L’uomo di ferro – Ascesa, caduta e rinascita di Robert Downey Jr.

L’uomo di ferro – Ascesa, caduta e rinascita di Robert Downey Jr.

Dal 1996 la sua dipendenza si aggrava, viene arrestato diverse volte per reati connessi alla droga, sconta una pena di un anno in una struttura di riabilitazione e tenta di disintossicarsi, con scarsi risultati. La sua carriera ne risente fortemente, nonostante, tra il 2000 e il 2002, ancora nel bel mezzo di guai legali, e braccato dai tabloid, ritrovi smalto e consensi nella serie Ally McBeal. A quel punto l’ex-golden boy prigioniero dei propri demoni sembra comunque destinato ad un percorso in sordina, lontano dai fasti a cui era abituato. Film amaramente stravisto: rapporto complicato con la figura paterna, talento sprecato, oblìo. La sua espressione strafottente e allucinata nelle foto segnaletiche è però dura realtà.

“It’s like I’ve got a shotgun in my mouth with my finger on the trigger, and I like the taste of the gun metal” (parlando a un giudice della sua tossicodipendenza nel 1999)

Ma la vita talvolta è più sorprendente di qualunque sceneggiatura. Alla soglia dei quarant’anni, anche grazie ad una ritrovata stabilità familiare, allo yoga e alla meditazione, Robert riesce a riabilitarsi e torna lentamente ma inesorabilmente nei quartieri alti dello showbiz. Il thriller orrorifico Gothika (2003) -grazie al quale conosce Susan Levin, produttrice e sua attuale moglie- , il pamphlet sociopolitico di George Clooney Good Night, and Good Luck (2005), la commedia gialla Kiss Kiss Bang Bang (2005), lo sci-fi sperimentale A Scanner Darkly (2006). Questi i titoli che lo fanno sentire nuovamente un professionista e gli aprono la strada per il definitivo, trionfale comeback.

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