Giuliano de Medici (interpretato da Bradley James)

 

Due fratelli: crescere accanto al Magnifico 

Giuliano de Medici nacque a Firenze il 28 ottobre 1453. Secondogenito maschio di Piero il Gottoso e Lucrezia Tornabuoni, era il fratello minore di Lorenzo, passato alla storia come il Magnifico.

I due fratelli erano davvero molto legati, nonostante i caratteri abbastanza diversi, furono educati insieme alla corte dei Medici.

Nel 1469, alla morte del padre, Piero il Gottoso, i figli Lorenzo e Giuliano, all’epoca giovanissimi, divennero i nuovi signori della città.

Nonostante le loro diversità fisiche e caratteriali, Lorenzo volle a tutti i costi Giuliano con sé nella gestione degli affari di famiglia e della città.

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Busto in terracotta realizzato dal Verrocchio di Giuliano de Medici (www.altezzareale.com)

Giuliano (secondo le testimonianze) era un giovane bellissimo, appassionato della vita e dei suoi piaceri, che piaceva alla gente (soprattutto alle dame).

Lorenzo era tutto l’opposto: eccessivamente serio, chiuso, in apparenza cupo, fisicamente non bellissimo, con un carattere molto forte e una personalità magnetica, che attraeva e respingeva al tempo stesso.

Due fratelli al potere

Sin dagli inizi della loro “collaborazione”, Lorenzo inviò Giuliano in varie missioni diplomatiche. Fu lui per esempio a negoziare il matrimonio del fratello con la nobile romana Clarice Orsini nel 1469.

Nel 1471 il duca di Milano Gian Galeazzo Sforza arrivò a Firenze in visita ufficiale, incontrò Giuliano e lo invitò a visitare la sua città.

Il giovane Medici partì e passò circa un mese nella città meneghina, dove fu omaggiato con feste, banchetti e spettacoli al Castello Sforzesco.

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I due fratelli Medici: Giuliano e Lorenzo, ben diversi dagli attori della fiction  (www.historytoday.com)

Nonostante le rivalità fra Firenze e Venezia e l’opposizione del fratello Lorenzo per la pericolosità di quel viaggio, l’anno successivo Giuliano volle a tutti i costi andare in Laguna, dove fu accolto con tutti gli onori.

Le scelte di Giuliano

Dato che il fratello maggiore pareva  decisamente avviato sulla strada del potere, per Giuliano si aprirono due strade (come spesso accadeva ai secondogeniti in quell’epoca): o arruolarsi e far carriera come militare, o intraprendere la carriera ecclesiastica. Nel 1473 pareva che Giuliano dovesse diventare nientemeno che cardinale.

Ma il giovane rampollo era troppo un viveur per pensare di dedicarsi interamente a Dio (per quanto nel Rinascimento le due cose potessero benissimo coincidere: si veda ad esempio il papa Borgia) e l’idea di diventare un uomo di Chiesa fu presto accantonata.

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Bradley James nei panni di Giuliano ne I Medici (www.gossipetv.com)

 

La consacrazione 

Giuliano era diventato il comprimario perfetto per il fratello Lorenzo: i due  Medici erano come lo ying e lo yang, si completavano alla perfezione.

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La raffigurazione idealizzata di Giuliano, affiancato da un leopardo, nella Cappella dei Magi affrescata da Benozzo Gozzoli a Palazzo Medici Riccardi (www.ilsensodelbello.altervista.org)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’ amore e il matrimonio

Al secondogenito di Piero il Gottoso mancava solo il matrimonio: tante le avventure, fra cui quella, rimasta celebre ma forse solo platonica, con Simonetta Vespucci, una delle donne più belle della Firenze del Rinascimento (musa anche di Botticelli).

Giuliano ebbe anche un figlio, Giulio, con Fioretta Gorini, che si dice sia stata il suo grande amore; ma essendo una popolana sposata, non era possibile un futuro per i due.

Giulio nacque un mese dopo la morte di suo padre, nel 1478. Fu “legittimato” dal cugino Giovanni de Medici, una volta divenuto papa col nome di Leone X, come figlio di un matrimonio clandestino.

Il figlio di Giuliano salirà anch’egli al Soglio di Pietro, dopo il cugino, col nome di Clemente VII.

Congiura: la morte di un Medici

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Raffigurazione della congiura dei Pazzi dipinta da Stefano Ussi (www.operaduomo.firenze.it)

Come era accaduto al nonno Cosimo e al padre Piero, anche Lorenzo e Giuliano dovettero scontrarsi con invidie, sospetti e gelosie dovuti al loro potere. Ma i due dovettero scontrarsi contro una terribile congiura che arrivò solo in parte al tragico epilogo.

A Firenze erano in molti a voler eliminare i due fratelli Medici.

I loro più accaniti nemici erano i componenti della famiglia dei Pazzi (retta da Jacopo Pazzi, interpretato da Sean Bean), nello specifico i fratelli Francesco e Guglielmo (nella fiction rispettivamente interpretati da Matteo Martari e Charlie Vickers).

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Vendetta, tremenda vendetta: lo schizzo di un giovanissimo Leonardo da Vinci del cadavere di Bernando Maroncelli, impiccato per essere implicato nella congiura dei Pazzi (www.wikipedia.org)

Tuttavia il progetto di una congiura contro i Medici maturò con tutta probabilità  nel 1477.

Prima infatti i rapporti tra le famiglie non erano tesi. I Pazzi con i Medici erano addirittura imparentati, come si confaceva a due delle più eminenti famiglie fiorentine. Una sorella di Lorenzo e Giuliano, Bianca  (Aurora Ruffino nella fiction) aveva sposato Guglielmo de Pazzi.

