Salute e Benessere

Il morbo di Alzheimer: i sintomi da tenere sotto controllo

Alzheimer sintomi

Una piccola panoramica sui sintomi di una malattia sempre più diffusa

Non si tratta di reazioni della psiche come l’esibizionismo o la necessità di attirare l’attenzione o di atteggiamenti costruiti per cherofobia, ma di una patologia caratterizzata dalla progressiva degenerazione delle cellule del cervello.

Le cause

Il morbo di Alzheimer è la forma più comune di demenza ( pare che rappresenti una percentuale compresa tra il 50% e l’ 80% dei casi di demenza).

Oltre alla probabile predisposizione genetica, le cause del morbo non sono note e speso i sintomi vengono confusi le normali conseguenze dell’ invecchiamento.

Gli esperti ritengono che alcuni fattori ambientali possano interagire con una predisposizione genetica del soggetto, a tal punto da determinarne la malattia.

I sintomi delle  forme ereditarie compaiono precocemente, prima dei 65 anni. Maggiore è il numero di persone affette nella stessa famiglia e maggiore è la probabilità che la malattia abbia una causa ereditaria.

I sintomi

La sintomatologia di questa malattia, si sviluppa in maniera lenta ma progressiva, e tende a peggiorare con il passare del tempo, diventando talmente grave da interferire con le normali attività quotidiane del malato ed influisce su ritmi, abitudini e qualità della vita di tutta la famiglia.

Nelle fasi iniziali della malattia è difficile distinguere la sintomatologia dal naturale invecchiamento.

La patologia è progressiva, i sintomi della demenza peggiorano in maniera graduale nell’arco di un determinato periodo.

I segnali più ricorrenti sono:

  • Perdita di memoria a breve termine
  • Difficoltà nel portare a termine le attività quotidiane, nel seguire una programmazione precisa o nel concentrarsi per un lungo periodo
  • Perdita della concezione di tempo e spazio
  • Problemi nell’utilizzare termini appropriati ricorrendo spesso a parole generiche ( quello là, il coso, lui, etc..) con scarsa capacità di giudizio ( non riuscendo a seguire un filo logico o una conversazione completa non riescono ad elaborare una loro opinione)
  • Incapacità di ricordare dove sono riposti gli oggetti o a riconoscerne la funzione

Tutto ciò porta l’individuo ad isolarsi o a “mascherare” i sintomi per timore, pudore o semplicemente per un rifiuto della situazione.

In alcuni casi, il morbo di Alzheimer può presentarsi con problemi alla vista.

Anche in termini di percezione: ad esempio,  davanti a uno specchio non si riconoscono e credono di avere di fronte un estraneo.

Infine l’Alzheimer può determinare cambiamenti dell’umore e della personalità. I pazienti possono sentirsi disorientati, confusi, spaventati o ansiosi.

Il morbo di Alzheimer e le ricerche sulle modifiche del cervello

Ricercatori del CNRS, dell’École pratique des hautes études (EPHE) e dell’Università di Valencia (Spagna) hanno effettuato delle ricerche analizzando oltre 4.000 risonanze magnetiche di cervelli sani e malati.

La malattia di Alzheimer è caratterizzata da cambiamenti nel cervello, alcuni dei quali possono essere misurati analizzando le dimensioni di diverse aree del cervello.

Lo studio di questi parametri ha mostrato che alcune strutture cerebrali, in presenza del morbo di Alzheimer si riducono prima che compaiano i primi segni di demenza.

Sulla base delle scansioni, gli studiosi hanno individuato un modello di modifiche cerebrali “normali” , confrontato con un modello patologico basato su risonanza magnetica da 1.385 pazienti affetti da Alzheimer di età superiore ai 55 anni e 1.877 giovani soggetti di controllo.

Dalla ricerca risulta evidente una divergenza precoce tra i modelli patologici e la traiettoria normale verso i 40 anni.

Il decorso della malattia è molto variabile anche se in genere si assesta su 8-15 anni.

Attualmente non vi è ancora una cura per questa malattia ma vi sono numerose attività di ricerca non solo per le terapie e la prevenzione.

Il supporto migliore per il malato di Alzheimer resta la vicinanza e l’affetto delle persone vicine al paziente.

Fonti: Bussolasanità, alz.org

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