Le botticelle e i Corazzieri: la vita dei cavalli a Roma

Le botticelle e i Corazzieri: la vita dei cavalli a Roma

Roma è città non solo di uomini, ma anche di cavalli

Una delle immagini più conosciute della capitale sono le botticelle, ovvero le carrozze trainate da cavalli che trasportano i turisti in giro per la città. Il termine deriva “botti”: questi carri che portavano botti con diverse merci, quando non c’erano i mezzi motorizzati e non esisteva altro modo per trasportare i carichi pesanti.
Peccato che la verità sia meno idilliaca di quanto la si vuole rappresentare.

Dietro questa facciata attraente,le botticelle rappresentano un incubo per questi animali.

Sono frequenti le foto di un orrore indicibile, dove i cavalli, impiegati in questa attività, svengono, o perfino muoiono.

Sono sottoposti ad ore massacranti in una città famosa per il caldo e il traffico. Inoltre, devono trainare le carrozze in una conformazione notoriamente collinare.

Il ferro che hanno in bocca non gli dà pace e le condizioni di lavoro sono pesantissime.
Le feci e altre sporcizie alloggiano nei loro box, causando anche malattie. Tuttavia, vi sono anche altri cavalli in città.
A Trastevere ed in via XX Settembre: sono cavalli che vivono nel lusso, in un ambiente quasi da campagna più che da città caotica come Roma. Possibile?

Vivono non sotto frustini o in vie assolate, ma in caserme e svolgono un servizio non solo cerimoniale ma anche di sicurezza: nei Carabinieri Corazzieri, nella polizia di stato a Trastevere e in aiuto a bambini malati che con l’ippoterapia cercano di ritrovare la voglia di vivere.
E’ impossibile poter vedere nella medesima metropoli due scene così contrastanti e contraddittorie. Vi sono cavalli diversi da altri?
Da una parte vengono blanditi dalle forze dell’ordine, dall’altra sfruttati per fini turistici.

E’ intollerabile. 

Bisognerebbe immaginare quanto prima un cavallo dire al suo compagno vetturino: 

botticelle basta

Basta botticelle a Roma, Capì?

Fortunatamente, nel 2017, si è capito.

 

Articolo di Federico Rosselli 

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