I Medici: Piero il Gottoso, essere all’altezza di una dinastia

Piero de Medici, o Piero il Gottoso

(interpretato nella prima stagione da Alessandro Sperduti e nella seconda stagione da Julian Sands)

Gli inizi: al seguito di un padre “ingombrante” 

Piero il Gottoso nacque a Firenze il 14 giugno 1416 nel palazzo di Via Larga da Cosimo de Medici e Contessina de Bardi.

Ricevette, con suo fratello Giovanni, un’ottima educazione umanistica e letteraria: Firenze in quel momento era il centro dell’Umanesimo, della riscoperta della classicità, e il Rinascimento stava esplodendo.

Quando, in seguito alla congiura di Rinaldo Albizzi e Palla Strozzi che lo volevano eliminare per neutralizzare il suo enorme potere, nel 1433-34 Cosimo de Medici fu esiliato da Firenze, il figlio Piero lo seguì.

Piero tornò a Firenze col padre nel 1434 e da quel momento in poi, essendo il primogenito, iniziò il proprio apprendistato come rampollo della famiglia “regnante” di Firenze.

Piero
Dettaglio dell’affresco della “Nascita del Battista” dipinto nella Cappella Tornabuoni da Domenico Ghirlandaio; Lucrezia Tornabuoni è la donna più matura sulla destra (www.wikipedia.org)

 

Nel 1444 Piero de Medici sposò la bella e colta Lucrezia Tornabuoni, musa di poeti e letterati, definita da alcuni “l’unico uomo della famiglia” per la sua grande forza d’animo. Ne I Medici Lucrezia è stata interpretata nella prima stagione da Valentina Bellè e nella seconda da Sarah Parish.

Lucrezia Tornabuoni apparteneva ad un’altra eminente casata fiorentina. Tutto per “legittimare” il potere dei Medici e aumentare il loro appeal come reale potenza.

Piero e Lucrezia ebbero sei figli: Bianca, Lucrezia (detta Nannina), Lorenzo, il futuro Magnifico, Giuliano, e altri due figli di nome ignoto morti subito dopo il parto.

 

Piero
Piero e Lucrezia nella fiction: Alessandro Sperduti e Valentina Bellè (www.screenweek.it)

Addestrarsi per essere un Medici

Piero de Medici nel complesso fu all’altezza di suo padre: ebbe anche lui un buon fiuto politico e diplomatico, ma non aveva certo la sua stessa energia.

Il Gottoso svolse tutta la “carriera” politica e diplomatica che ci si aspettava da lui in quanto erede della casata più potente di Firenze. Nel 1447 guidò la delegazione fiorentina incaricata di salutare e congratularsi con il neopapa Niccolò V. Nel 1448 fu priore fra novembre e dicembre.

Negli anni Cinquanta fu a Roma per presenziare al Giubileo. In nome di Firenze e dei Medici, accolse la delegazione milanese di Francesco Sforza (asceso al potere grazie alle conoscenze e ai denari di Cosimo il Vecchio) in visita a Firenze, organizzò il “retroterra” politico e diplomatico per la Pace di Lodi del 1454, e nel 1461 Piero fu l’ultimo dei Medici a ricoprire la carica di Gonfaloniere di giustizia, una carica che la Signoria di fatto presieduta dal padre Cosimo accordava soltanto a persone di esclusiva fiducia.

Piero
Lo stemma dei Medici: le palle rosse, di numero variabile (si ritiene simboleggino le arance rosse, emblema dei commerci della famiglia con l’Oriente) su campo dorato e i gigli dorati in campo azzurro (simbolo della dignità “reale” conferita al casato da Re Luigi XI) (www.eventi-firenze.it)

 

Diventare il capofamiglia

Quando Cosimo il Vecchio morì nel 1464, Piero aveva soltanto cinquant’anni. Divenne il capo della famiglia dei Medici, e in quanto tale “l’autorità” di Firenze.

Nonostante avesse svolto una buona carriera politica e diplomatica, l’erede di Cosimo non era preparato o tantomeno adatto ad una vita pubblica: era sempre stato afflitto dalla gotta, la malattia dei ricchi che consumavano troppa carne, e suo padre gli aveva sempre preferito il fratello minore Giovanni, che vedeva più simile a lui, vivace (forse troppo, avendo molti vizi), brillante, con un grande acume che lo faceva benvolere da tutti. Il preferito di Cosimo però morì giovane, dando al padre gran dolore e una grande preoccupazione, dovendo concentrare tutte le attenzioni e le energie sul sempre malato Piero.