I congiurati

Il supporter esterno della congiura che si ordiva contro i due Medici era nientemeno che il nuovo papa, Sisto IV della Rovere (nella fiction interpretato da Raoul Bova). Asceso al Soglio pontificio nel 1471 e da sempre geloso del potere dei Medici al punto che li esautorò dal ruolo di banchieri del Vaticano proprio in favore dei Pazzi.

Lorenzo però si rese conto del reale motivo per cui fu esautorato come banchiere ufficiale del papa e forse aspettò il momento adatto per vendicarsi dei Pazzi, con cui i rapporti erano precipitati anche a seguito di contenziosi riguardanti delle eredità.

Erano implicati nella congiura non solo i Pazzi e Sisto IV, ma anche l’arcivescovo di Pisa Francesco Salviati, che era contro i Medici perché non avevano conferito a lui l’arcivescovado fiorentino.

I congiurati, soprattutto Sisto IV, avevano costruito una notevole rete di supporto politico e militare tutt’intorno al loro progetto.

Erano coinvolti (in modo più o meno diverso) la Repubblica di Siena, il Re di Napoli, Federico da Montefeltro, duca di Urbino e le truppe inviate da Todi, Città di Castello, Imola e Perugia (tutti territori pontifici).

Sisto IV si premurò di raccomandare a tutti spargimenti di sangue: come responsabile diretto e indiretto dell’attacco fu individuato il condottiero Giovan Battista di Montesecco, che però si rifiutò di assumersi le responsabilità di un attacco mortale in una Chiesa.

L’attuazione del piano

All’inizio la congiura doveva avvenire il  25 aprile 1478 con l’avvelenamento dei due fratelli durante un pranzo ufficiale presso la villa medicea di Fiesole a cui avrebbero partecipato anche i Pazzi.

Il pranzo era stato organizzato per festeggiare l’elezione a cardinale del giovanissimo Raffaele Riario, nipote di Sisto IV, che non è chiaro fino a che punto fosse coinvolto nella congiura.

Giuliano però quel giorno era indisposto e non era presente. Fu stabilito che la congiura dovesse essere rimandata al giorno successivo perché entrambi i fratelli dovevano essere presenti.

La congiura a quel punto doveva essere necessariamente attuata durante la Messa solenne, a cui sia Giuliano che Lorenzo sarebbero stati presenti, nel luogo più sacro ed importante di Firenze: il Duomo di Santa Maria del Fiore.

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La medaglia di Bertoldo di Giovanni riguardante la congiura dei Pazzi (www.wikipedia.org)

 

 

 

Domenica 26 aprile 1478 il Duomo era affollato di fedeli per la Messa solenne. Tutti erano al loro posto, Lorenzo era già arrivato ma Giuliano tardava, essendo ancora indisposto.

Preoccupati che il più giovane dei Medici non arrivasse nemmeno quel giorno, Bernardo Bandini (il sicario indirizzato a Giuliano) e Francesco Pazzi andarono a prenderlo direttamente a Palazzo Medici. Si dice che nel tragitto dal Palazzo fino al Duomo i due lo abbracciassero e toccassero per accertarsi che non fosse armato.

Giuliano non lo era e non indossava nemmeno la sua cotta di maglia per via della malattia che in quel momento lo affliggeva. Arrivarono al Duomo a Messa già iniziata.

La morte

L’attacco fu sferrato nel momento più solenne della celebrazione: quando tutti erano inginocchiati (dunque con il volto rivolto verso il basso e il collo “esposto”) in occasione dell’elevazione dell’ostia.

Nessuno allora si accorse di quando i congiurati si mossero: Giuliano e Lorenzo erano seduti in due dei transetti del Duomo, ai lati opposti dell’altare maggiore, e questo forse salvò la vita a il Magnifico.

Mentre Giuliano cadde sotto le molteplici coltellate dei congiurati, nel mezzo del caos generale che in quel momento tragico animava la chiesa, Lorenzo, che era rimasto ferito di striscio ed era seduto nel transetto più vicino alla sagrestia, riuscì a rifugiarsi là dentro col proprio seguito e a salvarsi. 

È tempo di vendetta

Dopo che il caos fu passato, Lorenzo e i suoi fuggirono dal Duomo e il maggiore del fratelli Medici, straziato dalla perdita dell’amato Giuliano, iniziò la propria tremenda vendetta contro tutti i congiurati e contro tutta la famiglia dei Pazzi.

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Raffigurazione di inizio Novecento custodita a Milano in una collezione privata della congiura dei Pazzi (www.culturaitalia.it)

Appena poche ore dopo l’attacco, Francesco Pazzi e Francesco Salviati furono impiccati alle finestre di Palazzo Vecchio.

Dopo pochi giorni, anche il capofamiglia Jacopo e Renato Pazzi (che non era coinvolto nella congiura) seguirono la stessa sorte.

Dopo la congiura, il bagno di sangue

Lorenzo non fece nulla per placare l’ira popolare: la città intera vendicò l’amato fratello, la rabbia serpeggiava e lui non la fermò.

I Pazzi, anche coloro che non erano minimamente coinvolti nella congiura, furono quasi tutti uccisi, arrestati o esiliati. Su di loro cadde una damnatio memoriae senza precedenti.

Dopo la congiura dei Pazzi, Lorenzo divenne l’unico signore di Firenze e mantenne saldamente il potere fino alla propria morte, nel 1492. 

 

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