29 Gennaio 2023

6 thoughts on “Ristoranti e spazi Child-free: buonsenso o discriminazione?

  1. Wow, che argomento difficile!!!! Penso che creare locali child free sia sbagliato, che sia una forma di discriminazione: i bambini non sono cani, che possno sporcare o abbaiare, i bambini sono piccole persone, che vanno rispettate come tali. Un ristoratore che prende una decisione del genre ammette di non essere capace di gestire una fetta della sua clientela, di non aver trovato la strategia per gestirla.
    Credo che un ristorante dove i bambini non sono graditi non abbia bisogno di mettere un cartello che vieta l’ingresso ai bimbi, perchè saranno i genitori per primi a non scegliere quel locale, non trovandolo accogliente per la famiglia, quindi anche per loro, non solo per i bimbi.
    Ho sempre portato mio figlio con me al ristorante, fin da piccolissimo e non in posti “per bambini”, ma in ristoranti di lusso. Ci sono strategie per evitare che un bambino si annoi al ristorante, per farlo restare a tavola : noi portiamo sempre dei giochi da tavolo da fare insieme, oppure “costruiamo” un memory disegnando le tessere con foglietti di riciclo che trovo nella mia borsa. Adesso Emiliano sta crescendo (ha 8 anni) e quindi gli chiedo di leggermi il menù, mi faccio dare pareri sui piatti che ci vengono serviti.

  2. Nell’articolo infatti non si contesta l’esistenza dei bambini come persone aventi diritti o la giustizia o meno di simili provvedimenti, quello che in generale si vuol discutere è altro: è l’educazione e il buonsenso che in generale debbono avere gli adulti: che siano genitori o che siano gestori o che siano padroni di cani. Non tutti hanno la pazienza di insegnare ai bambini, molti tendono a liquidare e a giustificare tutto proprio perché “sono bambini”; quando i bambini non sono ancora grandi abbastanza da rispondere per loro stessi sono i genitori a farlo per loro, e non sempre si ha la sensibilità giusta per capire quando è il caso di “osare” con i bambini e quando no. I bambini possono avere un comportamento “colorito” proprio come un animale, però anche lì, è questione di abitudini ed educazioni imposte dai genitori, il lavoro che si fa a monte è molto più lungo e complesso proprio per ovviare a certe situazioni. I gestori, per quanto spiacevole sia, ritengo che possono anche non volere un certo tipo di clientela per qualsiasi motivo, ma se queste sono decisioni “risapute” una persona evita anche come ha detto lei di andare in un certo posto e di risentirsi, anche per rispetto agli altri che sono presenti (io evito per esempio di andare in certi luoghi pubblici col mio cane se so che i cani non possono entrare, eppure mi piacerebbe portarlo il più possibile ovunque con me).

  3. Argomento veramente interessante: non dico sia discriminazione, ma non bisogna arrivare a creare luoghi child free a mio parere. Basta solo saper educare i propri figli a comportarsi bene in luoghi pubblici, in presenza di persone.

    1. Esatto, purtroppo non sempre è facile o scontato, e ahimè, alle volte si può arrivare a conseguenze spiacevoli come la creazione di simili imposizioni

  4. Onestamente non è la prima volta che sento di un locale del genere, non la trovo una discriminazione ma una scelta. I genitori devono educare i propri figli, ma spesso le reazioni dei figli non sono per niente controllabili, e non si può certo per questo dire che i genitori non abbiano educato i figli. D’altronde anche qui in Toscana ho scoperto che in una SPA famosa con piscina esterna e diverse Saune, non è possibile entrare se non si hanno 18 anni compiuti. Non la trovo una discriminazione, ma solo un’oasi di pace.

    1. Infatti: spesso non si dovrebbe arrivare a certe decisioni ma di fatto, per molti motivi, spesso così è. Le reazioni non saranno controllabili, ma la responsabilità resta. E’ insensato poi detto questo andarsi a lamentare delle “discriminazioni”: se un divieto è noto, per qualsiasi motivo, è inutile protestare.

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