condivisione dei propri contenuti, ora si pubblicano contenuti per ottenere una conferma da parte degli altri utenti, una sorta di lasciapassare da parte degli altri; quando si pubblica qualcosa su un social media, ci si sente schiacciati dalla pressione sociale circostante e dal numero di “like” ottenuti.

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Fonte foto: Free Press Online

 

Fake News

Arriviamo ad uno dei problemi principali dei social media, oltre ad essere uno dei più pericolosi: le fake news.

Le fake news sono le cosiddette “notizie false” che riescono a circolare grazie alla condivisione sui social media. Così ecco migliaia di utenti condividere delle fake news sul Coronavirus, sulla Terra piatta e su varie teorie del complotto.

Soprattutto chi non è cresciuto coi social media, può cadere più facilmente nei tranelli del web (anche se le vittime sono spesso anche i giovani), questo perché gli utenti sono diventati pigri e non hanno voglia di fare il cosiddetto “double-check” sulle notizie che leggono.

Ma le fake news possono essere molto pericolose, se non letali, basti pensare alla notizia che affermava che la varechina iniettata in vena curasse dal Covid-19.
Quello che possiamo fare per evitare la diffusione delle fake news è controllare sempre le fonti di una notizia che leggiamo sul web, evitare il click-baiting e non condividere assolutamente se non sappiamo la fonte della notizia.

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Fonte foto: Pinterest

 

 

I social media ci hanno cambiato la vita e in pochi anni sono riusciti a rivoluzionarla completamente. Ma ci sono dei vizi e degli errori in cui possiamo cadere facilmente se non prestiamo attenzione al nostro utilizzo dei social.

Facciamo in modo che i social siano solo una parte della nostra vita quotidiana, non il centro di tutto.

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