La fine dei bambini in fabbrica?

Trump impone dazi alla Cina: per molti bambini l’inizio di un’ “infanzia negata” ?

Cari bambini del Sol Levante, la libertà di vivere l’infanzia è vicina.

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Trump ha appena firmato un memorandum contro la Cina imponendo pesanti dazi su vari aspetti dell’economia del Sol Levante.

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Soprattutto la produzione dell’acciaio sembra essere nel mirino dell’amministrazione americana che intende salvaguardare il lavoro della classe operaia stelle e striscie da una ingerenza cinese.

Misure protezionistiche che forse non piacciono a Pechino che ha già valutato possibili contromisure rivolte verso gli USA, soprattutto sui prodotti agricoli.

Uno stile di vita più democratico, più americano.  Pensiamo ora ad un aspetto che ora forse viene dimenticato sia da Xi, leader a vita della Cina, che da Trump.

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Sono le fabbriche in cui questi prodotti vengono realizzati in Cina: vi sono lavoratori sfruttati per una paga assai miserabile indegna delle condizioni umane del secolo presente, ma soprattutto bambini ai quali viene negata l’infanzia, la scuola ed il divertimento schiavizzati davanti a monotone catene industriali come automi.

La mossa decisa dalla Casa Bianca, in difesa dei valori americani, può e dev’essere vista anche come la fine dello sfruttamento di questi piccoli e di famiglie assai sottopagate.

Un duro richiamo da parte di Washington al rispetto dei diritti umani, spesso violati in nome di una industria ricca.

E’ inammissibile chiudere fabbriche e ridurre famiglie sul lastrico per favorire un altro paese. Forse i dazi trumpiani sono una via per far sì che l’industria americana possa tornare a produrre e i lavoratori americani possano evitare l’incubo della disoccupazione.

L’America deve tornare ad essere una locomotiva del treno del successo industriale, treno al quale la Cina può agganciarsi. Che c’abbia preso?

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