Lucio Fontana e il suo motto: “Questo lo sapevo fare anche io!”

Alessio Musella

Dopotutto che ci vuole a prendere una tela e a fare due tagli? Quanti di noi osservando i tagli di Lucio Fontana lo hanno pensato? Non mentite che vi cresce il naso.

Nonostante la sua produzione sia composta da i ceramiche, quadri e installazioni, l’arte di Lucio Fontana è spesso associata, nell’immaginario collettivo, a qualche taglio applicato su tele monocrome.

Chi è Lucio Fontana

Pittore, scultore e ceramista italiano, è stato uno dei protagonisti dell’arte informale internazionale, ma anche un maestro per molte generazioni di artisti d’avanguardia.

Nato in Argentina nel 1899, Lucio Fontana ha attraversato l’arte italiana del Novecento muovendosi spesso tra Italia e Argentina.

All’età di sette anni segui la famiglia si trasferì a Milano dove restò fino al 1922, anno in cui Lucio fece ritorno in Argentina con il padre, lo scultore Luigi Fontana.

Passarono 6 anni e Lucio Fontana , decise di tornare a Milano per studiare all’Accademia di Brera. Nel 1930 tenne la prima personale presso la Galleria del Milione; fu inserito nel gruppo degli artisti lombardi dell’astrattismo.

Fu il primo scultore in Italia, a proporre la scultura astratta, questo lo fece diventare  una figura di rilievo nella promozione di questo genere di arte.

Lo spazialismo e le tele tagliate

Lucio Fontana

Dopo aver vissuto a Parigi per qualche anno, tornò in Argentina, dove nel 1946 pubblicò il Manifesto Blanco, che intendeva promuovere un nuovo concetto di arte chiamato spazialismo.

L’anno successivo tornò a Milano e diede inizio ufficialmente al movimento spazialista, pubblicando il Manifesto tecnico dello spazialismo.

Nel 1958, inizia a produrre quadri dalla superficie monocromatica sfregiata, oppure bucata, ma che rilevanza hanno i buchi nell’arte di Fontana?

Per rispondere dobbiamo andare a guardare il modo provocatorio, in cui  diede vita a opere capaci di “abbattere” i confini tradizionali dello spazio pittorico.

L’arte con lui diventa tridimensionale: i buchi e i tagli aprono al retro della tela e le due dimensione spaziali, il fronte e il retro, di fatto si uniscono in un unico spazio.

Crivellando la superficie di buchi, Lucio Fontana affermava che si poteva procedere verso l’infinito, facendo passare la luce oltre la superficie pittorica stessa, senza di fatto, dipingere nulla.

Lucio Fontana rimaneva di fronte alla tela concentrato per diversi minuti , per poi scegliere il punto da cui iniziare e con un intervento istantaneo, dava vita all’azione creativa vera e propria.

Il retro della tela ha il suo momento di gloria

Lucio Fontana

Per la prima volta il retro delle tele diventa protagonista, poiché con i tagli acquisisce un particolare interesse.

Oltre al titolo, alla firma e alle garze nere incollate dietro alle fenditure, in ogni opera Fontana era solito scrivere una breve frase sempre diversa, per aggiungere un ulteriore elemento d’autenticità.

Lucio Fontana è stato uno dei profeti di un’arte che definisce il mondo in cui viviamo uscendo dalla superficie pittorica, infrangendola, bucandola, tagliandola. Il suo concetto di arte va oltre la tela, proiettandosi nello spazio e nell’infinito, permettendo alla luce di unire le sue opere con il resto del mondo.

Non sono semplici buchi, o tagli, ma finestre verso l’infinito che diventa tangibile, lo sentiamo vicino e possiamo sentirci parte di esso.

L’artista si spense il 7 settembre del 1968, in Italia, a Cornabbio, Varese, dove si era trasferito ristrutturando la casa di famiglia. Nel 1982, la moglie, dà vita alla fondazione Fontana attivissima da allora nella valorizzazione e nella tutela del lavoro degli artisti: ogni forma di arte merita rispetto, ogni artista deve poter esprimere la propria arte e, soprattutto, deve poterla rivendicare.

La fondazione Fontana si dedica, tra le altre cose, anche a far si che ad ogni autore venga attribuita la sua opera: dietro ad ogni lavoro ci sono impegno e fatica, ed è giusto riconoscerli. La fondazione aiuta sia autori emergenti che autori conosciuti a porre il nome sulle proprie opere.

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