Assistente sessuale : anche i disabili sono in grado “amare”

martysmith89

Un aiuto per chi non può “amare liberamente”

Vi è una figura di cui si parla poco, ma che negli ultimi anni sta rivestendo un’importanza sempre più rilevante,nell’aiuto ai disabili: l’assistente sessuale.

Quando ho letto per la prima volta di questo argomento, mi è venuto in mente la scena d’amore tra Monica Bellucci e Riccardo Scamarcio nel film “Manuale d’amore 2”.

E’ vero, in quel film lei è in realtà è una fisioterapista, ma sembra “riprodurre” quello che è il reale ruolo dell’assistente sessuale: aiutare chi non può fisicamente a sviluppare i propri istinti sessuali.

Ma scopriamo di più su questa figura, ancora non del tutto “legalizzata” ma fondamentale per tutte quelle persone che non possono muoversi, ma che comunque hanno impulsi sessuali.

Perchè questo e’ un mito che va assolutamente sfatato: anche i disabili hanno impulsi sessuali.

Soprattutto le persone piu’ giovani, che la vita ha ridotto fin troppo presto in condizioni di paralisi parziale o totale.

L’assistente sessuale non va confusa con le escort o le prostitute.

Infatti questa figura, è vero,aiuta i disabili a fare sesso, ma il suo ruolo va ben oltre il semplice atto fisico.

E’ un “operatore professionale (uomo o donna) con orientamento bisessuale, eterosessuale o omosessuale” che aiuta la persona disabile a vivere serenamente la propria sessualità.

Questo approccio avviene in diversi modi, che possono andare dai semplici contatti (abbracci, carezze) a contatti sensoriali, fino ad arrivare ad un avvicinamento più “spinto”.

In quest’ultimo caso s’intende l’attività autoerotica,la sperimentazione del piacere sessuale dell’esperienza orgasmica.

Fino ad arrivare, in alcuni casi e in piena libertà e consenso, ad un rapporto sessuale vero e proprio tra operatore e paziente.

Come abbiamo accennato precedentemente, l’assistente sessuale è operatore professionale a tutti gli effetti .

Questo vuol dire che queste figure vengono opportunatamente formate per diventare professionisti del settore.

Una professione,quello dell’assistente sessuale,ancora non riconosciuta in Italia. Anche se il percorso era già iniziato.

Al contrario di altri paesi europei, come Olanda, Germania, Danimarca, Austria, Svizzera, in cui la figura dell’assistente sessuale per persone affette da handicap di qualunque natura è riconosciuta ed esiste già da anni, quasi 30.

In Italia un primo passo era stato fatto nel 2014, con la presentazione al Senato di un disegno di legge, primo firmatario il senatore Sergio Lo Giudice del Pd.

Mirato proprio a istituire corsi per formare assistenti sessuali, con questa motivazione:

“ Il presente disegno di legge intende favorire il pieno sviluppo della persona anche sotto il profilo dell’espressione della sessualità.

I diritti sessuali sono oggi considerati diritti umani, la cui violazione costituisce violazione dei diritti all’uguaglianza, alla non discriminazione, alla dignità e alla salute“.

Una proposta di legge caduta nel vuoto, per colpa del pregiudizio.

Ancora prima, nel 2006, tale diritto sia inserito nella Convenzione Onu, firmata (ma mai realmente attuata) anche dall’Italia.

Un’ Italia arretrata,in quanto temi come la sessualità e la disabilità sono tabù: chi è disabile,qualsiasi forma abbia, non può avere rapporti sessuali.

Ma non solo le istituzioni mettono in dubbio la figura dell’assistente sessuale, ma anche coloro che attivamente lavorano affianco ai disabili.

Tra questi  Gabriella D’Abbiero, presidente dell’Anffas (Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale), la quale “ridimensiona” il ruolo di questa figura, utile ma soloall’interno di un percorso legato all’educazione sessuale ed emozionale”.

assistente sessuale

Inoltre sottolinea l’oggettiva difficoltà da parte di questi operatori di gestire situazioni impreviste che possono crearsi. La più comune: che un coinvolgimento prettamente fisico, da parte del paziente diventi anche emotivo.

“Le persone che hanno disabilità di tipo intellettivo difficilmente riuscirebbero a filtrare un rifiuto o un abbandono”

Una paura che, invece, questi operatori riescono a fronteggiare, in quanto precedentemente addestrati a gestire varie situazioni.

Ma c’è chi ,come Max Ulivieri, non si arrende e ha fatto di questo una battaglia.

Classe 1970, Maximiliano Ulivieri lavoro da anni nel campo del turismo accessibile a persone con disabilità, oltre ad occuparsi attivamente di tematiche legate all’affettività e la sessualità nella disabilità.

Da questo l’idea di LOVEGIVER, un progetto mirato in primo luogo ad abbattere lo stereotipo che continua a essere ingombrante e che vede le persone con difficoltà e disabilità assoggettate all’“asessualità”, o comunque non idonee a vivere e sperimentare la sessualità.

“La mancanza di autostima è uno dei freni per un naturale approccio verso l’altro sesso. L’assistente sessuale può aiutare ad accogliere e non reprimere le diverse istanze del proprio corpo, dei sensi e delle emozioni”
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