Cassazione: un altro dispetto alle donne

La Cassazione fa un nuovo sgarbo alle donne

Pochi giorni fa è uscita la notizia secondo cui: la Corte di Cassazione avrebbe stabilito che in caso di stupro, qualora la donna abbia volontariamente assunto alcol non è da aggiungere, alla pena, l’aggravante del ricorso a sostanze alcoliche.

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Naturalmente, la discussione e le relative critiche non si sono fatte attendere.

A meno che non viviate su Marte, potete saltare il seguente riassunto.

Nel 2009, a seguito di una cena, due “uomini” convincono una donna (che aveva bevuto troppo) a seguirli in un hotel dove, approfittando dello stato della donna abusano di lei. La donna sporge denuncia dopo essersi recata in pronto soccorso. Nel 2011 la sentenza di primo grado assolve i due “uomini” (sempre tra virgolette eh) dal momento che la vittima era inattendibile.

La sentenza di secondo grado ribalta la decisione, viene inoltre aggiunta l’aggravante “Di aver commesso il fatto con l’uso di sostanze alcoliche“.

In giorni recenti invece la Corte di Cassazione, con la sentenza 32462, ha stabilito che permane la fattispecie della violenza ma la sentenza viene alleggerita dell’aggravante. Il tutto perché “deve essere il soggetto attivo del reato a usare l’alcol per la violenza somministrandolo alla vittima“.

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Partiamo col dire cos’è la Corte di Cassazione.

«La corte suprema di cassazione assicura l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge, l’unità del diritto oggettivo nazionale, il rispetto dei limiti delle diverse giurisdizioni; regola i conflitti di competenza e di attribuzioni ed adempie gli altri compiti ad essa conferiti dalla legge» (regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12).

La Cassazione, insomma, cerca di dare alla nostra giurisprudenza un indirizzo chiaro fornendo strumenti interpretativi uniformi.

Le nuove tecnologie, i tempi che cambiano, eccetera, sono aspetti che possono mutare un orientamento della giurisprudenza.

Ecco, quello che spaventa è proprio questo!

Quello che spaventa, è che bisogna trovare una colpa anche nella vittima.

Vi ricordate i consigli dei vostri genitori? Quelli sul non prendere passaggi dagli sconosciuti, sul non entrare in vicoli di cui non vedevamo la fine, sul non mettere piede in certi quartieri?

Qualora fossimo entrati in un quartiere malfamato uscendone senza portafoglio avevamo colpe giuridicamente rilevanti? No ovviamente.

Ecco perché non possiamo accettare la decisione della Cassazione. Trovare il “sì, però”, togliere un’aggravante, in una questione del genere ci fa tornare ai tempi del “Se l’è andata a cercare! Mettersi una minigonna in discoteca? Come se chiedesse di essere stuprata!

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Se questo è il modo di interpretare una disposizione di legge, mi vergogno della legge. Se questa è la mentalità dei nostri tempi vediamo di cambiarla in fretta!

Vorrei, infine, fare un appello ai miei “colleghi” con cromosoma Y (i maschi).

Ragazzi, io sono quasi sempre d’accordo con la stragrande maggioranza di voi. Visto e considerato che sono uno di voi. Mi sono trovato anch’io a deridere il femminismo più hard-core: quello del “se le donne governassero il mondo non ci sarebbero più guerre“, basta pensare alla Tatcher e la questione si chiude. Mi sono trovato anch’io a sbeffeggiare la recente ondata di accuse di molestie alle attrici, dal momento che nessuno mi ha ancora spiegato il confine che passa tra molestia e non-molestia.

Potrei anche andare avanti.

Questa volta però, cerchiamo di ragionare diversamente. Ammettiamo che c’è stato un caso figlio di una mentalità sbagliata, senza giustificarlo come fossimo dei moderni azzeccagarbugli.

Oppure non sorprendiamoci se esistono anche donne che ce l’hanno con noi a prescindere.

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One thought on “Cassazione: un altro dispetto alle donne

  1. una sentenza indecente, sotto molti aspetti. ultimamente la donna è sempre più bistrattata con buona pace di quasi tutti e tutte. la parità dei diritti è ancora pura utopia.

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