Essere donna: quando l’ironia diventa uno stile di vita in cui rifugiarsi.

Essere donna: quando l’ironia diventa uno stile di vita in cui rifugiarsi.

Essere donna non è semplice.

-Sei lunatica. Ironia? Un giorno metti lo smalto rosso perché ti senti bella, il giorno dopo lo metti nero perché ti sei accorta di quella ruga in alto sulla fronte. Poi durante la giornata conti le calorie perché guai a mettere su qualche chilo, altrimenti sabato come la metti la gonna? Non quella troppo corta perché sennò poi ti fischiano dai vicoli e tu poi non ti puoi lamentare, meglio la gonna che tira un po’ sul ginocchio, perché sennò poi è troppo lunga allora ti senti dire “sei una suora, te la tiri, ma in che anno sei rimasta”; quindi mangia bene compra quel pantalone a vita alta, la pancia deve essere piatta.

Ma no, non può essere perché ti è arrivato il ciclo quindi sei gonfia, arrabbiata, affamata, depressa, vorresti rimanere a casa col pigiama ma poi è tutto un “ma che sei esagerata, ma il ciclo ce lo abbiamo tutte, la vita continua, alzati da quel letto…” e allora scegli un jeans e una camicia “sì ma quanto sei sciatta, è sabato sistemati un po’, tieni il rossetto” che se per caso usi un rossetto viola ti toccherà sentire “ma si può? Ma che colore è? Sembri morta…” allora vai di rosso “ma non è troppo rosso? Sei troppo provocante. Che devi dimostrare? Ma una via di mezzo?”

Già, le vie di mezzo. Non dimentichiamoci delle famose vie di mezzo che ti salvano la vita, poco importa se a te piace l’avventura, l’estremo, devi darti una regolata, in fondo sei una donna.

Quindi continuiamo la giornata, devi andare a lavoro. “Vestiti bene, truccati, legati quei capelli, cerca di sembrare professionale” importa forse a qualcuno che tu professionale lo sia sul serio? Tanto con le quota rosa sistemiamo tutto, che la donna sia brava è secondario, l’importante che noi la mettiamo alla pari degli uomini “ sì, però ho bisogno di sapere se lei ha intenzione di avere dei figli, sa l’azienda è piccola non possiamo permetterci assunzioni che poi dovranno essere sostituite” certo la scelta mica è difficile no? Lavoro, famiglia, vita privata, mica si studia per lavorare, si studia per discutere intelligentemente con le amiche mentre si allatta, lo sanno tutti. Perché è ovvio che si debba allattare “perché scusa tu non vorresti allattare? Come lo crei il legame con il bambino? Ma che madre sei? Magari hai pure deciso di andare a lavoro e portarlo al nido subito…”-

 

Ecco. Questo è essere una donna. Con questo bisogna far i conti ogni giorno. Questo richiede il mondo: far ironia, esasperare il concetto, riderci su è l’unico modo che una donna ha per rialzarsi sempre.

In un mondo che le vuole perfette, che le mette davanti a scelte ardue, che ha l’arroganza di scegliere per loro, non rimane altro che lottare con le proprie armi. E quale arma migliore dell’ironia per sbattere in faccia al mondo che le nostre imperfezioni vanno più che bene così?

O bella o brutta, o madre o lavoratrice, o provocante o sciatta, o magra o grassa… se il mondo richiede la “filosofia dell’aut aut”, le donne rispondo con la “filosofia del vivi e lascia vivere”. Ma qualcuno si è mai chiesto quanto possa far male? Quanto sia deleterio difendersi così? Quanto sia forte una donna che sfacciatamente ride di se?

Parlo agli uomini, adesso. Lasciateci libere di essere ciò che vogliamo essere: madri di dieci figli e madri di nessuno, casalinghe e carrieriste, madonne e puttane, lasciateci fare quello che vogliamo del nostro corpo e ribellatevi insieme a noi, quando qualcuno ci dice cosa dobbiamo farne. Siate nostri complici.

Rula Jebreal, in questo strano Festival di Sanremo dedito alle donne, ha deciso di parlare di una sua storia personale, non ha esasperato nulla, ha soltanto presentato il conto delle donne che senza ironia non riescono a sopportare ciò che avviene, ciò che le circonda.

Solo un appunto a queste belle parole, un monito: parliamo anche alle donne. Educhiamo queste donne a combattere insieme.

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