Nel 1464 Piero ricevette l’onore da re Luigi XI di Francia, ammirato dall’ascesa dal potere dei Medici (che erano fra i suoi banchieri), di poter ammantare una delle celebri “palle” dello stemma di famiglia con tre gigli d’oro su campo azzurro, simbolo della casata d’Angiò cui apparteneva il Re. Da allora Firenze divenne la vera città del Giglio.

Piero
Busto marmoreo di Piero de Medici realizzato da Mino da Fiesole custodito al Museo Nazionale del Bargello (www.catalogo.fondazionezeri.unibo.it)

 

Piero da legislatore commise vari errori di valutazione, non ultimo quello di accentrare eccessivamente il potere e mostrarsi pericolosamente autoritario come mai suo padre Cosimo si era cautamente mostrato.

Cosimo aveva concesso vari prestiti di una certa entità a molti investitori importanti del Banco Medici. Piero, da poco al potere, richiese indietro con eccessiva fretta il denaro con i relativi interessi, provocando malcontento, la bancarotta di molti e conseguente instabilità nel tessuto finanziario cittadino.

Inoltre quando morì il duca di Milano Francesco Sforza nel 1466, il grande alleato di Cosimo il Vecchio, e il suo erede Galeazzo Maria salì al potere, la fazione anti-medicea approfittò dell’instabilità di Piero per scalzarlo dalla posizione di potere.

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La raffigurazione idealizzata di Cosimo (a sinistra) e Piero de Medici (a destra) nella Cappella dei Magi di Palazzo Medici Riccardi  di Benozzo Gozzoli (www.wikipedia.org)

Un’altra congiura verso un Medici 

Nello specifico nel 1466 Luca Pitti, colui a cui Cosimo aveva demandato la gestione dei propri affari pubblici, organizzò una congiura ai suoi danni per eliminarlo (vedendolo come tiranno, come già suo padre era stato visto) con altri alleati, fra cui Pierfrancesco de Medici, cugino di Piero.

Il piano del Pitti era di sorprendere Piero lungo la via che usava di solito per arrivare alla villa di Careggi, per poi marciare da nuovo trionfatore su Firenze con l’ausilio delle truppe estensi.

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Nella fiction, il futuro della dinastia dei Medici, gli eredi di Piero il Gottoso: Lorenzo (a destra) e Giuliano (a sinistra) (www.tvzap.kataweb.it)

Il piano sarebbe dovuto essere attuato il 26 agosto 1466 ma Piero ricevette una soffiata da Giovanni Bentivoglio, signore di Bologna, e scoprì tutto.

Incaricò il figlio Lorenzo di far aspettare i congiurati lungo la solita via che percorreva per arrivare alla villa di Careggi mentre lui avrebbe preso un’altra strada, che lo avrebbe portato direttamente a Firenze dove sarebbe stato riconfermato al potere per altri dieci anni e una guarnigione sforzesca avrebbe presidiato sul tutto.

Piero sventò dunque la congiura, e dopo non si vendicò sui congiurati, anzi, li perdonò tutti non facendo eseguire nessuna delle condanne a morte.  Oltretutto permise al Pitti di restare in città, ma in realtà il Pitti fu duramente colpito come privato cittadino: fu screditato, isolato totalmente e morì povero.

 

Declino

Soderini e Neroni, implicati nella congiura, furono riabilitati al punto che furono inviati a Venezia in missione diplomatica; la Serenissima era nemica di Firenze sin dal 1450 quando Cosimo se l’era inimicata per via del proprio sostegno deciso alla Milano di Francesco Sforza e per via delle rivalità commerciali crescenti fra le due città.

Venezia inviò contro Firenze un esercito capitanato dal capitano di ventura Bartolomeo Colleoni (a cui si aggiunsero le truppe di Borso d’Este). L’esercito fiorentino si scontrò contro quello veneziano il 25 luglio 1467 durante la battaglia della Riccardina (nel Bolognese) che ebbe un esito così incerto che papa Paolo II impose la pace l’anno seguente.

Nel 1469 Piero de Medici ormai era talmente provato dalla malattia che non riusciva più ad alzarsi nemmeno dal letto. L’unica gioia della fine della sua vita fu il matrimonio del figlio Lorenzo, siglato anche grazie all’abilità della madre, Lucrezia Tornabuoni, con la nobildonna romana Clarice Orsini.

Era la prima volta che un Medici si univa ad un rappresentante della nobiltà.

Piero
La splendida villa medicea di Careggi (www.best-bookings.com)

Piero il Gottoso morì presso la villa di Careggi di emorragia cerebrale il 2 dicembre 1469.

Fu sepolto insieme al fratello Giovanni nella basilica di San Lorenzo in un sepolcro realizzato dal Verrocchio su commissione dei due figli, Lorenzo e Giuliano.

 

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