Hikikomori: quando la Rete ti prende la vita

Hikikomori: quando la Rete ti prende la vita

I nuovi eremiti 2.0

Hikikomori.

Immaginate se un giorno, improvvisamente, vostro figlio si rinchiude nella sua stanza e non ne esce più.

Se è questione di qualche ora, o di un giorno, non è preoccupante, ma se i giorni seguenti la situazione non cambia, forse è meglio iniziare a farlo.

Potrebbe essere diventato un Hikikomori.

Un fenomeno, quello degli Hikikomori, che ha avuto inizio in Giappone, ma che negli ultimi anni si sta diffondendo anche in Italia.

Ma cosa vuol dire esattamente “Hikikomori”?

La parola Hikikomori è di origine giapponese, e significa letteralmente “isolarsi”; ed è proprio questo che caratterizza questi ragazzi : l’improvviso isolamento dalla famiglia, ed in generale dalla vita sociale, per rinchiudersi in una realtà tutta loro.

Non escono più di casa, non vanno più a scuola o al lavoro, non frequentano più gli amici: stanno chiusi nella loro stanza.

Un po’ come fanno gli eremiti, ma il loro isolamento nasconde in realtà un forte malessere interiore; questo ha portato a studiare il fenomeno e a diagnosticarlo, col tempo, come una vera e propria forma di depressione.

Diverse possono essere le cause

In Giappone, dove ha avuto inizio, il fenomeno degli Hikikomori è legato principalmente a dinamiche di natura familiare: tra queste , l’assenza di una figura paterna (il padre sceglie solitamente di non prendersi responsabilità riguardo alla crescita dei figli),come pure l’‘interdipendenza e collusione fra madre e figlio.

Quest’ultima, infatti, si evolve in un sentimento di estrema dipendenza, a seguito appunto dell’assenza di una figura paterna.

Tuttavia, questo  impedisce di fatto alla prole uno sviluppo psicologico autonomo.

In Italia, invece, il rifiuto del mondo sociale, con le sue regole, le sue imposizioni e le aspettative è legato principalmente ad un non accettazione di se stessi, il sentirsi inadeguati alla società attuale.

(continua nella pagina seguente)

Pubblicato da martysmith89

Se dovessi descrivere la mia vita, la definerei come un paesaggio pedemontano, dove rilievi irti e rocciosi si intrecciano con ampie vallate sconfinate. La mia prima grande passione,quella per la scienza, c'è stata fin da piccola ma ha cominciato ad assumere la forma della Biologia in seconda liceo, e dell'Immunogenetica adesso. L'altra, quella per la scrittura, quasi in parallelo, grazie ad eventi casuali: per me è stato come un fulmine, che mi ha colpita e ha lasciato un segno indelebile. Io e la scrittura siamo unite da un filo invisibile ma solido.

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