Piccole, grandi donne: Jo March, l’eroina ribelle

Piccole, grandi donne: Jo March, l’eroina ribelle

“Non credo che mi sposerò mai. Sono felice così come sono, e amo così tanto la mia libertà per non avere alcuna fretta di rinunciarvi, per qualsiasi uomo mortale.”

– Jo March,  da “Piccole Donne” di Louisa May Alcott

 

Se frasi come questa possono sembrare “rivoluzionarie” ancora oggi, nel 2019, immaginate come dovevano apparire nel 1860.

Ed è esattamente per questo modo di porsi e di pensare che Jo March, protagonista del romanzo “Piccole Donne” di Louisa May Alcott (insieme alle sue tre sorelle, Meg, Beth ed Amy) è entrata nel cuore di milioni di lettrici.

Little Women

La Alcott pubblicò la storia inizialmente in due volumi, rispettivamente nel 1868 e nel 1869 , ma nel 1880 furono riuniti in un unico libro: Little Women.

Piccole Donne ebbe un successo immediato: apprezzatissimo dalle donne di tutte le età, ma anche da moltissimi insegnanti  che iniziarono infatti a proporlo anche agli studenti.

Complice probabilmente il fatto che Louisa May Alcott fosse una docente ella stessa, e la sua opera era a tutti gli effetti un vero e proprio romanzo pedagogico: i temi principali sono infatti la famiglia, gli insegnamenti dei genitori ed il modo in cui si riflettono sui figli, ma soprattutto la crescita e la trasformazione interiore da adolescenti ad adulti.

Una fonte d’ispirazione, soprattutto per le giovani menti.

Le sorelle March e gli archetipi femminili

In sostanza, le sorelle March non potrebbero essere più diverse l’una dall’altra: difetti e pregi, sogni, ambizioni e caratteri  sono assolutamente in contrapposizione tra loro.

Ma nonostante questo, sono profondamente unite. Ed è un legame indissolubile, il loro, legame che va ben oltre il semplice vincolo familiare.

Le sorelle in effetti rappresentano i diversi archetipi della femminilità: Meg è la più assennata, riflessiva, giudiziosa e materna, Beth rappresenta la dolcezza, la sensibilità, l’umiltà e la pacatezza, Amy invece ha un carattere frizzate, vivace, tenace e dall’animo artistico.

Ma la sorella che senza dubbio ha ispirato di più le lettrici grandi e piccine di tutto il mondo, resta Josephine.

Ed è proprio il personaggio che più si avvicina alla personalità della scrittrice, Louisa May Alcott.

Eroina anticonformista

Jo è schietta, determinata, ribelle e spesso impulsiva. Lontana anni luce dal modello ideale di signorina perbene che vigeva all’epoca (rivoluzionaria anche al giorno d’oggi, direi).

Eroina anticonformista, Josephine (che preferisce farsi chiamare semplicemente Jo) dimostra di avere sin dalle prime pagine del romanzo un carattere molto forte.

E’, tra le sorelle, quella che meno accetta le costrizioni sociali legate al sesso femminile, e ciò si nota già nel semplice soprannome, un diminutivo breve e poco femminile, ma del tutto adatto alla sua personalità.

Jo ignora completamente le convenzioni sociali dell’epoca.

E’ un vero “maschiaccio”, segue l’istinto, ama ridere a crepapelle senza curarsi troppo delle reazioni altrui. Ama correre a perdifiato e non le importa della gonna che potrebbe sporcarsi, o del vento che le spettina i capelli.

Sempre allegra, è una ragazza a cui non interessano per niente ricchezza e apparenza.

Il suo sogno, la sua più grande ambizione, è quello di diventare scrittrice. Ambizione che persegue non senza difficoltà: il mondo editoriale privilegiava gli uomini, non c’era posto per le donne. Ma Jo è determinata e pronta a sacrificare tutto per arrivare dove vuole.

Non ha bisogno di un uomo per essere completa, non esiste “l’altra metà della mela”: poter essere libera è per lei la felicità più grande.

Libera di dipendere soltanto da sé stessa, libera di perseguire le proprie passioni, libera di essere, e comportarsi, esattamente come vuole.

Una moderna femminista, insomma.

Avrà l’occasione di vivere una vita ricca e agiata sposando Laurie (Theodore Laurence), il suo più caro amico, ma la rifiuta, perché incapace di vedere in lui qualcosa in più che un amico.

Andrà invece a New York per lavorare come istitutrice, e soltanto allora troverà l’amore nella figura del professor Bhaer, poverissimo, ma dal cuore puro, affine a lei nella mente e nello spirito.

Non a caso, si dice che la Alcott si sia ispirata all’attivista e suffragetta Abby May per la caratterizzazione del personaggio di Jo.

Jo sul grande schermo

Personaggio interessante e particolare, è stato interpretato negli anni da attrici di grandissimo rilievo sul grande schermo e non: la più celebre resta però la trasposizione in cui, nei panni di Jo, c’era Katherine Hepburn. (1933)

La nota attrice assomigliava moltissimo, infatti, caratterialmente, al personaggio del romanzo di Alcott.

Da non dimenticare poi l’interpretazione di June Allison nel ‘49 e di Winona Ryder nel ’94 (quest’ultimo film non fu troppo apprezzato, poiché considerato troppo melenso).

Persino Maya Hawke (la Robin di Stranger Things) ha indossato i panni di Jo March per una miniserie della BBC.

“Per me è ispirazione pura, e parlo di Jo in particolare. Da bambina avevo seri problemi di apprendimento perché ero dislessica. Jo è molto più intelligente di me e piena di risorse, però ha dovuto affrontare tanti ostacoli, sia nella vita personale sia nel lavoro: mi sono subito identificata. Amo poesia e narrativa, ma personalmente mi ha sempre spaventato coprire la distanza tra quello che penso e sento e la pagina bianca… Ecco, Jo mi ha aiutato a farlo. Piccole donne fu il primo libro che riuscii a finire: facevo la terza media. Lo devo a Jo, perché  sapevo che lei, al posto mio l’avrebbe letto fino in fondo.”

Maya Hawke

Infine, è prevista in Italia il 30 gennaio 2020 la quarta riduzione cinematografica di Piccole Donne, firmato Greta Gerwig  (negli Stati Uniti uscirà il 25 dicembre 2019).

Ad interpretare la nostra beniamina sarà questa volta la meravigliosa Saoirse Ronan.

(Il trailer qui.)

Insomma, Jo March risulta essere un personaggio estremamente attuale, che ispira ancora oggi tantissime donne grazie alla sua forza d’animo, alla passione, al carisma, alla schiettezza e perché no, anche alla sua lingua “biforcuta”.

E’ un personaggio che spinge le donne a ribellarsi alle convenzioni sociali, ad essere libere, a seguire le proprie ambizioni e, soprattutto, a lottare per la parità.

 

 

(Fonti: Wikipedia, Libreriamo)

Pubblicato da Martina Bruno

Martina, 30 anni. Scrittrice per passione, lettrice per amore. Web Editor freelance. Amante del vino e della buona cucina, dell'inverno e delle colazioni al tramonto, dell'odore delle pagine dei libri e delle lettere scritte a mano. Ossessionata da serie TV e film fantasy, consumatrice accanita di caffè. Colleziono ossimori e parole antiche. Sognatrice incallita, sempre in partenza. Esperta di viaggi, mentali e non. Appassionata di fotografia, arte, musica, favole. Credo nel lieto fine, sempre.

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