Eurovision 2018: In fondo siamo umani

Eurovision 2018: In fondo siamo umani

Lo scorso 12 Maggio a Lisbona si è tenuta la finalissima della 63a edizione dell’Eurovision Song Contest, il più importante festival musicale europeo, nato nel 1956 con la volontà di creare spirito comunitario tra i paesi europei devastati dalla seconda guerra mondiale.

Quest’anno, l’Italia ha gareggiato con il duo maschile composto da Ermal Meta e Fabrizio Moro e la canzone “Non mi avete fatto niente”, dal profondo significato contro il terrorismo e le guerre in generale. I due cantautori hanno deciso di mantenere il testo in italiano per rappresentare al meglio il nostro paese e conservare intatto il significato della canzone, che parla di ferite ancora aperte e di eventi di attualità, ma le hanno regalato maggiore universalità con una serie di scritte in sovrimpressone nelle sedici lingue dell’evento.

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Ermal Meta e Fabrizio Moro dopo la vittoria al Festival di Sanremo fonte ilsussidiario.net

Non erano tra i favoriti, i due italiani, ma si sperava nel riconoscimento del valore della loro canzone da parte delle giurie dei 43 paesi votanti. Riconoscimento che non è arrivato.

Le giurie, infatti, sono state impietose, preferendo dare voti a Cipro o Israele, già nei pronostici tra i favoriti, oppure a Svezia e Austria. Soli 59 punti per noi del “Bel Paese”. Lo sconcerto, per molti, è stato palpabile. Possibile che il messaggio di Ermal e Fabrizio abbia fatto tanta fatica ad arrivare ai “piani alti” del mondo dello spettacolo internazionale?

È vero, è mancata ai due la componente scenica, da sempre parte integrante delle serate dell’Eurovision, così come la ballabilità o spendibilità della canzone, ma sono state, queste, precise scelte. Hanno gareggiato con il contenuto, piuttosto che con l’apparenza. Ma questo sembra averli penalizzati. Almeno nella prima parte del fine serata, se si escludono i 12 punti datici dall’Albania, ricompensati da un caldissimo sorriso di Ermal, che vede le sue radici proprio nella terra albanese.

Va detto però che, nella seconda parte delle votazioni, quella dedicata al televoto, i due cantanti hanno avuto modo di mantenerlo, questo sorriso. Sembra che Ermal e Fabrizio, pur non avendo conquistato le giurie, siano riusciti ad arrivare al cuore della gente, aggiudicandosi ben 249 punti, che li hanno portati al quinto posto nella classifica finale, dietro solo a Israele, Cipro, Austria e Germania.

Resta la domanda di quanto il televoto rispecchi effettivamente i voti della gente, e di quanto non sia una mossa politica al pari delle giurie. Il messaggio trasmesso però sembra chiaro: la gente vuole urlare “Non mi avete fatto niente.”

In un modo dove attentati e guerre continuano incessanti, la gente non si lascia fermare dalle barriere linguistiche per trasmettere un messaggio di pace universale. Non nasconde, la canzone, il dolore della perdita, ma si focalizza sulla necessità di ricominciare e di iniziare a costruire un mondo di pace.

E il fatto che tutto questo sia stato capito dagli abitanti dell’Europa è, già di per sé, una grandissima vittoria. Perché, in fondo, il successo di una canzone, la potenza con cui il suo messaggio è trasmesso, non sta tanto nella risposta della giuria quanto in quella delle singole persone.

I due cantanti durante la performance all’Eurovision: si vedono le scritte in sovra impressione fonte eurovision festival news

Il televoto, comunque, non è stato sufficiente a portare alla vittoria Meta e Moro. A vincere, infatti, è stata Netta, cantante israeliana. Alla nostra canzone contro il terrorismo oppone una canzone sull’indipendenza delle donne dai toni giocosi e dalla melodia orecchiabile.

Su questa questione, una nuova domanda si apre. Qual è il messaggio che viene trasmesso al pubblico facendo partecipare all’Eurovision un paese come Israele, che spesso e volentieri viola i principi etici che vorrebbero essere parte integrante dell’Europa stessa?. La complessità della questione non può ne dovrebbe essere liquidata in poche righe, ma toccherebbe a ciascuno di noi decidere cosa portare a casa da manifestazione della portata dell’Eurovision.

“Scambiamoci la pelle, in fondo siamo umani” cantano Ermal Meta e Fabrizio Moro.

Un messaggio di solidarietà sempre più attuale e sempre più necessario. Un messaggio che, grazie al voto degli europei, li ha portati ad essere quinti nella classifica Eurovision nella stessa notte in cui ben due attentati sono stati compiuti. Un messaggio che dovremmo raccogliere e, nel nostro piccolo, attuare.

Scambiamoci la pelle.

In fondo siamo tutti umani.

Pubblicato da silvia ruggeri

Mi piace raccontare il mondo così come lo vedo e cercare di mostrare l`importanza della gioia, della verità e della libertà. Credo nel viaggio come mezzo di comunicazione e di conoscenza dell`altro. Cerco di costruire un mondo migliore, anche attraverso le parole.

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