Recensione Captain Marvel: empowerment femminile nel mondo Marvel

Martina Sarra

È arrivato al cinema il primo film targato Marvel su una supereroina: Captain Marvel.
Vediamo la recensione del film sui supereroi che strizza l’occhio al girl power.

 

recensione captain marvel
Fonte foto: cinematographe.it

Per la Marvel, questo 2019 è un anno cruciale: ad aprile uscirà Avengers: Endgame, il capitolo che chiuderà una parte importantissima dell’universo cinematografico Marvel.
La prima parte si concludeva con la morte di metà popolazione sulla Terra, tra cui diversi supereroi che amiamo. L’ultimo atto disperato lo compie Fury, chiamando Captain Marvel, e sperando di salvare l’umanità.

In attesa del capitolo conclusivo, la Marvel ci regala il primo film con protagonista una supereroina: Captain Marvel.

L’ambientazione è negli anni Novanta, quindi molto prima di Infinity War.
Questa pellicola si distacca dallo schema tradizionale delle “origin story” dei supereroi: la protagonista è già in possesso dei suoi superpoteri.
Carol si unisce alla Starforce, un reparto intergalattico che lotta contro la civiltà aliena degli Skrull, degli alieni mutaforma. Durante una missione, guidata da Yon-Rogg (Jude Law), che è anche guida della ragazza, Carol viene catturata dagli alieni, che vogliono estrapolare dalla sua mente alcuni ricordi, che anche la ragazza ignora.

Quando Carol scappa, si ritrova sul pianeta Terra e si mette sulle tracce degli Skrull che si sono infiltrati nel nostro pianeta. Qui incontra Fury (Samuel L. Jackson), che non è ancora a capo dello Shield, ma è solo un semplice agente.
Insieme si metteranno sulle tracce di un nome, che ritorna continuamente nella mente di Carol, per scoprire qualcosa di più sul suo passato.

Come abbiamo già detto, è un film, che racconta le origini di un nuovo supereroe, abbastanza anomalo per la Marvel, ma che rappresenta la nascita della consapevolezza dei poteri in una giovane donna.

recensione captain marvel
Fonte foto: SpazioGames

Carol Denvers, interpretata da Brie Larson, è un personaggio femminista 2.0: è una supereroina che acquista consapevolezza di sé e dei suoi poteri, senza essere mai una damigella in pericolo o appoggiarsi ad una figura maschile.
Carol è un personaggio sicuro di sé, ma che vuole conoscere il suo passato e quando lotta, semplicemente, si diverte.

Il film racconta della trasformazione di Carol in Captain Marvel, ruota intorno alle figure femminili della storia, che sono le colonne portanti, senza mai eccedere in sprazzi esagerati di femminismo.

Negli ultimi film Marvel, escluso Infinity War, era presente una dose massiccia (ed anche stucchevole) d’ironia spicciola, con dialoghi che puntavano solo a strappare un sorriso agli spettatori: in Captain Marvel, quest’ironia è stata messa da parte, si ride, ma con moderazione.

La pellicola supera le aspettative: ci si aspettava una pioggia di riferimenti agli anni Novanta, per cavalcare l’onda della nostalgia, ma sono ben dosati (anche se basta un’inquadratura di Blockbuster per darci un colpo al cuore); non ci sono eccessi di femminismo spicciolo per la prima donna protagonista in un film Marvel, ma, soprattutto, la storia viene raccontata in maniera accattivante, pur parlando di un supereroe non ancora nominato nell’universo cinematografico Marvel.

Fa centro la coppia formata da Carol e Fury: finalmente Fury ha più spazio in un film e non è solo una semplice spalla.
Vediamo un Fury ringiovanito, piuttosto maldestro e comico, ma con qualcosa che brilla già nei suoi occhi: l’ambizione per occupare il posto più in alto dello Shield.
Brie Larson ha carisma, talento tecnico (è una delle attrici più giovani ad aver vinto un Oscar come Miglior attrice protagonista, per Room) ed esprime appieno il girl power, molto carente nei film Marvel.

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Fonte foto: NerdMovie Productions

Il film ha comunque suscitato alcune polemiche, prima della sua uscita, per alcune dichiarazioni della protagonista Brie Larson.
La Larson si era espressa a favore dei diritti femministi, affermando che il panorama cinematografico di oggi, è dominato dal maschio bianco di mezz’età.
In molti si sono indignati, definendo le dichiarazioni dell’attrice, come sessiste ed hanno assaltato il sito Rotten Tomatoes con recensioni negative, prima dell’uscita del film.

Nella pellicola compare uno degli ultimi camei di Stan Lee (l’ultimo sarà in Endgame): il papà della Marvel viene omaggiato già ad inizio film col montaggio dei suoi 21 camei nei film Marvel e con la scritta “For Stan”, che rimane in sovrimpressione sullo schermo, per qualche secondo.

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Fonte foto: NerdGT

Captain Marvel  celebra l’empowerment femminile, con una supereroina pronta a salvare il mondo nel prossimo capitolo Marvel.
Non è sicuramente il migliore della saga, ma è un punto d’inizio per le figure femminili nel mondo dei supereroi Marvel.

Attendiamo con trepidante attesa il suo ruolo nel capitolo finale di Avengers: Endgame.

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