Vincent Van Gogh, icona incompresa del post impressionismo

Alessio Musella

Vincent Van Gogh è figlio di un pastore protestante, ed il suo primo contatto con il mondo artistico avvenne dopo essere stato impiegato nella casa d’arte Goupil a l’Aja, dove prese lezioni di pittura .

A seguito di questa esperienza decise di intraprendere la carriera di predicatore e missionario, ma poiché incontrò da subito ostilità e rifiuti, rinunciò ancor prima di iniziare .

L’approccio di Vincent Van Gogh alla pittura

Vincent Van Gogh

Nel 1879 inizia a disegnare riproducendo le opere di altri pittori, oltre ad eseguire studi di figure, soprattutto contadini. A partire dal 1881 decise di dedicarsi alla pittura: la sua formazione si deve principalmente all’influenza del realismo paesaggistico dei pittori di Barbizon unito al messaggio etico e sociale di Jean-François Millet.

In meno di dieci anni di intenso lavoro, Vincent Van Gogh, produsse un numero rilevante di opere, che portarono una profonda rivoluzione nella cultura artistica europea.

Ad Amsterdam , grazie alla visita al Rijksmuseum viene a contatto con Frans Hals e Rembrandt.  Ad Anversa segue i corsi dell’Accademia, frequentando le chiese ed i musei della città, dove incontrò i colori delle opere di Rubens.

Appassionato di stampe giapponesi, che porta ovunque con sé, Vincent Van Gogh prendeva spunto da varie fonti , tra cui i dipinti realisti di Millet e dei suoi contemporanei, ma fu particolarmente influenzato dalle xilografie nipponiche.

Il periodo parigino

Quando decise di spostarsi nell’appartamento del fratello Theo a Parigi, conobbe molti artisti tra cui Émile Bernard ed Henri de Toulouse-Lautrec. Importanti per la sua formazione, furono anche le amicizie con Monet, Renoir, Degas, Pissarro, Sisley e i pointillistes Seurat e Signac.

In questo periodo Vincent Van Gogh dipinse vedute di città, autoritratti e nature morte. Il biennio 1886 – 1887 fu un anno molto importante: incontrò Paul Gauguin, e particolarmente intensa fu l’amicizia con Paul Signac, con il quale lavorò in uno studio sulle rive della Senna.

Alla fine del 1887 il pittore organizzò una mostra con l’intento di riunire tutti i suoi amici-artisti: all’esposizione parteciparono Bernard, Gauguin e Louis Anquetin.

Vincent Van Gogh e i problemi di salute

Attratto dagli intensi colori del posto, si trasferì ad Arles, in Provenza, dove realizzò duecento dipinti e cento altre opere tra disegni e acquerelli, tra cui: Notte stellata sul Rodano, oltre che la serie dei Girasoli.

Ad Arles esisteva una casa gialla, nella quale Van Gogh da sempre sognava di fondare l’Atelier du Midi, una comunità solidale di artisti. Invitò Paul Gauguin a raggiungerlo lì, ma la diversità dei caratteri e dalle differenti idee sull’arte resero la convivenza impossibile, fino ad arrivare al tragico episodio, quando dopo una discussione van Gogh si mutilò un orecchio.

Dopo questa lite i due si separarono , e Van Gogh volontariamente decise di entrare nella Maison de Santé di Saint-Paul-de-Mausole, un vecchio convento adibito a ospedale psichiatrico non lontano da Arles.

Anche se ricoverato, il pittore dipinse oltre 140 opere , raffiguranti ancora una volta figure di contadini,  paesaggi caratterizzati dai luminosi vigneti; in questa struttura dipinse anche la Notte stellata, la sua opera più famosa, che il pittore considerò un fallimento, come molti dei suoi dipinti, si narra che in tutta la sua carriera riuscì a vendere solo un quadro.

Il ritorno a Parigi

Vincent Van Gogh

Nel 1890 Vincent lascia la casa di cura per raggiungere il fratello a Parigi, Theo, che decise di farlo trasferire da un suo amico medico , il quale si sarebbe preso cura di lui , in un villaggio, a pochi chilometri dal capoluogo francese .

In quel periodo il pittore disegnò paesaggi con case di contadini e campi di grano, giardini e tra le sue celebri pitture di fiori.
Nel luglio dello stesso anno , dopo essere uscito per dipingere nelle campagne che circondavano il paese, si sparò al petto , morendo due giorni dopo assistito dal fratello, all’età di 37 anni.

Le ultime parole che pronunciò in punto di morte sono: “la tristezza durerà per sempre “, e riassumono lo spirito melanconico che traspare da ogni opera del grande pittore.

L’importanza del fratello Theo

La figura del fratello per Vincent Van Gogh fu fondamentale nella vita e nella carriera del pittore: Theo fornì non solo il sostegno finanziario necessario per dipingere, ma soprattutto il supporto emotivo per gran parte della sua vita.

Tra il 1872 e il 1890 i due fratelli si scambiarono centinaia di lettere , per l’esattezza oltre seicento da Vincent a Théo e quaranta da Théo a Vincent, in molte delle lettere inviate da Van Gogh , spesso erano presenti i primi schizzi di molti dei suoi capolavori più famosi.

Fama e post impressionismo

Nonostante oggi possa essere definito uno degli artisti più famosi al mondo , durante la sua vita, fu pressoché sconosciuto .
Nonostante la carriera pittorica di Van Gogh durò solo 10 anni, il pittore fu è ricordato anche per essere stato uno dei più prolifici di sempre: ha realizzato oltre 900 dipinti e molti altri tra disegni e schizzi, in pratica, un’opera ogni 36 ore .

Le opere del pittore Olandese , definiscono il post impressionismo, non una vera e propria corrente, ma un periodo in cui i pittori avevano in comune il desiderio di dipingere sulla tela la vera essenza segreta della realtà, tornando a creare negli Atelier , e dando maggior spazio alle figure, che nell’impressionismo, spesso erano rappresentate da pennellate simili a macchie, e le dimensioni dei quadri decisamente piccole, mentre il post impressionismo, riporta a dimensioni più importanti, anche per poter dare maggior identità ai soggetti ritratti.

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