Giorgio de Chirico, “La Pittura Metafisica”

Giorgio de Chirico, “La Pittura Metafisica”

Giorgio de Chirico (1888-1978) nasce a Volo, in Tessaglia. La sua terra d’origine,la Grecia, e il mondo classico hanno avuto un ruolo fondamentale nelle basi culturali dell’artista: basti ricordare che nei suoi dipinti, al fianco di piazze e caseggiati moderni, troviamo spesso posizionate colonne, busti classici e statue di marmo.

I quadri che hanno caratterizzato la sua prima fase vedono come protagonisti esseri mitologici, come i centauri che lottano tra loro o che muoiono in solitudine.

Appare chiaro fin da subito, che nella pittura di De Chirico il mito non avrà una funzione tranquillizzante come nella cultura neoclassica, ma incarnerà una visione tragica e solitaria, legata ai suoi legami familiari, e alla sua patria abbandonata.

Conclusi gli studi classici ad Atene, de Chirico si dedica a studiare musica e disegno con il maestro Jakobides, futuro direttore del Museo Archeologico; si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Firenze e all’Accademia di Belle Arti di Monaco di Baviera. Nel 1909 approda a Milano, ma dopo solo due anni decide di raggiungere il gratella Alberto che vive a da tempo a Parigi.

Gli anni parigini nel quartiere degli artisti

In quegli anni, la Ville Lumiere, brulica di artisti, di grandi nomi che segneranno il mondo dell’arte. È infatti qui che conosce Picasso e stringe amicizia con i poeti Paul Valéry e Guillaume Apollinaire. In questo periodo che diede vita ad una delle serie di quadri più note: le “piazze metafisiche”.

Durante la Prima Guerra Mondiale Giorgio De Chirico decide di arruolarsi come volontario insieme al fratello Alberto. I due vengono inviati in servizio a Ferrara, dove avverrà l’incontro con il pittore futurista Carlo Carrà, assieme al quale darà vita alla corrente nota come “pittura metafisica”.

La pittura metafisica

De Chirico

Un’arte che usa gli strumenti tecnici tipici delle pittura , come la prospettiva, il chiaroscuro, il colore, per rappresentare, qualcosa che va oltre l’esperienza sensoriale, lasciando , di fatto, spazio a sogni e visioni frutto dell’inconscio.

Infatti nella pittura metafisica anche i luoghi, per quanto realistici, si trasformano in visioni oniriche grazie all’utilizzo di prospettive distorte , e il posizionamento di elementi apparentemente fuori luogo, come statue e manichini e l’utilizzo di colori innaturali.

De Chirico

Le opere di Giorgio de Chirico appaiono come attimi rubati a un sogno, catturati e trasposti sulla tela, come a voler testimoniare la presenza di un inconscio che trova la giusta ubicazione in un quadro invece che su un ipotetico diario.

Le immense piazze dipinte da Giorgio De Chirico,prive della presenza umana spesso fanno trasparire un profondo senso di solitudine e inquietudine, con cui l’artista conviveva nel profondo della sua anima.

Fu con la pittura metafisica che si posero le basi per la nascita del “surrealismo”, corrente artistica che vede tra i protagonisti artisti quali Mirò, Dalì, Magritte, che privilegerà la rappresentazione dell’io interiore dell’artista a discapito della fedeltà realistica.

La partenza degli argonauti, 1910

De Chirico

La Partenza degli Argonauti, 1910 , è il dipinto che meglio racconta il pittore ,che porta con se i sentimenti e i fondamenti della sua cultura figurativa e nello stesso tempo , descrive l’inquietudine di de Chirico che si rispecchia, appunto, negli argonauti che abbandonano la loro terra, verso destinazioni ed esperienze ignote, sono nomadi, orfani di una patria, come il pittore si sente da sempre.
Non è un caso che spesso nelle opere di de Chirico sia descritto il viaggio senza ritorno, la nostalgia della patria perduta e cercata.

Dopo la fine della seconda guerra Mondiale , de Chirico darà il via ala sua“fase barocca”, caratterizzata da opere che ritraggono nature morte che definisce “vite silenziose”. soggetti storici mitologici e autoritratti.

Si spegne a 90 anni nel 1978, lasciandoci le sue opere ad imperitura memoria.

“Un’opera d’arte per divenire immortale deve sempre superare i limiti dell’umano senza preoccuparsi né del buon senso né della logica.” (Giorgio De Chirico)

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