L’app Grindr è sotto accusa per aver condiviso, con terzi, lo “status HIV”, ovvero data e risultato dell’ultimo test fatto dagli utenti. Siamo di fronte all’ennesimo abuso della nostra privacy?

 

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L’applicazione di appuntamenti di Grindr è stata accusata di aver condiviso informazioni sensibili degli utenti, in forma crittografata, con la società Localytics, che fornisce uno strumento col quale valutare le prestazioni delle app e Apptimize che ottimizza le app. Tra i dati sensibili condivisi ci sarebbe quello sull’HIV. L’app, infatti, permette d’inserire la positività o la negatività al virus dell’HIV, ma si può indicare anche se si è sotto trattamento o se si sta assumendo farmaci in grado di prevenirla.

 

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L’app Grindr è un’app per appuntamenti, indirizzata ad un target maschile gay e transessuale, nata il 25 marzo 2009. Possiamo definirla una risposta più selettiva alla famosa app Tinder. Si tratta di una delle app più scaricate, che vanta 3.5 milioni di utenti attivi in tutto il mondo.

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L’app Grindr permette ai propri utenti di scegliere se far sapere agli altri la data ed il risultato dell’ultimo test per l’HIV fatto, per agevolare le possibili relazioni in sicurezza.
A scoprire questo scambio di dati è stato un gruppo no-profit norvegese, Sintef, insieme all’emittente televisiva svedese Svt.
Da Grindr replicano:

“Pratica industriale, mai rese pubbliche le informazioni”.

Il responsabile della sicurezza di Grindr, Bryce Case, ha spiegato di aver interrotto la condivisione e di aver cancellato i dati inerenti all’HIV dalle due app. Ma comunque ha evidenziato il fatto che le informazioni non siano state vendute a terzi e neanche usate per scopi pubblicitari. Secondo lo studio norvegese, ci sarebbe il rischio che i dati sensibili sulla salute combinati con gli altri dati sensibili degli utenti, come la posizione (data la geolocalizzazione che permette l’app) e l’indirizzo mail, possano portare all’identificazione degli utenti.

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L’azienda norvegese ha affermato:

“È sconcertante che gli utenti di Grindr rischino di perdere il controllo sui loro dati personali legati alle preferenze sessuali e allo status HIV”

Inoltre, secondo Cooper Quintin, esperto di sicurezza informatica, il problema potrebbe essere ancora più rilevante in quanto si tratta di soggetti a rischio se vivono in Paesi nei quali è diffusa l’omofobia e l’omosessualità viene punita.

Dopo lo scandalo Cambridge Analytica che coinvolgeva Facebook, un’altra app viene coinvolta nella questione che impervia sul web da qualche anno.
Siamo veramente sicuri su Internet? Oppure, nonostante tutte le precauzioni prese, siamo alla mercé di tutti?

Grindr, in questo caso, permetteva l’opzione sui dati HIV, per rendere l’app un posto sicuro ed accogliente per tutta la comunità queer, vista la sua sensibilità sul tema della sieropositività. Ma ciò non esclude che questo crei una situazione rischiosa, nella quale alcuni malintenzionati possano tentare un furto di dati e inoltre, appoggiandosi ad altre due app, aumenta anche il rischio di furto, proprio per il legame tra preferenza sessuale e indirizzo ed eventuale situazione sanitaria. Comunque, dopo lo scandalo, Grindr ha deciso di non condividere più le informazioni con le due aziende.

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In Italia, per il codice per la protezione dei dati personali (comunemente noto anche come codice sulla privacy), entrato in vigore nel 2004, è vietato diffondere, senza autorizzazione, dati sensibili.
I dati sensibili sono quelle informazioni personali che riguardano alcuni dati del cittadino, come origine etnia, opinioni politiche, convinzioni religiose e filosofiche, preferenze sessuali e stato di salute.

