Dalla ribellione giovanile all’ufficio: i miei primi vent’anni di Dr. Martens

Dalla ribellione giovanile all’ufficio: i miei primi vent’anni di Dr. Martens

Il mio primo paio di Dr. Martens l’ho acquistato nel 1999 quando facevo il liceo. A quei tempi ascoltavo rock alternativo, indossavo abiti a caso e andavo male a scuola. A vent’anni di distanza sono ancora il mio must have.

Il primo paio lo conservo ancora. A parte i lacci potrei dire che sono ancora perfette, anche se di strada ne hanno fatta molta. Ci sono stati dei lunghi periodi in cui sono rimaste chiuse in un armadio, in attesa di essere capite. Eh sì, perché oggi che lavoro in proprio indosso quello che mi pare, ma non è sempre stato così.

Con cosa abbinavo i Dr. Martens da giovane

A diciassette anni portavo pantaloni a zampa, eskimo e maglioncini attillati (no, non erano gli anni settanta! Ma alla fine degli anni novanta andava di moda così), a venti lanciavo le prime chance a gonne e pantaloni con le pinces, a venticinque sono arrivati i primi blazer.

Dal liceo all’università e dall’università al primo impiego, con il sole, ma soprattutto con la pioggia i classici stivaletti Dr. Martens 1460 erano con me. Nelle situazioni più formali li abbinavo a un jeans scuro o un abitino elegante. Non potevo farne a meno ogni volta che dovevo affrontare una sfida, quasi fossero il mio portafortuna, il mio amuleto magico.

Poi le cose sono cambiate. Ho iniziato a lavorare come impiegata front-office in un’ufficio in cui era gradito un abbigliamento meno sbarazzino. Non era il medioevo. Era solo il 2007, ma ancora alcune cose dovevano cambiare. Ai tempi (e in parte ancora oggi), in certi ambienti, certe licenze di stile non erano accettate di buon grado. Così ho chiuso i miei Dr. Martens 1460 in un armadio che aprivo solamente nei weekend.

Come le indosso oggi

Attorno ai trent’anni ho deciso non solo di aprire quell’armadio in modo definitivo, ma anche di aggiornare il mio look arricchendolo con altri modelli. In questo modo avrei avuto più variabili, alcune più facilmente adattabili alle esigenze dell’ufficio, altre per il tempo libero.

  • Le Mary Jane rosse, fantastiche con il jeans attillato e le calze a righe, meravigliose abbinate a gonne ampie e voluminose. Stavo facendo zapping on line con la voglia di comprare qualcosa, ma non sapevo bene cosa e sono apparse così, come a interpretare un desiderio del subconscio.
  • Gli stivaletti modello 1490 sono quelli un po’ più alti di quelli classici. Li porto con pantaloni skinny, leggins e maglie oversize. Diciamo che questo è il mio confort look, un passe partout quotidiano che va bene per andare a fare la spesa, far visita ai clienti, uscire per un caffè con un’amica. Mi piacciono molto anche anche abbinati ad abiti corti o lunghi.
  • Le stringate basse di vernice, modello 1461. Un classico sempre attuale che indosso solo nelle occasioni eleganti, quando le circostanze richiedono un look impettito.
  • Le Dr. Martens Adrian senza lacci. Super morbide, stra comode e originali le porto con tutto.

Perchè mi piacciono le Dr. Martens

Indubbiamente sono molto affezionata a questo brand per varie ragioni. La robustezza è sicuramente un fattore determinante: ti ricordo che ho ancora il primo paio acquistato vent’anni fa.

Mi piace molto il fatto che la maggior parte dei modelli sia unisex, che nel mio immaginario significa neutro e, quindi, plasmabile, adattabile a un’infinità di outfit. Questo credo che sia il loro punto di forza e il motivo per cui giorno dopo giorno vengono sempre più accettate anche negli ambienti che richiedono ordine e rigore.

Ci sarebbe anche da dire che abito in provincia di Udine, una zona che ogni anno si colloca tra i luoghi più piovosi d’Italia. La suola Dr. Martens non è impermeabile è corazzata: non hai la minima possibilità di bagnarti i piedi, nemmeno dopo vent’anni.

E poi sono comode, bellissime e mi stanno benissimo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.