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Parlando con… Angelo Racz “Se si è felici in quello che si fa…non si può chiedere di meglio”

Parlando con… Angelo Racz “Se si è felici in quello che si fa…non si può chiedere di meglio”

Ai “microfoni” di TheWebCoffee oggi abbiamo un uomo poliedrico, che ha reso la musica, da passione un lavoro. Abbiamo intervistato Angelo Racz, direttore musicale del Teatro Nuovo di Milano che ci ha concesso la possibilità di conoscerlo più da vicino, raccontandosi e portandoci nel suo mondo…fatto di musica!

-Come è nato il suo interesse per l’ambito musicale?

Il mio interesse per la musica è nato come un hobby. Quando avevo 6 anni avevo un vecchio pianoforte scordato a casa e mi divertivo (a quanto dicono i miei genitori perchè non ne ho memoria) a trovare le melodie delle canzoni che sentivo alla TV. Non era che un gioco e i miei genitori han pensato bene di farmi prendere delle lezioni di pianoforte privatamente.

-Cosa rappresenta per le la musica?

[…] Grande gioia pensare che quello che era un hobby è diventato il mio lavoro ed è sicuramente una cosa che augurerei a tutti! Se si è felici in quello che si fa 8 (e più) ore al giorno non si può chiedere di meglio.. […] Il rischio è perdere la passione per quello che si fa quando le cose non sono “divertenti” da portare avanti, nelle produzioni, in studio o nella routine dei concerti o degli spettacoli.

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foto di chloè car
Arena di Verona, Sound check la febbre del sabato sera

-Nella sua carriera ha svolto diversi ruoli, dalla programmazione all’insegnamento musicale. Quale delle attività che ha svolto le ha dato maggior soddisfazione? Quale di queste ha un maggior carico di responsabilità?

Ho cominciato nel 2000, mi stavo laureando in Scienza dei materiali e nel frattempo avevo raggiunto il diploma in pianoforte; sono stato messo di fronte ad una scelta: lo scienziato o il musicista e ho scelto la seconda opportunità. L’insegnamento “mi ha insegnato” (passatemi il gioco di parole) molte cose e ho cominciato cosÏ il mio approccio alla musica nel lavoro, assieme alle cover band in giro per l’Italia, che sono una palestra da cui passano più o meno tutti i musicisti ma presto ho potuto scegliere e cominciare a dire dei NO, selezionando le opportunità.

In teatro ho messo piede la prima volta per una produzione professionale nel 2009 con “La Bella e la Bestia” di Stage Entertainment, come l’ultimo dei sostituti in orchestra imparando un metodo di lavoro che mi accompagna ancora oggi. La responsabilità più grande l’ho tutt’ora dirigendo gli spettacoli partendo dal nulla: si selezionano i ragazzi per il cast, l’orchestra e si costruisce da zero tutto quanto per arrivare poi a quello che tutti vedono sul palco. E’ un lavoro meraviglioso ma enorme, il cui 80% non viene neanche percepito dal pubblico.[…]

 

-Lei ha partecipato alla realizzazione di diversi musical in diversi ruoli, ad esempio come programmatore. In che modo ha vissuto la preparazione di questi spettacoli?

Ho cominciato appunto come sostituto. Successivamente come assistente, programmatore dei suoni delle tastiere e pian piano ho inserito e utilizzato per nuovi ruoli, delle competenze che avevo già acquisito in studio per l’utilizzo di software musicale. La cosa più interessante è sicuramente il lavorare con le voci, cosa che avevo sperimentato in passato nella direzione di cori Gospel. Il carico di responsabilità è arrivato con il tempo. Il primo musical in cui ho firmato una direzione musicale senza alcun aiuto è stato Jersey Boys e se è inizialmente stato un lavoro molto complicato, il risultato è stato molto gratificante. […]

-Tra i progetti realizzati quale è stato a suo parere il più interessante?

Ho ancora nel cuore Sister Act (versione Stage Entertainment) per il cast e la musica che era meravigliosa. Tra i nuovi sicuramente Jersey Boys e Spamalot che a livello musicale mi hanno molto gratificato. Umanamente ogni cast è speciale, ogni produzione regala delle soddisfazioni e tanti nuovi colleghi che diventano poi quasi sempre grandi amici.

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foto di Luca Vantusso, “Jersey Boys”

 

-Quale consiglio darebbe ai giovani che si avvicinano all’ambiente della musica?

Studiare. Sempre. Sia che si voglia fare la professione del musicista, sia che rimanga un hobby. Affidarsi ad un buon insegnante o ad una buona scuola, sia che si voglia intraprendere lo studio di uno strumento, del canto, o la professione del “performer” (termine che non mi piace) e che unisce nel mondo del musical il canto, la danza, la recitazione. Non sarà una strada facile, piena probabilmente di delusioni, di audizioni non passate, di NO ricevuti. Ma i percorsi difficili sono i più intriganti e che regalano le più grandi soddisfazioni.

– A proposito dell’ultimo progetto, la famiglia Addams, ci è voluto molto tempo per realizzarlo? Come è stata la collaborazione con artisti come Gabriele Cirilli?

Quest’ultimo progetto è stato purtroppo montato in tempi molto stretti. Si parla di meno di 25 giorni di allestimento e abbiamo fatto veramente i salti mortali.[…] Il lavoro che ho fatto in questo caso è stato quello di curare le voci dell’ensemble e dei solisti, dando loro il giusto colore e stile a seconda dei brani, che sono splendidi, orecchiabili ma molto difficili da eseguire correttamente.

Gabriele è una persona eccezionale. Si conferma una mia idea di sempre: i più grandi artisti sono quelli che non hanno bisogno di essere boriosi e presuntuosi, ma sanno mettersi in gioco e affidarsi al regista e al direttore musicale.[…]Dal primo giorno ci siamo subito intesi sul lavoro da fare e ci siamo messi a disposizione l’uno dell’altro per raggiungere i migliori risultati nel più breve tempo possibile, perchè pur essendo un artista completo, il salto nel mondo del musical è stato, anche a detta sua, qualcosa di nuovo, fatto di dinamiche e metodi di lavoro completamente diversi. Complimenti quindi a questo grande artista che ora è “Tale e Quale” ad un Gomez eccezionale!

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foto di Luca Vantusso, commedia musicale “La famiglia Addams”

 

 

 

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