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Siamo di fronte ad una violazione della privacy dei cittadini, in quanto si tratta dell’ennesimo caso di trattazione dei dati di utenti di social e app, senza ovviamente il loro consenso.
Ma possiamo ancora fidarci delle app e dei social network?

Abbiamo chiesto a tre ragazzi fruitori di Grindr, cosa pensano dello scandalo appena avvenuto e se pensano di usare ancora l’app d’incontri.

Da quanto usi Grindr e perché hai iniziato ad usarlo?

Luca: Io sono quasi un veterano dell’app, poiché la uso dal 2010, quindi appena dopo un anno dalla sua nascita. Ho iniziato perché in quel periodo era una novità ed ero single e mi sembrava una cosa simpatica.

Alessio: Io ho iniziato ad usarla due anni fa, quando mi sono lasciato col mio ragazzo, preso dalla tristezza della fine della storia. Devo dire che mi ha aiutato a superarla abbastanza bene.

Simone: Io la uso da un anno circa. All’inizio era nata come una stupidaggine fatta con un mio amico, pensando che sarebbe finita lì ed invece è diventata un’app che uso spesso.

Che uso ne fai? Sei uno che sta sempre con l’app accesa oppure la controlli solo in certi momenti?

Luca: Attualmente sono fidanzato da due anni e mezzo, quindi, sono sincero, non la uso per ora o perlomeno non seriamente, ma per gioco quando sono col mio ragazzo e amici, sfogliando solo le foto e non incontrando ovviamente nessuno.

Alessio: Io in due anni ho avuto un “rapporto complicato” con l’app. C’erano periodi che la usavo spessissimo (anche a lavoro, lo ammetto) ed incontravo anche una ventina di persone a settimana. Ho alternato con periodi nei quali sfogliavo solamente le foto. Diciamo che questo “rapporto complicato” continua ancora.

Simone: La uso spesso, ma consapevolmente. Non mi sognerei mai di starci attaccato per ore. Penso di farne il giusto uso, diciamo che sono in cerca di una storia seria, quindi oltre ovviamente a guardarmi intorno, cerco anche su Grindr.

Che ne pensi dello scandalo che ha appena investito l’app? Ti senti ancora sicuro a farne uso?

Luca: Beh nonostante non lo usi attualmente, dopo lo scandalo, non mi sentirei a mio agio. Se i miei dati personali (anche molto personali) possono essere condivisi, posso fidarmi davvero? Anche dati che non sono sensibili potrebbero essere condivisi e non mi sento al sicuro da questo.

Alessio: Di certo si tratta di un grosso problema per Grindr, che ha sbagliato e deve rimediare. Fortunatamente potendo vivere la mia sessualità in maniera tranquilla nel Paese dove sono, non ho particolari problemi, ma, come ho letto in diversi articoli, il problema si pone nei Paesi in cui essere omosessuale è sbagliato e dove l’omosessualità viene punita.

Simone: Mi sono messo un po’ paura, lo ammetto. Nonostante siamo tutti coscienti che i dati che immettiamo su Internet, possano diventare pubblici, in qualche maniera, lo scandalo Grindr mi ha fatto desistere un po’ dall’uso dell’app. Sicuramente tornerò ad usarla, ma per ora mi prendo una pausa.

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I dati sull’HIV inseriti nell’app d’incontri erano stati pensati per agevolare la discussione su un tema scottante, soprattutto nella comunità LGBT, ma si sono rivoltati contro l’app stessa. La stessa comunità LGBT si è definita “delusa e tradita”.
Il problema, come si è già detto, sarebbe per chi vive in certi Paesi, nei quali è costretto a dover nascondere la propria sessualità e che trovava in Grindr l’unico posto dove poterla esprimere liberamente. Ma a quanto pare neanche la famosa app d’incontri sembra essere un luogo sicuro.

È forse la fine per Grindr?

 

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Fonti immagini: 

Adnkros

Sky TG24

G2 Crowd

techcrunch.com

IlSussidario.net

Ansa.it

TheSilicon

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