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Racconti sotto l’ombrellone: Il ragazzo del treno – La colazione

Le giornate dovrebbero iniziare con un abbraccio, un bacio, una carezza e un caffè. Perché la colazione deve essere abbondante.
(Charles M. Schulz, Peanuts)

Previously on “Il ragazzo del treno”

Fin da piccoli, gli adulti ci ripetono di non dare retta gli sconosciuti. Cosa che mi pare decisamente ragionevole, considerato come gira il mondo. Eppure contro ogni logica razionale, volevo seguirne uno. Che poi, perchè chiedermi di fare colazione insieme? Di me sa solo il nome e nulla più.

<Una colazione sarebbe auspicabile. Ma nemmeno ti conosco, perchè dovrei venire con te?> gli domandai.

<Ti posso dare tre motivazioni. Primo: hai fatto osservazioni sulla mia esecuzione del kata, quindi, con ogni probabilità, pratichi da tempo questo sport e sarebbe utile scambiare due chiacchiere su questo. Secondo: non mi sembri del posto e io so dove portarti a gustare dei cornetti fa-vo-lo-si. Terzo: …> fece una pausa ed un passo indietro. Mosse le braccia indicando la sua figura intera.

<Puoi rifiutare un pasto con un figo del genere?> si vantò scherzosamente.

<Viva la modestia> replicai con lo stesso tono, ma pensando che non avesse tutti i torti. Era un bel ragazzo in effetti. Anche se più che bello, l’avrei definito sexy. No, non è la stessa cosa, i due termini non sono sinonimi. Dire bello è come fermarsi in superficie, usare sexy è come dire che la persona trasmette un qualcosa in più.

Era chiaro fosse il classico tipo che sa di piacere e va facendo lo splendido a destra e sinistra. La cosa non mi stava bene, non mi piacevano i tipi da “I’m sexy and I know it”. Per me erano più sbruffoni che altro. Ma non potevo rifiutare un invito a colazione. Mmm, sentivo già il profumo di cornetto.

<Avrei da ridire sul terzo punto, ma i punti uno e due sono abbastanza convincenti.>

<Bene, spero che tu non abbia paura di andare in motocicletta.> disse voltandosi ed incamminandosi.

No, non avevo paura di andare in moto. Adoravo andare in moto. Ma se sono io a guidare o qualcuno che conosco. Immaginavo intorno a me, orde di nonne e mamme a guardarmi con un espressione tra lo spaventato e l’incazzato.

Non avevo idea di dove mi avesse portata (male), ma il profumo di cornetti appena sfornatai si spandeva tutto intorno (bene). Vedevo una fila piuttosto corposa di gente (male), quindi la colazione si preannunciava soddisfacente per le papille gustative (bene).

Thomas passò avanti alle persone in fila e, una volta dentro, si sistemò ad un tavolino su cui vi stava una targhettina di carta con scritto: riservato. Sentivo cadere a terra i pezzi della mia faccia, mentre lui mi invitava a sedermi, indicandomi la sedia vuota che aveva di fronte. Mi mossi verso la sedia, ma ad ogni movimento mi vergognavo sempre di più. Saltare la fila e appropriarsi di un tavolino riservato, volevo sprofondare al centro della terra.

L’espressione sul mio viso doveva essere lampante, perchè Thomas disse <Non ti preoccupare, il tavolino è per me. Il proprietario è un mio caro amico e ogni lunedì e domenica, mi riserva un posto nel locale.> scoppiò improvvisamente a ridere <Perciò, non avere l’espressione da ladra colta in flagrante. Anche se è proprio buffa.>

Lo guardai di traverso. Poteva anche dirmelo prima di entrare, invece di farmi fare sta figura. Simpatico proprio. Gli feci una linguaccia da bimba offesa. Brava Alex, proprio da persona matura, i miei complimenti. Ma contro ogni aspettativa, Thomas me ne fece una di rimando, mentre un cameriere piuttosto rotondo venne a prendere l’ordinazione.

Fonte: caffeclarizia

<Due cappuccini ed un cornetto con marmellata di albicocche per me e alla nocciola per lei.> affermò senza lasciarmi scelta.

<Nemmeno per idea.> replicai, poi mi rivolsi al cameriere <Spremuta d’arancia e cornetto con crema al limone, per favore. Grazie mille.> intravidi il cameriere abozzare un sorrisetto e ammiccare verso Thomas.

<Allora, Alex, da quanto pratichi Karate? Insegni?> vedevo la curiosità nel suo sguardo ma si limitò ad aspettare che parlassi.

<Pratico da quasi 7 anni, ma non insegno. O almeno non in veste ufficiale, ogni tanto aiuto la mia insegnante.>

<Di dove sei? Che ci fai qui? Insomma dimmi qualcosa di te.> continuò con sincero interesse

Mi sentivo stranamente a mio agio e il tono della sua voce era, come posso dire, avvolgente. Normalmente avrei cercato di rispondere in modo evasivo, spinta dalla diffidenza verso una persona nuova. Ma Thomas non mi trasmetteva sensazioni che mi facessero drizzare le antenne, anzi tutto il contrario. La sensazione era come quando si sta accanto all’amico di sempre, quella persona a cui puoi dire tutto, pure quante volte vai al bagno. Il cameriere tornò con la nostra ordinazione. Avvicinai il viso al cornetto e ne respirai il gustoso profumo.

<Sembrano davvero buoni.> dissi entusiasta. Ne presi un morso e decisi che potevo fidarmi di Thomas e raccontargli come ero arrivata a Pesaro.

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