Recensione Joker: uno specchio in cui non vorremmo mai guardare

In giro non si parla di altro: Joker ha conquistato tutti, amanti dei fumetti, amanti di Batman e semplici cinefili. Vediamo la recensione del film col monumentale Joaquin Phoenix.

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Fonte foto: La Petite Lumière

Quando hanno annunciato che Joaquin Phoenix avrebbe interpretato Joker nel nuovo film completamente dedicato al cattivo di Batman, tutti hanno iniziato ad interessarsi.

Un film che riprende i fumetti sicuramente attira una certa porzione di pubblico, come hanno sempre fatto i film Marvel, basti pensare ad Avengers: Endgame diventato recentemente il film con maggiore successo al botteghino di tutti i tempi.
Ma la scelta di Joaquin Phoenix ha fatto tendere l’orecchio a tutti i cinefili: Phoenix è uno degli attori più istrionici del panorama cinematografico e lo conosciamo per delle performance grandiose, come quelle in Walk the line – Quando l’amore brucia l’anima, The Master ed Her.
Poi, è uscito il trailer del film, che ha solamente alimentato il nostro hype: quella risata e quelle espressioni ci hanno fatto capire fin da subito l’impegno che aveva messo Phoenix nel personaggio. Poi, è arrivato il Leone d’Oro a Venezia, fatto inedito: non era mai stato premiato un film ripreso da un fumetto; era l’alba di una nuova era.

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Fonte foto: Wikipedia

Il film è uscito lo scorso 3 ottobre e finora ha riscosso un enorme successo, ma facciamo un focus sulla trama.

Il protagonista è Arthur Fleck, il quale vive una vita noiosa e ripetitiva: vive con la madre malata, ossessionata da un suo ex datore di lavoro, ha un lavoro denigrante (Arthur fa il clown), anche se il suo sogno è quello di fare il comico e la società non lo considera, anche per il suo disturbo che lo porta a ridere in modo smisurato nei momenti più vari.
Intanto ci troviamo in una Gotham alla deriva, piena di delinquenza e ormai sull’orlo di un baratro. Gotham rispecchia la New York di Taxi Driver ed è anima pulsante del film, non limitandosi ad essere solamente il luogo nel quale si svolge la storia.
Arthur viene continuamente vessato dalla società, finché non uccide tre uomini facoltosi sulla metropolitana, con una pistola che gli era stata data da un suo ex collega di lavoro.
La morte dei tre uomini viene vista come simbolo di rivalsa di quella Gotham che sta sprofondando nell’oscurità e il Killer Clown (viene chiamato così, per via del costume da clown), nonostante abbia ucciso tre persone, viene considerato un eroe.
Da lì inizia un’escalation di follia e di violenza: Arthur è stato abbandonato dalla società e dalle istituzioni, non ci sono fondi per aiutarlo, nessuno lo ascolta, tutti lo ignorano o lo maltrattano.
Ma ad accendere la miccia della follia sarà la scoperta di essere stato adottato: la rivelazione lo porterà a toccare il fondo del baratro, dal quale si rialzerà solo contando sulla sua follia.

Joker non è propriamente un cinecomic: siamo stati abituati ai film di supereroi con costumi e battaglie spettacolari, ma la verità è che, in questo caso, il soggetto del Joker viene preso solo come mezzo per raccontare una storia ancora più vera e cruda.
I malati mentali non vengono presi in considerazione dalla società, vengono lasciati ai margini, abbandonandoli al loro destino. Chi ha una malattia mentale viene deriso o maltrattato, proprio come accade ad Arthur, un uomo fragile, a cui nessuno ha prestato mai attenzione.

“Quando ero un bambino e dicevo alle persone che avrei fatto il comico, tutti ridevano di me. Invece adesso nessuno ride”.

 

Questo è Arthur: un uomo che è sempre stato vessato da tutti, per colpa della sua malattia mentale.
Arthur può essere forse considerato come “l’inetto” di Svevo, è uno sconfitto dalla vita, uno a cui la vita ha tolto tutto, anche la sanità mentale.

Il film mostra un duplice percorso: da una parte vediamo la sanità mentale di Arthur scendere sempre più nell’oblio, ma contemporaneamente vediamo l’Arthur uomo prendersi le sue rivincite. Arthur si vendica di quei tre uomini facoltosi, dell’ex collega di lavoro che lo aveva fatto licenziare, di sua madre che gli aveva mentito sulla sua nascita e contro Murray Franklin.
Murray è il conduttore del suo programma comico preferito, inizialmente vediamo tutta la stima di Arthur per lui, che lo porta anche a fantasticare un incontro tra i due. Ma quando Murray trasmette il video di Arthur durante uno spettacolo di stand-up comedy, prendendolo in giro, la rabbia di Arthur inizia a possederlo.
In una delle scene più potenti del film, Arthur viene invitato da Murray al suo programma e durante una barzelletta, gli spara, dopo aver confessato di aver ucciso quei tre uomini sulla metro e dopo aver incolpato lui e tutti i potenti di Gotham della sua follia e della sua condizione.
Dopo la morte di Murray, si scatena la folla, che mette a ferro e fuoco la città: abbiamo la rivincita dei deboli e la dipartita dei forti.

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Fonte foto: Everyeye Cinema

Todd Phillips ci presenta così la storia del cattivo di Batman più amato: è una origin story sul personaggio di Joker, anche se c’è molto di più. Viene raccontata la storia di un debole, di un emarginato, sotto le vesti di Joker.

Oltre ad una storia molto potente, non si può che pensare a Joaquin Phoenix.

Phoenix è in quasi tutte le scene del film, il suo è quasi un one-man show.
Joaquin Phoenix è perfetto: la mimica facciale, le movenze fluide (dovute anche al fatto di aver perso 25 kg per il ruolo), ma soprattutto, la risata.
Sia Phoenix che il regista hanno affermato di essere partiti dalla risata per delineare il personaggio di Joker; la risata è il suo tratto distintivo e doveva essere perfetta.
E lo è: Phoenix riesce ad esprimere tutto il dolore che il personaggio di Arthur prova, con una risata che non coinvolge mai gli occhi, ma che rimane ancorata alla bocca e al suono; gli occhi rimangono vitrei, esprimendo la sofferenza che prova.

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Fonte foto: Il Fatto Quotidiano

Siamo sicuri che Joker piacerà a tutti, anche ai fan di Batman. La storia del Joker non è stata ma delineata del tutto, ma Phillips si è ispirato a The Killing Joke, una storia a fumetti scritta da Alan Moore del 1988.

“Per tutta la vita non ho mai saputo se esistevo veramente, ma esisto. E le persone iniziano a notarlo”

In Joker vediamo raccontato l’arco temporale che porta Arthur Fleck a trasformarsi nel Joker, vediamo il punto di rottura, quel momento in cui cambia tutto. Joker è un racconto che oscilla continuamente tra il surreale ed il reale, compreso il finale, aperto a diverse considerazioni.
Il film non è solo il racconto della storia di un emarginato sociale, ma è uno specchio. Tutti noi ci siamo sentiti, almeno per una volta nella vita, come Arthur: soli e abbandonati.
Arthur è malato per una serie di motivi che lo hanno portato a questa condizione; da malato è diventato cattivo, perché nessuno lo ha mai ascoltato o l’ha mai aiutato; da cattivo diventa Joker, un antieroe, perché quello è l’unico momento in cui sente di esistere.

Il film è uno specchio che ci regala una visione dolorosa di noi stessi: non vorremmo guardare, ma è necessario farlo.

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